SM 2704 — Tanto vento

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 28 marzo 2006

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il presidente degli Stati uniti Bush, nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2006, ha indicato l’intenzione di investire fondi per la ricerca e il perfezionamento dei macchinari capaci di produrre energia dal vento.

Tanto per cominciare: quanta energia si potrebbe ricavare dal vento nel mondo, in Italia ? Per dare una risposta bisogna ricordare come si forma il vento. Tutto viene dall’energia che il Sole irraggia sulla superficie della Terra; l’intensità della radiazione solare varia a seconda delle ore del giorno, a seconda delle stagioni e varia una zona all’altra della Terra. L’energia solare scalda la superficie delle terre emerse e dei mari, ma, per la stessa forma del pianeta, le sue varie zone presentano forti differenze di temperatura.

Tutto il pianeta è coperto da quel mobilissimo strato di gas che chiamiamo atmosfera e che, a sua volta, viene scaldato o raffreddato dalle superfici sottostanti delle terre e dei mari e si sposta trasportando i gas e il calore da una zona all’altra della Terra. Il vento è proprio il risultato di questi spostamenti di gas dell’aria e assume diversa velocità a seconda della superficie sottostante. In particolare nelle terre emerse si infila nelle valli e assume diversa velocità da leggera brezza a vento impetuoso, portando, se così si può dire, “dentro di se” una parte dell’energia che il Sole ha trasferito sulla superficie del pianeta.

Che si trattasse di “forza” utilizzabile avevano già scoperto i più antichi naviganti che raccoglievano il vento sulle vele con cui affrontavano i mari; più tardi sono stati inventati macchinari e ruote che utilizzavano la forza del vento per sollevare l’acqua dai pozzi o per azionare macine o martelli; i popoli dell’Asia riuscivano a costruire edifici nei quali il vento veniva incanalato in adatti spazi e torri che permettevano di raffreddare l’aria estiva.

L’odierna utilizzazione dell’energia eolica è figlia delle conoscenze di aerodinamica associate allo sviluppo delle eliche degli aerei; infatti nella prima metà del secolo scorso sono stati costruiti i primi grandi motori eolici a pale, rimasti curiosità fino alle crisi energetiche iniziate negli anni settanta del Novecento; si è allora scoperto che impianti eolici, di dimensioni sempre più grandi, potevano produrre elettricità in forma rinnovabile, non inquinante. Un successo destinato a crescere anche perché si sta scoprendo che l’energia del vento nel mondo è tanta, anzi tantissima.

Proprio di recente sono stati pubblicati i risultati di ricerche condotte da studiosi della Stanford University negli Stati Uniti, che hanno misurato, in 8000 località, in tutto il mondo, quanta energia eolica è effettivamente disponibile. L’intensità della radiazione solare sui continenti e sugli oceani è di poco meno di un miliardo di miliardi di chilowattore. Di tale energia circa 700 mila miliardi di chilowattore si manifestano sotto forma dei movimenti dell’aria che chiamiamo vento.

La produzione di energia elettrica totale mondiale è (2011) di circa 18.000 miliardi di chilowattore e il “consumo” di energia totale mondiale, fornita in gran parte da petrolio, carbone e gas naturale, energia idroelettrica e nucleare, equivale a circa 170.000 miliardi di chilowattore, un quinto dell’energia “incorporata” nel vento in tutto il mondo. Eppure dal vento, nel mondo, si ricavano ogni anno appena una settantina di miliardi di chilowattore di elettricità, con una potenza installata di circa 40.000 megawatt, un terzo di questa in Germania. Nelle condizioni geografiche più favorevoli la produzione di elettricità è di circa 2000 chilowattore all’anno per ogni chilowatt di potenza dell’aerogeneratore.

Per ricavare energia “utile” dal vento bisogna prima di tutto conoscere, nelle varie località, l’intensità del vento nel corso dell’anno. Gli aerogeneratori si mettono in moto quando la velocità del vento è superiore a 15-20 chilometri all’ora e vanno fermati quanto la velocità del vento è superiore a 70 chilometri all’ora. Identificata la località adeguata, il successo dei motori eolici dipendono da una corretta progettazione tecnica e aerodinamica. Il profilo delle pale può essere perfezionato grazie all’esperienza raccolta con le eliche dei motori per aerei; il materiale delle pale deve essere scelto in modo che esse siano leggere e stabili e siano minimi gli attriti con l’aria; per ora vengono spesso usate le fibre di carbonio, ma molti perfezionamenti aspettano di essere scoperti.

In Italia ci sono relativamente poche località adatte per la produzione di energia elettrica dal vento e le iniziative che sorgono qua e là sono spesso oggetto di contestazione; alcune contestazioni sono, a mio parere, poco rilevanti. Rispetto all’aumento del costo del petrolio e del metano, entrambi inquinanti, ad una fonte di energia “solare”, come è il vento, continuamente disponibile e non inquinante, dovrebbe essere riservata attenzione: non trovo che le torri di aerogeneratori deturpino la bellezza del paesaggio o disturbino per il rumore. L’attenzione dovrebbe invece essere prestata perché la voglia di “portare a casa” le sovvenzioni europee non induca molti comuni a far installare motori eolici dove il vento è poco: migliori conoscenze di geografia delle fonti di energia dovrebbero entrare e crescere nelle scuole e nelle Università.