SM 3859 — Nostalgie univesitarie — 2016

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 22 marzo 2016

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il 16 marzo 1886, 130 anni fa, sui muri della città di Bari veniva affisso un manifesto in cui il presidente della Camera di Commercio annunciava, con legittimo orgoglio, che “Sua Maestà” aveva autorizzato l’istituzione della Scuola Superiore di Commercio, la seconda in Italia, la quarta nel mondo. Cominciava così un lungo cammino in cui Bari è stata all’avanguardia negli studi economici e commerciali. Un prezioso e ormai raro volume del prof. Antonio Di Vittorio, pubblicato nel 1986 da Cacucci, contiene l’elenco dei docenti passati nelle aule della Scuola Superiore, poi dal 1920 Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali, e, dal 1935, Facoltà universitaria di Economia e Commercio: vi si trovano i nomi delle massime autorità nel campo degli studi economici, del diritto, della storia e della geografia economiche, della matematica e della statistica, della merceologia, ma anche di discipline umanistiche perché per 25 anni nella Facoltà esisteva anche un corso di laurea in lingue e letterature straniere. Per molti anni “la Facoltà” di Bari è stata un fertile terreno di incontro, di simbiosi, di differenti interessi culturali. La prima sede è stata nell’ultimo piano della Camera di Commercio; la sede successiva, dal 1934 al 1985, fu in Largo Fraccacreta, dove ora si trovano alcuni uffici del Comune di Bari; la sede attuale è in Via Camillo Rosalba.

In questi 130 anni nelle aule della facoltà economica di Bari sono passate diecine di migliaia di studenti, molti divenuti professionisti, studiosi e docenti che hanno occupato posti di rilievo nella società pugliese e italiana; i fondatori avevano capito, infatti, che il futuro del lavoro e della produzione in Puglia avrebbe potuto essere brillante soltanto se si fosse creata una scuola, a livello universitario, capace di diffondere e dibattere i problemi dell’economia, del commercio, della qualità delle merci, della concorrenza internazionale. A partire dalla sua istituzione la biblioteca della Facoltà economica di Bari si è arricchita di una delle più antiche e ricche collezioni di libri e riviste nel campo delle discipline economiche; alcune opere e collezioni di riviste sono probabilmente uniche in Italia.

Il primo preside della Scuola Superiore, il grande economista Maffeo Pantaleoni (1857-1924), volle dotarla anche di un laboratorio chimico e “Museo merceologico”, il primo in Italia, che i fondatori avevano riconosciuto come il luogo in cui gli studenti e gli operatori economici pugliesi avrebbero potuto conoscere e toccare con mano minerali, prodotti agricoli e industriali, fibre tessili, i prodotti con i quali avrebbero dovuto misurarsi nel loro lavoro professionale. Ai futuri operatori economici venivano offerti dei corsi di insegnamento di “Tecnica commerciale dei prodotti agricoli”, al tempo in cui la Puglia esportava con successo i propri prodotti agricoli in tutto il mondo; il corso tenuto, per molti anni, dal prof. Nicola Tridente (1899-1962), è stato poi abolito in anni in cui i commerci agricoli stavano assumendo crescente importanza a livello mondiale, come ha dimostrato l’EXPO di Milano.

Spesso i docenti hanno colto in anticipo molti segni dei tempi che stavano arrivando con iniziative anche dimenticate e che adesso rivelano la saggezza e lungimiranza di chi le aveva proposte. La Facoltà di Economia e Commercio di Bari è stata all’avanguardia nel campo delle ricerche sui sistemi di trasformazione dell’acqua marina in acqua dolce, anticipando i problemi economici di attività che oggi nel mondo producono acqua per un valore di diecine di miliardi di euro all’anno, e nel campo della utilizzazione dell’energia solare, una fonte di energia che produce nel mondo ogni anno 40 miliardi di euro di elettricità. E ancora: non appena l’ecologia è apparsa all’orizzonte anche in Italia, la Facoltà di Bari ha istituito nel 1971 il primo corso di Ecologia per studenti di economia, ai quali venivano indicate le analogie fra i processi economici e quelli naturali e gli effetti economici degli inquinamenti e dei processi di depurazione e trattamento dei rifiuti.

In 130 anni molte cose sono cambiate. Nel 1992 l’espressione “e Commercio” è stata cancellata dal nome della Facoltà proprio negli anni in cui la globalizzazione portava prepotentemente alle porte dell’Europa il potere industriale e commerciale dei paesi emergenti, in cui il mondo ha cominciato a tremare alle bizzarrie dei prezzi delle transazioni, commerciali appunto, relative al petrolio, ai minerali di ferro, al mais. Soltanto “la Bocconi” di Milano, conserva il nome di “Università commerciale”. La riforma di un ministro di sinistra, nel 2000, smembrò il corso quadriennale unitario di studi economici in un triennio seguito da un biennio; i singoli corsi annuali, che permettevano di accompagnare gli studenti in un percorso unitario di insegnamento e di ricerca, fino alla laurea che era una corposa ricerca, sono spezzettati in più piccole unità. La successiva riforma di una ministra, questa volta di destra, nel 2010 ha soppresso le Facoltà per migliorare, dicono, la “governance” dell’Università.

La benemerita associazione dei laureati in Economia e Commercio di Bari, ALECUB, nella sua rivista “Economia e Commercio”, tiene vivi orgogliosamente il ricordo e la storia della Facoltà, con schede biografiche dei docenti delle varie discipline. Sarà la modernità ma, a mio modesto parere, con tutta questa ossessione per la finanza e i soldi, che sta permeando anche gli studi economici universitari, ci ritroviamo con i campi abbandonati, le fabbriche chiuse, le città allagate.