SM 3800 — Gian Burrasca piccolo chimico — 2015

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Il Blog della Società Chimica Italiana, 18 settembre 2015; https://ilblogdellasci.wordpress.com/2015/09/18/gian-burrasca-chimico/

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Sono debitore dell’idea di questo intervento alla prof. Francesca Orestano, ordinario di Letteratura inglese nell’Università di Milano e attenta studiosa di letteratura infantile http://users.unimi.it/childlit/index.html, la quale ha presentato, nell’ottobre 2014, un saggio proprio su “Gian Burrasca, piccolo chimico”, ad una giornata di studio su “Letteratura e scienza nei libri per ragazzi”, svoltasi a Milano e in corso di pubblicazione a cura di Elisa Marazzi e Pietro Redondi.

“Il giornalino di Gian Burrasca”, di Vamba, pseudonimo di Luigi Bertelli (1858-1920), pubblicato per la prima volta nel 1912, è stato un libro di grande successo per i ragazzi, ma anche per adulti, nell’intero ventesimo secolo. Il libro raccoglie, sotto forma di “diario”, la storia di un ragazzo di circa dodici anni, Giannino Stoppani; i suoi scherzi, talvolta crudeli, svelano e deridono l’ipocrisia dei grandi, come avviene quando, per sincerità, racconta ad uno spasimante che la sorella che lei ride di lui, o quando, per amore di verità, chiede ad un giornale cattolico di rettificare l’affermazione che il cognato, aspirante deputato socialista, “rinnega la religione dello stato”. Spiega al direttore che non è vero, che anzi il cognato si è sposato in chiesa; rettifica che il giornale avversario fa ben volentieri per smascherare l’ipocrisia del cognato che così vede la fine della sua carriera politica.

Il gusto chimico di Giannino Stoppani si manifesta durante un viaggio in treno con un rappresentante di commercio di inchiostri, Clodoveo Tyrynnanzy (col cognome anglicizzato perché, “rappresentando le principali fabbriche d’inchiostri d’Inghilterra, gli giova presentarsi con tre ipsilonni”). Mentre l’accompagnatore dorme beatamente, Giannino riempie una peretta di una miscela di inchiostri prelevati dal campionario, li diluisce con acqua, e spruzza la soluzione sulla faccia dei viaggiatori di un treno in movimento nel binario vicino (una scena che ricorda quella di “Amici miei”).

Quando i genitori non ne possono più delle sue bravate mettono Giannino nel collegio Pierpaolo Pierpaoli, diretto da gente gretta e ignorante, che specula sul poco cibo riservato ai ragazzi. Un cibo che consisteva nel riso tutti i giorni eccetto il venerdì quando veniva propinato un minestrone; per costringere i proprietari a cambiare, insieme ai membri di una “società segreta” di collegiali contestatori, antesignani della contestazione di tutti i poteri, Giannino annaffia il riso della dispensa col petrolio da illuminazione trovato in un magazzino e costringe i proprietari a dar da mangiare finalmente pasta con pomodoro.

Dalla stanza in cui è messo in punizione Giannino scopre che il “buon” minestrone del venerdì era fatto con la risciacquatura dei piatti della settimana precedente. A questo punto un altro dei collegiali preleva dal gabinetto di chimica, nello scalcinato collegio c’era anche un gabinetto di chimica e anche uno di fisica, dei cristalli di “anilina”, probabilmente uno dei coloranti di anilina scoperti da Perkin dal 1856. I collegiali congiurati mettono ogni giorno qualche cristallo di colorante nel piatto e alla fine, il venerdì, il minestrone risulta di un bel colore rosso, che smaschera la frode dei proprietari del collegio.

Un altro dei congiurati, Gigino Balestra, racconta di essere finito in collegio perché, durante una festa del Primo Maggio, durante l’assenza del padre, pasticcere e socialista, impegnato nella sfilata, per coerenza coi principi egualitari sostenuti dal padre, aderisce alla richiesta dei compagni di spartire le paste della pasticceria con loro, ma non più di una per ciascuno, mi raccomando, al grido: “Viva il socialismo, Evviva il Primo Maggio”. Al ritorno il padre trova chimica da per tutto, “il banco vuoto, in terra un piacichiccio di pasta sfoglia pasticciata, i colli di bottiglie rovesciate dalle quali colavano giù rosoli e sciroppi”. Giannino ascolta solennemente e commenta: ”Vedi ? anche tu sei vittima della tua buona fede e della tua sincerità”.

Immagino che molti dei lettori di questo blog abbiano letto “Il giornalino di Gian Burrasca”; chi non lo conoscesse se ne procuri una copia e si divertirà molto; nel pur divertente sceneggiato televisivo in otto puntate del 1964, con Tita Pavone, si perdono molte finezze del testo con i suoi toscanismi. Luigi Bertelli (perfino lo pseudonimo Vamba preso dal nome di un buffone dell’”Ivanhoe” di Walter Scott) era un estroso giornalista fiorentino certamente attento alle novità scientifiche che circolavano, fra la fine dell’Ottocento e la prima metà dell’Ottocento, anche nella letteratura amena; si pensi ai libri di Verne e Salgari. E’ possibile che anche questo abbia contribuito alla nascita della cultura che ha permesso la prima industrializzazione italiana, nel bene e nel male, la nascita di una società moderna in cui “il fare” non era soltanto muovere soldi ma produrre beni materiali, con il lavoro, l’innovazione e la conoscenza. E’ possibile che l’attuale crisi di cultura materiale dipenda anche dal fatto che non ci sono più autori di libri per ragazzi capaci di infilarvi, in maniera divertente, aspetti tecnico-scientifici.