SM 3902 — Dialogo fra Giorgio Nebbia e Cesare Silvi sul passato e futuro dell’energia solare — 2016

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http://www.gses.it/pub/intervista-nebbia-silvi.pdf

Giorgio Nebbia. Dal 1994 al 2004 Cesare Silvi è stato il direttore responsabile della Newsletter di ISES ITALIA, Sezione italiana dell’International Solar Energy Society. Alla Newsletter, da lui ideata e diretta fino al 2004, Silvi diede il nome de “Ilsoleatrecentossessantagradi”. Questo dialogo nasce in occasione della acquisizione, da parte del costruendo “Archivio e museo nazionale sulla storia dell’energia solare”, della collezione di Silvi dei primi 100 numeri della newsletter e della loro messa on line, http://gses.it/360archive/

Anni 68, nato in piccolo centro dell’Appennino abruzzese, Silvi è laureato in ingegneria meccanica all’Università La Sapienza di Roma (1973) e in ingegneria nucleare all’Università di Pisa (1975).  Dal 1975 al 2004 ha lavorato presso l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), fino al 1981 di nome CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare). L’interesse di Silvi per gli aspetti tecnici e moderni dell’energia solare si è rafforzato al momento del primo shock petrolifero del 1973, quando, una piccola società di ingegneria gli commissionò uno studio sulla produzione di materie prime provenienti dal mondo vegetale (barbabietole, patate, canna da zucchero ecc.) per la fabbricazione del metilmetacrilato. Seguirono anche altri studi su distillatori e collettori solari.

Determinante, comunque, nel suscitare l’interesse di Silvi per l’energia solare, come riferisce lui stesso, fu la lettura del libro “Direct Use of Sun’s Energy”(1964) di Farrington Daniels (1889-1972), uno scienziato, chimico e fisico, che ebbe un importante ruolo all’interno del progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica per poi diventare, dopo la fine della II guerra mondiale, come è scritto sulla copertina della sua voluminosa biografia, “Il profeta dell’energia solare”.

Giorgio Nebbia. Da quando ha avuto rapporti con la Solar Energy Society (SES), oggi International Solar Energy Society (ISES)?

Cesare Silvi. La SES, erede nel 1961 della Association for Applied Solar Energy (AFASE), capostite fondata in Arizona nel 1954, prese il nome di ISES nel 1971, al momento del trasferimento del sua sede centrale dall’Arizona negli Stati Uniti a Melbourne in Australia, quindi prima che io mi laureassi.

Il mio interesse per l’energia solare, inteso in senso moderno, si accese particolarmente a metà degli anni settanta, dopo la lettura della settima edizione del libro di Farrington Daniels “Direct Use of the Sun’s Energy”, stampato in Italia dalla Sugarco Edizioni nel 1975. A quel tempo, presso il CNEN-DISP (Direzione sicurezza nucleare e protezione sanitaria), mi occupavo della sicurezza delle centrali nucleari. Non potevo non notare quanto il Prof. Giorgio Nebbia scriveva in quegli anni: “l’energia nucleare non è economica, né pulita, né sicura.” La lettura del libro di Daniels e il dibattito sul nucleare di quegli anni hanno avuto un notevole impatto su di me.

Mi resi conto che negli Stati Uniti, già subito dopo la II guerra mondiale, c’erano stati grandi sviluppi sull’energia solare dei quali si sapeva molto poco in Italia, o almeno, io non ne ero informato e sicuramente lo erano in pochissimi ad esserlo. Per esempio, nonostante dal 1964 fosse stata creata a Napoli dall’Ing. Vittorio Storelli la sezione italiana dell’allora SES (oggi ISES), della sua esistenza ne erano informati praticamente solo i soci, dell’ordine di poche decine. Notizie queste che ho tuttavia appreso successivamente, quando ho cominciato a partecipare, a partire dal 1988, alle attività della ISES. Anzi, nel 1976, per ricevere informazioni sull’energia solare, mi iscrissi alla sezione statunitense della ISES, l’American Solar Energy Society.

Giorgio Nebbia. Quando è stato nominato membro del Consiglio e poi presidente della ISES?

Cesare Silvi. Il percorso che mi ha portato ad essere eletto prima membro del Consiglio e poi presidente della ISES è durato quasi venti anni. All’inizio è stato del tutto casuale. A renderlo possibile hanno contribuito essenzialmente due fattori. Un primo, il mio trasferimento dal CNEN-DISP al CNEN-INT (Direzione Affari Internazionali) nel momento che, sotto le spinte ambientaliste, il CNEN veniva trasformato nel 1982 in ENEA (Ente nazionale per la ricerca e lo sviluppo dell’Energia Nucleare e delle Energie Alternative). Senza cambiare datore di lavoro, mi sono ritrovato quindi a dovermi occupare non solo di energia nucleare ma anche di energia solare.

Un secondo fattore che mi ha consentito di finire ad essere sempre più coinvolto nelle attività della ISES, ovviamente quello determinante, è stato il mio continuo e persistente impegno ad interessarmi e studiare, anche al di fuori del mio lavoro di routine, i più vari aspetti scientifici, tecnici e applicativi dell’energia solare nonché ad intensificare le mie attività di volontariato presso la Sezione italiana della ISES, con la quale avviaii varie collaborazioni a partire dal 1988.

Per conto della Sezione italiana e della Direzione Affari Internazionali dell’ENEA ho svolto il lavoro di Segretario dell’European regional national sections network della ISES (1990-1992), Segretario della Sezione italiana della ISES (1991-1994), osservatore (1991-1994) e membro ufficiale (1995 al 2003) nel Consiglio direttivo della ISES, Vice presidente (1997-1998), Presidente (1999-2001),  Già-Presidente (2002-2003) della ISES, Vice Presidente di ISES ITALIA (2002-2004); Presidente della ISES History Standing Committe (2004-2007), direttore responsabile della Newsletter di ISES ITALIA “Ilsoleatrecentosessantagradi” (1994-2004).

Giorgio Nebbia. Quali personalità nel campo dell’energia solare ha avuto modo di conoscere?

Cesare Silvi. La ISES è uno straordinario crocevia mondiale per il quale hanno transitato e continuano a transitare tantissime personalità che hanno contribuito a creare il sogno di un mondo solare in epoca moderna, un sogno nato con la scoperta e larga diffusione dei combustibili fossili, ravvivato sessant’anni fa anche dalla introduzione dell’energia nucleare.

Farrington Daniels, per esempio, sosteneva che i problemi sollevati dall’uso dell’energia nucleare, dallo smaltimento dei rifiuti radioattivi alla proliferazione delle armi nucleari, avrebbero dovuto essere un forte stimolo per impegnarci maggiormente nello sviluppo dell’uso dell’energia solare nella nostra epoca.Anch’io ho avuto l’opportunità di transitare per oltre venti anni per il ricordato  crocevia e conoscere tante personalità del solare.

L’uso artificiale dell’energia solare sulla terra da parte dell’uomo è un complesso mosaico fatto di tanti tasselli da mettere al posto giusto. Le personalità che più mi hanno colpito sono quelle impegnate con lucidità e determinazione per trovare il tassello giusto da collocare al posto giusto, profondamente consapevoli della difficoltà del compito e capaci di resistere al fascino di novità semplicistiche, spesso senza futuro. Le soluzioni solari che sono state determinanti in tutte le civilizzazioni umane, sia che siano state sviluppate su base strettamente empirica, sia che ci si sia avvalsi di strumenti moderni caratterizzati dal rigore del metodo scientifico, sembra che siano state, come sembrerebbe che saranno anche nel futuro, poche, semplici e pervasive. D’altro canto la luce del sole lo è.

Un esempio mi torna sempre in mente, le lastre di vetro trasparente delle nostre finestre inventate dai romani nel I secolo d.C., fabbricate a partire dalla comune sabbia. Da 2000 anni consentono il comfort termico e luminoso dei nostri luoghi di vita e di lavoro. Potrei fare decine e decine di nomi di personalità con le quali ho avuto occasione di collaborare sia all’interno che al di fuori della ISES nell’arco di oltre vent’anni. Citare un nome non basta, dovremmo avere il tempo per parlare cosa ha significato per me conoscere quella personalità. Ne avrei alcune decine da ricordare.

Giorgio Nebbia. A quali conferenze ha partecipato come presidente della ISES?

Cesare Silvi. I Congressi Mondiali Solari della ISES hanno una cadenza biennale. Il primo congresso al quale partecipai, come ho già ricordato prima, fu a Denver nel 1991. Come Presidente ho partecipato ai tre congressi mondiali a cavallo tra il secondo e il terzo millennio: Gerusalemme (1999), Città del Messico (2000), Adelaide (2001).

Un obiettivo che ho perseguito durante la mia partecipazione a questi congressi è stato quello di richiamare l’attenzione sul rafforzamento degli aspetti scientifici e tecnici della ISES, ma allo stesso tempo promuoverne l’interesse su storia, arte e cultura solare in generale, nella convizione che la maggiore sfida, per un diffuso utilizzo dell’energia solare, nelle nostre società tecnologicamente avanzate, con forti consumi di energia da fonti fossili e nucleari, è una sfida culturale.

Questa dimensione ho cercato di promuoverla all’interno della ISES nei programmi del Millennium Solar Forum tenuto nel 2000 a Città del Messico, con varie iniziative nei campi dell’arte e della storia, e durante l’ISES Solar World Congress, tenuto in Florida 2005, con la celebrazione del 50mo anniversario del primo congresso mondiale sull’energia solare tenuto nel 1955 in Arizona;  l’organizzazione di specifiche sessioni sulla storia dell’uso dell’energia solare; la pubblicazione di due volumi su “The Fifty-Year History of the International Solar Energy Society and its National Sections” dal 1954 al 2004.

Giorgio Nebbia. Quando la sede della ISES è stata trasferita in Europa e perché ?

Cesare Silvi. La sede centrale della ISES è stata trasferita in Europa dall’Australia il 1 gennaio 1995 ed ufficialmente inaugurata il 26 gennaio alla presenza di numerose autorità tedesche, tra cui l’allora Ministro dell’ambiente Angela Merkel e il sindaco di Friburgo Rolf Böhme. La sezione italiana fu rappresentata a quell’evento dall’allora presidente, ing. Corrado Corvi. Il trasferimento coincise, come ho ricordato, con un coraggioso programma di rilancio e ampliamento dei ruoli della ISES a livello internazionale condotto dal Presidente Michael Nicklas (1993-1995).

Giorgio Nebbia. Quando lei è stato Presidente dell’ISES l’associazione ha avuto problemi finanziari ? Da dove otteneva i finanziamenti?

Cesare Silvi. Confermo. Durante la mia presidenza l’ISES ha avuto seri problemi finanziari determinati da sinceri e generosi tentativi, portati spesso avanti dalla sede centrale autonomamente. Tentativi condotti per trovare fondi aggiuntivi a quelli incassati con le sole quote dei soci.

Questi fondi aggiuntivi avrebbero dovuto sostenere nuove attività mirate ad espandere e approfondire il ruolo dell’ISES nei vari campi dell’energia solare. Furono così formulati progetti la cui elaborazione e gestione, fino alla diffusione dei relativi risultati, comportarono anche il coinvolgimento di nuove risorse umane afferenti alla sede centrale dell’ISES, con la lievitazione dei costi di gestione a fronte di insufficienti introiti per coprirli.  Tuttavia ciò che ha colpito l’ISES, al di là della crisi finanziaria, ritengo sia stata soprattutto una crisi culturale, nel momento di passaggio da un’associazione sconosciuta a un’associazione sempre più sollecitata a crescere e, a crescere rapidamente.

Per tutti gli anni settanta, sotto la spinta del crescente interesse per l’energia solare, successiva al primo shock petrolifero del 1973, il numero di soci di ISES sono aumentati costantemente, passando da 815 nel 1973 a 8.854 nel 1979. Questa crescita tuttavia non ha messo la ISES al riparo dalla crescente competizione con altre associazioni e movimenti ambientalisti impegnati nel promuovere le energie rinnovabili, moltiplicatisi in quel periodo in tutto il mondo.

La ISES non seppe rinnovarsi e crescere, tanto che durante gli anni Ottanta il numero dei suoi soci è andato sempre calando. Un trend confermatosi anche durante i primi anni Novanta. La “visione”, ispirata dal Presidente Nicklas con il suo programma ISES 2000, di una profonda trasformazione dell’associazione, avrebbe dovuto invece invertire il trend con la prospettiva di aggregare alla ISES un crescente numero di sostenitori, fino a raggiungere nell’anno 2000 i 100.000 soci.

Personalmente mi sono anch’io impegnato con molta convinzione nel programma ISES 2000 di Nicklas. La sua strategia, purtroppo, non ha avuto successo. Ritengo anche per la mancanza di un dialogo capace di conciliare due diversi punti di vista. Da una parte i sostenitori di una ISES concentrata sugli aspetti scientifici e tecnici dell’energia solare. Dall’altra coloro che, come Nicklas, ritenevano che l’ISES dovesse aprirsi e interessarsi anche agli aspetti politici, economici e sociali legati allo sviluppo delle applicazioni dell’energia solare. Questi due punti di vista hanno animato il dibattito anche all’interno delle sezioni nazionali, il cui divario si è andato accentuando a mano a mano che le fonti rinnovabili hanno cominciato a ricevere sostanziosi incentivi per la loro applicazione.

La gestione dei soci da parte della nuova sede centrale di Friburgo, che dopotutto significava la gestione delle sezioni nazionali, visto che la ISES è nata ed è cresciuta essenzialmente come una federazione di sezioni, non ha funzionato. E ritengo non continui a funzionare se gli attuali soci della ISES sono oggi circa un migliaio, vale a dire dello stesso ordine di grandezza di quando io ero il Presidente. Certamente  la ISES ha mancato le aspettative del programma ISES 2000.

Giorgio Nebbia. Durante la sua presidenza ha visitato un archivio della ISES?

Cesare Silvi. Ho visitato più di un archivio nel quale erano conservati dei documenti della ISES, in particolare ne ricordo tre. Un primo archivio lo visitai proprio in Arizona, dove la ISES ha avuto le sue origini. Presso l’Arizona State University  Libraries si trova l’International Solar Energy Collection, che raccoglie varie documentazioni sull’energia solare a partire dalla fine dell’Ottocento. La collezione contiene documenti relativi anche alla fondazione nel 1954 dell’AFASE (Association of Applied Solar Energy), la capostipite della ISES.

Un secondo archivio, con annesso museo, lo visitai nell’area  del Solar Energy and Energy Conversion Laboratory dell’Università della Florida, fondato nel 1954 dal Prof. Eric Farber. Fu Farber che mi mostrò nel suo studio la fotografia della pompa della società Somor di Lecco, esposta nel 1955 in Arizona alla prima fiera solare mondiale, dandomi lo spunto, una volta tornato in Italia, a fare ulteriori ricerche sulla base delle quali ho ricostruito la storia di questa macchina italiana, i cui pochi reperti recuperati saranno dal 2016 esposti nella sezione solare del Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia (www.musilbrescia.it). Il terzo archivio, che ho visitato più volte, è quello dell’ISES presso l’attuale sede di Villa Tannheim in Friburgo (Germania).

Giorgio Nebbia. Quando è nata la ISES Italiana? Chi sono stati i presidenti?

 Cesare Silvi. Oggi non mi è chiaro se l’ISES Italiana continui ad esistere. Nel sito attivo a dicembre 2015, il dominio è stato cambiato da www.isesitalia.it in www.isesitalia.org. Al “Chi siamo” è scritto: “Attiva dal 1978, ISES ITALIA è la sezione italiana dell’International Solar Energy Society”.

In “The Fifty-Year History of the International Solar Energy Society and its National Sections”, la storia della Sezione italiana è stata da me raccontata sulla base delle documentazioni datemi dall’Ing. Vittorio Storelli e dal Prof. Giorgio Nebbia, entrambi testimoni unici della pionieristica stagione solare italiana degli anni cinquanta e sessanta del Novecento.  La Sezione, come appunto documentato, nacque nel 1964, fu la terza ad essere creata, dopo quelle di Australia/Nuova Zelanda (1962) e Cile (1963). Presidenti di ISESITALIA sono stati Vittorio Storelli (1978-1981), Corrado Corvi (1981- 1998), Vincenzo Naso (1998-2008), Giovan Battista Zorzoli (2009-2012).

Giorgio Nebbia. Quali le personalità più significative ?

Cesare Silvi. Vittorio Storelli e Corrado Corvi.

Giorgio Nebbia. Quale è stato il suo ruolo nella ISES Italiana?

Cesare Silvi. I miei primi rapporti con la Sezione italiana della ISES risalgono al 1988. Le forze che hanno dominato ISES ITALIA si muovevano in una direzione diversa da quella da me auspicata: fare dell’associazione un riferimento importante di confronto tra tutti gli operatori del settore tramite strumenti di comunicazione come “IlSoleatrecentosessantagradi”, il cui nome, ritengo, evocava in qualche modo anche il mio programma.

Giorgio Nebbia. Quali riviste pubblicava la ISES Italiana? Quale è stato il suo ruolo?

Cesare Silvi. Sin dalla sua creazione nel 1964 la vita della sezione italiana della ISES è stata accompagnata da pubblicazioni aventi lo scopo di informare i suoi soci sulle attività dell’associazione e sugli sviluppi scientifici e tecnologici in corso per promuovere un sempre più ampio moderno uso dell’energia solare in tutte le sue forme dirette e indirette (delle correnti di aria e acqua, delle foreste ed altre biomasse).  La tabella di seguito, estratta dalla storia della sezione italiana della ISES, pubblicata in “The Fifty-Year History of the International Solar Energy Society and its National Sections”, dà un panorama delle principali pubblicazioni che si sono susseguite negli anni.

 

Nome e frequenza

Periodo

Numeri

Pagine

Tiratura

Rassegna Italiana di Eliotecnica – Annuale

1964-78

10

30-40

100-300

Habitat Territorio Energia – Bimestrale

1979-96

103

50-60

500-800

Ilsoleatrecentosessantagradi – Mensile

1994-04

103

16

13.000-18.000

I Quaderni del Sole – Trimestrale

1997-98

6

60-80

3.000

Ecoenergie – Semestrale

2000-04

5

32

5.000

 

 

 

 

Tra queste pubblicazioni “Ilsoleatrecentossessantagradi” segnò un cambiamento di passo. La mia partecipazione al Congresso mondiale solare della ISES a Denver nel 1991 mi fece conoscere un mondo che viaggiava su altri binari rispetto ad ISES ITALIA. Comprendeva iniziative nel campo della comunicazione condotte per arrivare a tutti, anche in vista dell’Earth Summit di Rio de Janeiro.

La rivista della ISES ITALIA, Habitat Territorio Energia, era letta praticamente solo dai soci, arrivava tardi, con notizie il più delle volte superate. Eravamo già nel mondo digitale ma le notizie da ISES ITALIA per arrivare alla redazione di HTE a Milano impiegavano troppo tempo. Spesso era persino laborioso controllarne la versione definitiva. Come segretario di ISES ITALIA, insieme con Gabriella Cadringher, che al tempo faceva da collegamento tra l’Associazione e la redazione di HTE presso l’editore PEG, ne rivedemmo la struttura. Allo stesso tempo pensai che fosse utile creare un nuovo strumento di comunicazione di ISES ITALIA, nella forma di una Newsletter, da affiancare a HTE. Ne feci il progetto. Sottoposto al Consiglio direttivo di ISES Italia fu approvato. Raccolse comunque un unanime commento sul nome: troppo lungo! Spiegai che sarebbe stato ricordato più facilmente e che fosse all’altezza della vastità dei temi che ci si proponeva di trattare.

Di interesse per la Newsletter sarebbero stati infatti tutti gli argomenti direttamente o indirettamente collegati con l’uso dell’energia solare – scienza, tecnologia, ambiente, economia, politica, legislazione, cultura – nelle sue diverse forme, radiazione solare diretta e diffusa, energie idrica e del vento, prodotti della fotosintesi clorofilliana, foreste ed altre biomasse.

L’obiettivo posto era quello di raggiungere una platea la più ampia possibile: ricercatori, accademici, imprenditori, aziende, istituzioni, associazioni, a costo zero per i soci di ISES ITALIA. Per tutti il costo doveva essere il più basso possibile o, possibilmente, coperto, almeno in prospettiva, con la pubblicità. Con il nome dato alla Newsletter c’era in me il desiderio di un ironico richiamo alla testata de “Ilsole24ore”. Un’altra innovazione del progetto della Newsletter fu che ISES ITALIA non solo ne producesse i contenuti ma ne fosse anche l’editore, con un direttore responsabile e coordinatore editoriale nella mia persona, iscritto nel registro speciale dei giornalisti.

Nel maggio 1994 uscì il numero zero, di sole quattro pagine. Sulla prima erano descritti gli obiettivi della Newsletter e le sue modalità di operare nella raccolta, selezione e diffusione delle informazioni. Nel 2004, all’uscita del 100º numero di 16 pagine a colori, la redazione costituitasi attraverso gli anni — Cesare Silvi, Leonardo Berlen, Elisa Modugno -– faceva sapere che la Newsletter, tra versione cartacea e digitale, fosse letta da almeno 18-20.000 addetti ai lavori e era economicamente in parte sostenuta dalla pubblicità.

La mia personale raccolta dei primi 100 numeri de “Ilsoleatrecentosessantagradi”,  donata all’”Archivio e museo nazionale sulla storia dell’energia solare” presso la Fondazione Micheletti e il Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia, penso che costituisca una testimonianza di un  tentativo di dialogare con tutti i possibili mondi del solare. Nell’aprile del 2004 decisi di interrompere questo tentativo, dando le dimissioni dalla direzione della Newsletter, convinto che l’agire della dirigenza di ISES ITALIA non avrebbe consentito di andare molto lontano.

Nel 2012 la pubblicazione de “IlSoleatrecentosessantagradi” fu sospesa, gli uffici dell’associazione chiusi, il personale che vi lavorava licenziato. Il piccolo fondo bibliotecario e documentario di ISES ITALIA, donato in perpetuo alla Fondazione Micheletti di Brescia, andò ad aggiungersi ad altri fondi che documentano la storia della sezione, tra questi quelli di Giorgio Nebbia e Vittorio Storelli, fondatore, come ho ricordato prima, della Sezione italiana della ISES nel 1964.

La crisi di ISES ITALIA ritengo che non sia stata priva di implicazioni anche per l’International Solar Energy Society. Trattandosi di una federazione internazionale di sezioni nazionali, le crisi di queste finiscono inevitabilmente per pesare anche sull’andamento della ISES.

Giorgio Nebbia. Quale importanza attribuisce alla ristampa dei primi “cento numeri” della rivista “Il Sole a 360 gradi”?

Cesare Silvi. Ilsoleatrecentosessantagradi aveva l’ambizione di far conoscere tutte le sfaccettature del mondo dell’energia solare, in una rappresentazione sistemica. Da una parte le risorse energetiche solari sulla terra. Dall’altra le emergenti e più avanzate tecnologie per la conversione delle risorse energetiche solari in forme di energia utile nella nostra vita quotidiana: combustibili, calore, energia elettrica, materiali.

Più che di una ristampa di “cento numeri” della Newsletter, per me si tratta dell’acquisizione all’”Archivio e museo nazionale sulla storia dell’energia solare”, in fase di costruzione presso il Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia, di una piccola collezione che auspico possa far riflettere sulla proposta rappresentazione sistemica, richiamata anche nel nome della Newsletter.

Giorgio Nebbia. Perché è cessata la pubblicazione?

Cesare Silvi. Ritengo sia cessata per motivi economici, gli stessi che hanno portato alla chiusura della sezione italiana della ISES nel 2012.

Giorgio Nebbia. Perché si sono allentati i suoi legami con la sezione Italiana dell’ISES?

Cesare Silvi. Non ero d’accordo su come era gestita l’Associazione.

Giorgio Nebbia. Quando è nata la sua attenzione per la storia dell’energia solare?

Cesare Silvi. È stata una mostra di Arte Solare che promossi e contribuii ad organizzare nel 1992 presso i Mercati di Traiano in Roma a sollecitare il mio interesse nella storia dell’energia solare.

La mostra, dal titolo “Secrets of the Sun”, dell’artista statunitense Peter Erskine, costituì un’evento unico, da me vissuto in tutti i suoi aspetti artistici, scientifici, storici, culturali ed organizzativi. Erskine,  presentatomi da Michael Nicklas in occasione dell’ISES SWC 1991 in Denver, chiese la mia collaborazione nell’identificare dentro Roma uno spazio museale nel quale potesse installare la sua arte solare in vista dell’Earth Summit in programma nel 1992 in Rio de Janeiro.

Cercai per tutta Roma un possibile luogo in base alle indicazioni che mi aveva dato Erskine: proiettare su delle pareti, eventualmente bianche, lo spettro solare nei suoi colori componenti, in modo da avvicinare la gente a capire come è fatta la luce del sole e a intravvedere così le prospettive aperte dall’uso delle moderne tecnologie solari.

Visitai musei pubblici d’arte contemporanea e moderna, nonché strutture museali private. Dopo quasi un mese di ricerche ebbi la fortuna della disponibilità  per la mostra del complesso dei Mercati di Traiano, nel cuore dei fori della Roma Imperiale. Rimasti chiusi per diversi anni, i Mercati erano stati designati dall’allora assessore alla cultura di Roma alla riapertura, evento che si volle far coincidere con la mostra di Erskine, la quale ebbe luogo nella primavera del 1992.

L’antica architettura solare dei Mercati di Traiano, sia esterna che interna, in particolare il grande emiciclo orientato a sud ovest e le strutture interne alle sue spalle, divennero così il palcoscenico dove furono installate le moderne attrezzature — eliostati, specchi, moduli fotovoltaici, prismi di diffrazione — necessarie per manipolare la luce del sole e il relativo spettro per realizzare l’opera di arte solare.

La mia partecipazione attiva all’organizzazione della mostra mi fece toccare con mano come non mai l’importanza della storia dell’uso dell’energia solare nelle antiche civiltà. Il 1992 segna quindi per me la nascita del mio interesse concreto per la storia dell’uso dell’energia solare, ricercandone le testimonianze non solo documentali ma anche fisiche, come lo sono i reperti archeologici e industriali.

Dal 1992 il mio interesse per la storia dell’uso dell’energia solare è andato sempre crescendo. È stata una scoperta continua. Per esempio, solo quando ero già Vicepresidente dell’ISES scopersi che Farrington Daniels, fondatore e Presidente per due mandati (dal 1965 al 1967) della ISES,  era stato uno degli scienziati chiave del progetto Manhattan, fatto del tutto sconosciuto alla maggior parte dei membri del Consiglio direttivo della ISES del quale ero parte. Nel tempo mi sono andato sempre più convicendo del grande potenziale educativo della storia dell’uso dell’energia solare nel promuoverne l’uso anche nella nostra epoca.

Giorgio Nebbia. Che cosa propone di fare?

Cesare Silvi. Questo dialogo ha avuto origine dalla messa on line, nell’”Archivio e museo nazionale sulla storia dell’energia solare”, dei primi 100 numeri de “Ilsoleatrecentosessantagradi”. Per restare nel tema della comunicazione, proporrei di avviare con il nuovo anno la pubblicazione di un Foglio notizie telematico del Gruppo per la storia dell’energia solare, dal nome MondoSolare.

Dopotutto un nome che ben descrive un passato, basato per l’appunto sull’uso praticamente esclusivo dell’energia solare, e un futuro, che auspichiamo possa tornare anch’esso a un uso esclusivo di questa fonte energetica.