SM 3820 — Prefazione a: L.Calimani, “La piazza di Noventa” — 2015

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Prefazione a: “Luisa De Biasio Calimani, ‘Una Piazza italiana. La Piazza Parco, Un racconto urbano’, Cleup, Padova, 2015, p. 9-10”

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Quando abitavo a Bologna si diceva “andare in piazza” per dire che si andava nel centro della città a fare acquisti, a incontrare persone. La “piazza” è stata dai tempi più antichi un punto di incontro, un luogo per fare politica, cioè attività in comune nella polis.

Col passare del tempo in molte città e paesi lo spazio della ”piazza” è stato invaso dai parcheggi, nella “piazza” si passa di corsa e si incontrano persone che vanno per proprio conto, estranei; certe città ne sono prive e la piazza è sostituita da giardini “pubblici” che sono tutt’altra cosa, spesso sfilate di stitici alberi con le radici sepolte nel cemento. “In piazza” si va in automobile, di corsa, alla ricerca di un parcheggio, appunto.

Il rilancio della “piazza” rappresenta, quindi, una iniziativa progettuale di grande interesse per il recupero di valori sociali perduti. Questa sfida è stata affrontata della progettazione di Luisa Calimani della Piazza di Noventa Padovana, raccontata in questo libro, ed è significativo che sia stata avviata proprio in una delle città italiane “minori” dove più facile è riconoscere il valore dei rapporti umani, civili.

Il lettore troverà affascinante la storia di questo progetto; anche chi non conosce Noventa non fa fatica a riconoscere la topografia e i luoghi e a comprendere il significato delle strutture proposte e dei materiali previsti. Particolarmente significativo il ruolo dell’acqua che richiama la cultura della terra padovana, “terra d’acque” in cui l’acqua è fonte di vita, di ricchezza alimentare per l’irrigazione dei campi, fonte di energia rinnovabile — e occasione di bellezza.

Non meraviglia che questi segni siano stati proposti, anche in questa recente opera, da Luisa Calimani di cui è ben noto l’impegno civile; architetto, della generazione in cui urbanistica e politica sono stati strettamente legati come occasioni per usare lo spazio al servizio della comunità. La ricordiamo impegnata in Parlamento, attiva nelle battaglie civili contro il nucleare militare e commerciale, nelle lotte contro il consumo di suolo e per la salvaguardia del verde urbano, per l’Orto Botanico di Padova.

Il libro si presta anche per una pedagogia di come l’urbanistica può parlare alle popolazioni e trasmettere un messaggio di speranza e di futuro, quei valori che sembrano appiattiti dalla invasione del cemento, dell’asfalto, delle “grandi opere”, che distrugge valori naturalistici e umani. In tanti (ancora troppo pochi ?) siamo convinti che solo il recupero del rapporto con la terra possa assicurare migliori rapporti anche umani, ma anche occasioni di lavoro non appiattiti sul “far soldi”, tanti e presto, ma ispirati dalla capacità di fare con le mani, con i materiali forniti dallo stesso luogo, dal genius loci, possa assicurare, insomma, le basi per la propria vita “civile”.