SM 4012 — La casa come ecosistema — 2018

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Ecoideare, n. 50, p. 24-27, gennaio-marzo 2018

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 L’ecologia è la scienza che studia le interazioni fra gli esseri viventi e l’ambiente circostante, che misura quanta materia e quanta energia entra ed esce in un lago, in un prato, in un bosco, nell’intera biosfera. Si può parlare, allora, di una ecologia della casa ? In un senso un po’ esteso, si.

Anche in una casa entrano dei materiali e dell’energia, nella casa vivono gli esseri umani, prima di tutto, ma anche alcuni animali domestici, dalla casa escono gas e energia che vanno nell’aria, prodotti solidi e liquidi che finiscono all’esterno della casa. L’esame della casa come ecosistema artificiale è abbastanza istruttivo e fornisce anche alcune indicazioni pratiche.

 

Le “cose” che entrano nella casa

 

Intanto bisogna distinguere fra le varie forme di materiali che attraversano la casa. Cominciamo dagli oggetti che acquistiamo cioè dalle merci che comprendono i giornali, gli alimenti, gli imballaggi, gli indumenti, i mobili, eccetera. Una prima distinzione riguarda la loro durata: alcuni sono a vita breve e altri a vita lunga; questo ultimi, come i mobili o i vestiti, restano a lungo nella casa.

La maggior parte delle cose che acquistiamo, invece, durano poco e vengono rapidamente “consumati” nella vita domestica quotidiana. I giornali sono letti per qualche minuto poi gettati via, i cibi sono cotti, vengono mangiati e contribuiscono ai processi vitali degli abitanti della casa; gli imballaggi con cui il cibo è stato portato dal negozio a casa vengono buttati via appena si arriva a casa.

Questi imballaggi, che hanno richiesto energia e materie prime, passano nell’ecosistema casa letteralmente per pochi istanti; i sacchetti per la spesa, appena estratte le merci portate dal negozio, vengono buttati via e vanno ad aumentare il peso e il volume dei rifiuti solidi urbani e sono fonti di inquinamento dell’aria se vengono bruciati negli inceneritori. Questi usi a breve vita vanno ridotti e, se possibile evitati.

Ad esempio il problema del trasporto delle merci dal negozio a casa può essere risolto bene piegando, una volta a casa, il sacchetto e usandolo più volte, oppure usando una sporta per la spesa di tela o magari di plastica, duratura, che ci si porta da casa.

Un piccolo accorgimento di questo genere fa risparmiare energia — un bene scarso, soprattutto se si tratta di petrolio — provoca meno inquinamento, fa diminuire il volume e il costo di smaltimento dei rifiuti. Per usare un termine ecologico, aiuta a chiudere il ciclo della natura che passa per la casa.

 

Noi non “consumiamo” niente

 

Ho parlato prima di “consumo”, ma a ben guardare noi non consumiamo niente; usiamo gli oggetti e poi li buttiamo via, li “rifiutiamo”; gli oggetti usati diventano rifiuti. Buttarli via per noi significa metterli fuori dalla porta, lontano dagli occhi e lontano dalla nostra attenzione, ma non per questo le merci usate o trasformate scompaiono.

Noi siamo tranquilli che qualcuno verrà a ritirare i sacchetti dell’immondizia e che provvederà, in cambio di una tassa, a smaltire tali rifiuti “da qualche parte”. L’immondezzaio, la discarica, l’inceneritore, sono luoghi a cui si guarda con disgusto, anche se sono i luoghi in cui i residui di cibo, la plastica, gli imballaggi, le bottiglie di vetro, la carta usata si trasformano e si decompongono chimicamente.

Eppure i rifiuti contengono ancora cellulosa, metalli, sostanze organiche, eccetera.

Prendiamo il caso della carta. In Italia si producono e vengono messi in commercio circa dieci milioni di tonnellate all’anno di carta e cartoni e circa la metà è riciclata, evitando di acquistare nuove materie prime.

Recuperare le materie riciclabili dai rifiuti è quindi una operazione non solo economicamente vantaggiosa, ma ecologicamente corretta: negli ecosistemi naturali non esistono rifiuti e ogni cosa che entra in ciclo viene riutilizzata; gli escrementi degli animali in un prato diventano concime per l’erba. L’ecosistema casa funzionerà tanto meglio quanto più sarà simile all’ecosistema prato o lago. Lo stesso discorso del riciclaggio vale per il vetro e per le scatole di latta o di alluminio, dalle quali è possibile ottenere nuovo vetro, nuovo acciaio, nuovo alluminio, con minori consumi di materie prime, di energia e con minore inquinamento.

 

L’acqua

 

Se si guarda, con l’occhio dell’ecologo e del merceologo, il funzionamento dell’ecosistema casa si vede che esso contiene molte irrazionalità: il benessere è legato, almeno in parte, alla quantità di oggetti che noi usiamo, ma tale tipo di benessere comporta un uso crescente di risorse naturali non illimitate e un aumento delle modificazioni negative della biosfera.

La prima risorsa naturale essenziale per la vita è l’acqua, indispensabile per bere, per cuocere gli alimenti, per lavare il corpo e gli indumenti e gli oggetti domestici, funzioni che l’acqua svolge attraversando la casa, ma anche il corpo naturale in cui vanno a finire tutti i risultati della vita domestica.

Nell’ecosistema casa l’acqua è solo di passaggio: prima di entrarvi viene raccolta da lontane sorgenti, o viene sollevata dai pozzi, e viene incanalata e depurata, per essere certi che sia igienicamente sicura, come prescrive la legge.

Un’acqua così rara e preziosa viene usata per qualche breve istante — per lavare le mani o per fare il bagno, per cuocere i cibi, per il bucato — e subito continua il suo cammino giù dal lavandino o dallo scarico della lavatrice o del gabinetto. L’ecologia domestica dovrebbe indurci a ricordare che l’acqua è scarsa e costosa e che dovrebbe essere usata con parsimonia. Anche se costa poco l’acqua è ugualmente un bene scarso del cui valore ci sia accorge soltanto nei periodi di siccità, quando il rubinetto resta a secco. Eppure si potrebbero progettare lavatrici e docce e gabinetti capaci di dare lo stesso servizio con minore consumo di acqua.

 

Dalla tavola al … gabinetto

 

Il cibo, indispensabile per la vita, “entra” nell’ecosistema domestico ed è per la maggior parte trasformato, nel corpo umano, in prodotti gassosi: le sostanze nutritive presenti negli alimenti vengono bruciate con l’ossigeno preso dall’aria con la respirazione e da questa reazione si libera energia, quella che serve per muoverci, studiare, lavorare. Nel processo di combustione del cibo si formano per lo più anidride carbonica e vapore acque che vanno a finire, con la espirazione, nell’atmosfera.

Non tutto il cibo, però, viene bruciato: una parte fuoriesce dal nostro corpo in forma solida come escrementi. Nelle buone famiglie non se ne dovrebbe parlare, ma per lo studioso di ecologia domestica gli escrementi sono ancora delle cose, costituite da materia trasformata che continua il suo cammino per tornare alla natura. Praticamente tutte le abitazioni, ormai sono dotate di gabinetti nei quali un flusso di acqua porta via dalla casa gli escrementi e le cose sgradevoli e poco profumate; la casa resta pulita e noi ci sentiamo a posto.

E facciamo male perché sarebbe bene chiedersi dove vanno a finire i residui del metabolismo domestico. Se un microscopico osservatore, munito di scafandro e respiratore, si gettasse giù dal gabinetto scoprirebbe che l’acqua, spesso piena di sgradevoli compagni di viaggio, cammina verso un grande fiume sotterraneo costituito dalle fognature.

Sarà un viaggio avventuroso perché il nostro osservatore scoprirà che il fiume si ingrossa con l’acqua proveniente dai lavandini, con l’acqua delle piogge che cadono sulla superficie stradale, con quella che viene dalle officine, dai garage urbani, eccetera. Il grande fiume convogliato dalle fognature arriva — o dovrebbe arrivare — ad un depuratore in cui dovrebbero essere separate le sostanze inquinanti e da cui dovrebbe uscire acqua depurata.

Benché la depurazione delle acque usate urbane sia imposta per legge, i depuratori in Italia sono pochi, molti funzionano male o non funzionano, molte acque urbane, con tutto il loro carico inquinante finiscono nei fiumi o nel mare. Siamo quindi lontani da un buon comportamento ecologico e sarà bene cominciare col ricordare almeno che è bene scaricare nei gabinetti soltanto lo stretto indispensabile e non pannolini, bastoncini cotonati, i cosiddetti ”cotton fioc”, e simili materiali che possono ostruire o rendere meno efficienti i depuratori.

 

Dalla lavatrice alle fogne

 

Il lavaggio delle persone e degli indumenti, l’altra importante e indispensabile operazione che si svolge nell’ecosistema casa, ha luogo con delle sostanze detergenti; per l’igiene personale viene usato ancora molto il sapone mentre per la pulizia degli indumenti e degli oggetti di cucina vengono usati dei preparati per lavare chiamati, comunemente e impropriamente, detersivi.

In realtà i prodotti che troviamo o in forma liquida, oppure in forma di polvere nelle scatole e nei fustini, sono costituiti da miscele di varie sostanze. L’ingrediente più importante è una sostanza tensioattiva che è il vero agente di lavaggio, il vero detersivo. In acqua la sostanza tensioattiva stacca lo sporco dalle fibre o dagli utensili di cucina portandolo nell’acqua di lavaggio sotto forma di fine dispersione.

Il lavaggio avviene con l’acqua del rubinetto che contiene disciolti dei sali di calcio i quali diventano insolubili quando il lavaggio avviene a caldo; ed ecco che al detergente vero e proprio vengono aggiunte delle sostanze che impediscono che i sali di calcio si depositino sui tessuti o sui piatti appena lavati. Si tratta in generale di silicati, oppure di fosfati (la cui quantità deve essere rigorosamente limitata) oppure di sali dell’acido citrico, quello dei limoni. Da qualche tempo molti preparati per lavare portano sull’etichetta la propria composizione per cui il consumatore può sapere, almeno a grandi linee, che cosa contengono.

Per qualche anno, dal 1985 al 2000, per legge, l’etichetta ha portato anche un avvertimento che invitava i consumatori a ricordare che il preparato può inquinare i fiumi, i laghi e il mare e che è bene usarne il meno possibile. Un utile avvertimento, ma siccome osava invitare a “minori” consumi, una cosa “scandalosa”, la norma è stata abrogata !