SM 3701 — I docenti di Merceologia dell’Università di Bari — 2014

This entry was posted by on mercoledì, 15 luglio, 2015 at
Print Friendly

Economia e Commercio (Bari), 24, (Serie IV), (1), 9-22 (2014)

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nell’ambito dell’apprezzabile iniziativa della Associazione Laureati in Economia e Commercio dell’Università di Bari (ALECUB) di ricordare, a coloro che vi studiano oggi, almeno alcuni dei moltissimi docenti del passato che hanno onorato la Facoltà, in questo intervento vengono ricordati i docenti di Merceologia defunti, una lunga fila di studiosi che hanno influenzato la disciplina e il suo insegnamento nel corso di ormai quasi un secolo e mezzo.

L’attuale Facoltà di Economia dell’Università di Bari deriva infatti, come è ben noto (e come è documentato nel libro del prof. Antonio Di Vittorio, “Cultura e Mezzogiorno. La Facoltà di Economia e Commercio di Bari (1886-1986)”, Editore Cacucci, 1987), dalla trasformazione di varie istituzioni. Nel 1886 fu fondata la Scuola Superiore di Commercio, con durata triennale, nella quale la Merceologia ed esercitazioni di chimica si insegnava in tutti e tre gli anni. Vi furono varie altre riforme fino alla nascita, nel 1936, della Facoltà di Economia e Commercio, con durata degli studi di quattro anni e con la Merceologia insegnata al primo anno. L’insegnamento e la ricerca si svolgevano in un apposito Istituto, insieme ad altri insegnamenti affini; la cattedra era dotata di un Laboratorio chimico, di una biblioteca e di un museo merceologico, il primo in Italia; dal 1960 esisteva anche un laboratorio per lo studio delle fonti di energia, dedicato principalmente a ricerche sull’energia solare e alla trasformazione dell’acqua di mare in acqua dolce. Tutto cambiò negli anni ottanta con l’istituzione dei dipartimenti e con l’inizio di un serie di ristrutturazioni ancora in corso.

Come premessa può essere utile ricordare brevemente come venivano reclutati i docenti universitari, fino alla riforma degli anni settanta; questo aiuterà anche a capire il significato di nomi come “assistente”, libero docente, Istituto, che si trovano in queste biografie. Una pagina della storia universitaria, ma anche della storia civile italiana, per lo più poco nota alle nuove generazioni di studenti.

Un giovane laureato, che intendeva dedicarsi alla ricerca scientifica e all’insegnamento universitario, cominciava cercando di essere assunto come assistente volontario presso una cattedra; l’incarico non aveva retribuzione ma permetteva all’aspirante studioso di assistere e collaborare alle lezioni e alle ricerche di laboratorio. Ogni tanto veniva bandito un concorso ad un posto di assistente di ruolo; chi lo vinceva veniva assunto in prova, come straordinario, per due anni, dopo i quali diventava stabile ed era un regolare impiegato dello Stato. Un importante progresso di carriera era rappresentato dall’ottenimento della libera docenza mediante un concorso pubblico, che si svolgeva quasi ogni anno e consisteva in prove pratiche e in un esame orale. In via di principio anche una persona non laureata poteva ottenere la libera docenza (ci sono stati alcuni casi); alcuni professionisti potevano ottenere la libera docenza senza essere assistenti, e in questo caso avevano diritto a tenere un corso universitario senza retribuzione.

Una Facoltà poteva decidere di autorizzare un “corso libero” di insegnamento, in genere su una materia o un tema specifico, affidato a titolo gratuito ad un libero docente; il corso non aveva esami e non contava ai fini della laurea dei frequentanti. Se un assistente di ruolo non otteneva la libera docenza entro dieci anni decadeva dal posto di assistente, ma aveva diritto ad una cattedra di insegnamento di ruolo in un liceo o in un Istituto tecnico.

Un assistente che otteneva la libera docenza poteva essere nominato aiuto alla cattedra, con un piccolo aumento di stipendio, e poteva tenere un proprio corso di insegnamento. Quando un professore di ruolo moriva o andava fuori ruolo veniva bandito un pubblico concorso per la copertura di tale cattedra. Una commissione di cinque docenti di ruolo (ordinari), eletti fra gli insegnanti della materia o di materie affini, esaminava le pubblicazioni e i titoli dei candidati e formulava una terna di vincitori.

Il primo aveva il diritto (ma anche il dovere) di coprire, come professore straordinario, la cattedra messa a concorso; dopo tre anni di insegnamento un professore straordinario veniva sottoposto ad un controllo della produzione scientifica e dell’attività didattica; se il giudizio era positivo il docente diventava professore di ruolo ordinario e tale restava fino all’età di 70 anni nella quale veniva nominato “fuori ruolo”, non teneva più corsi di lezioni ma poteva continuare a svolgere ricerche e poteva anche dirigere un Istituto o diventare preside o rettore. Dopo cinque anni veniva definitivamente messo in pensione; se un professore in pensione aveva ottenuto particolari meriti veniva nominato “professore emerito”, un titolo solo onorifico che non dava diritto a nessun incarico o compenso.

Gli insegnamenti previsti per un corso di laurea erano raccolti in una Facoltà. Fino alle riforme degli anni ottanta ogni Facoltà aveva un “Consiglio di Facoltà”, costituito dai soli professori di ruolo, straordinari o ordinari; i quali assegnavano ai vari Istituti e alla Biblioteca di Facoltà i fondi disponibili e assegnavano i vari insegnamenti non coperti da professori di ruolo, ad assistenti o a cultori della materia, definizione molto generica che talvolta, ma non sempre assicurava l’apporto didattico e culturale e scientifico all’insegnamento da parte di studiosi non dipendenti dall’Università. Molti “incarichi” erano retribuiti, altri assegnati a titolo gratuito..

Dove esisteva un “Istituto” uno dei professori ordinari, ma talvolta anche un libero docente, veniva nominato “direttore”, una carica non retribuita. Il direttore era responsabile della conservazione del materiale dell’Istituto, libri, apparecchi (proprietà dello Stato), di cui veniva tenuto un inventario che un direttore trasferiva al suo successore. Il direttore aveva il compito di organizzare e distribuire le ricerche, gli insegnamenti e i (pochi) soldi assegnati ogni anno come bilancio dell’Istituto. Lo stesso valeva per la Biblioteca della facoltà.

Questa, nelle linee essenziali la “carriera” universitaria, seguita quindi anche dai docenti di cui si parlerà fra poco, per un secolo, pur con alcune variazioni, prima delle ultime riforme. Nel periodo fascista il governo poteva nominare una persona professore universitario senza concorso “per alta fama”. Dopo la Liberazione questi docenti dovettero sottoporsi ad un regolare concorso per essere confermati.

I primi docenti di Merceologia e chimica della Scuola Superiore di Bari, nel 1886 furono i dottori Isidoro Sandalli e Giuseppe Troccoli, di cui non si sono trovate notizie. Il primo professore ordinario fu Francesco Canzoneri, nominato nel 1893. Seguirono i professori Giuseppe Testoni, Rosario Biazzo, Walter Ciusa. Altri docenti come Giuseppe Adamo, Ottilia De Marco, Valeria Spada Di Nauta non sono più con noi e vengono qui ricordati.

Francesco Canzoneri (1851-1930)

Francesco Canzoneri era nato nel 1851 a Palermo, si era laureato in chimica nel 1881. Già prima della laurea lavorò nel Laboratorio di Chimica generale di quella Università, diretto allora dal prof. Paternò, e in seguito fu nominato assistente e vicedirettore dello stesso Laboratorio. In tale qualità, oltre all’attendere a proprie ricerche scientifiche, sostituì spesso il prof. Paternò nell’insegnamento.

Nel 1883 conseguì, per titoli, la libera docenza in Chimica generale. Nel 1887 fu incaricato di coadiuvare il prof. Arata nello studio delle condizioni igieniche della città di Buenos Aires, dove recatosi, fu ben presto nominato chimico del «Museo de Productos Argentinos». Avendo impiantato un laboratorio chimico annesso al suddetto Museo ebbe occasione di analizzare moltissime merci di quella regione e ne riferì i risultati nel «Boletin del Museo». Nello stesso tempo attese a vari lavori di chimica e igiene in collaborazione col prof. Arata.

Nel 1890 fu nominato direttore del Laboratorio chimico del municipio di Salta e tenne quella carica per due anni soltanto perché chiamato a dirigere la fabbrica di zucchero dei Signori Guzmann e C. a Tucuman. Anche durante questo periodo non trascurò le ricerche scientifiche, studiò le condizioni geologiche e minerarie di quelle provincie e pubblicò articoli scientifici e analisi di alcuni minerali. Nel 1893 vinse il concorso al posto di professore ordinario di Chimica e Merceologia nella R.Scuola Superiore di Commercio di Bari, fondata nel 1886, dove percorse il resto della sua carriera, non allontanandosene nemmeno quando, nel 1911, vinse anche il concorso per la stessa cattedra nella R. Scuola Superiore di Commercio di Genova.

La sua attività scientifica fu notevole e multiforme. Si occupò di ricerche di chimica organica studiando, fra l’altro, insieme al prof. Paternò, il timolo naturale e sintetico e i suoi derivati; insieme al prof. Oliveri, le trasformazioni reciproche dei gruppi furfuranico, pirrolico e tiofenico, i bromoderivati dell’acido piromucico e i prodotti della distillazione secca dei loro sali ammonici; insieme al prof. Spica, la condensazione dell’acetone ed ossido di mesitile e la condensazione dell’etere acetacetico con le ammidi della serie grassa, la sintesi di una tetrametilpiperidina e di una ossietillutidina, i derivati bromurati del toluochinone, l’etere acetil-β-imidobutirrico e alcuni alcaloidi. Insieme al prof. Arata eseguì poi alcune ricerche chimico-merceologiche sulla gomma della Slareta, il Dicopodium Saururus, la corteccia di Winter e la corteccia di China Morada.

Notevoli le sue pubblicazioni di chimica organica: «Sulla bibromonaftalina dal β-naftolo» e «Sulla ossidazione dell’etere metilico del paraxilenol», eseguite nel 1880-82 e quelle di chimica inorganica: «Sul peso molecolare del nitrato mercuroso» nella quale conferma che a questo sale deve assegnarsi la formula doppia, e «Su alcuni composti del cadmio» eseguite nel 1893 e 1897.

Già fino dall’epoca della sua residenza in Palermo aveva pubblicato una memoria di merceologia sulla resina di Thapsia e, in America, le memorie citate in collaborazione col prof. Arata, ma fu soltanto a Bari che la sua attività si polarizzò esclusivamente verso la chimica merceologica specializzandosi sull’importante argomento delle sostanze grasse.

Studiò l’olio di oliva e le foglie dell’olivo, isolandone un composto analogo all’eugenolo, ed altre sostanze, eseguì ricerche sull’oleonolo, ritenuto allora la sostanza madre dell’olio di oliva, studiò l’olio di sesamo e la sesamina di Villavecchia e Fabris. Rivolse inoltre la sua attenzione sull’irrancidimento dell’olio e sulla sua ossidazione alla luce solare e studiò a fondo l’olio al solfuro riferendo i risultati delle sue ricerche originali in tre memorie: «Contributo alla conoscenza dell’olio al solfuro»; «Sui metodi di purificazione degli olii al solfuro»; «Intorno a un nuovo reattivo dell’olio al solfuro».

Pubblicò ancora: «Sopra una nuova fibra tessile estratta dai peduncoli del ciliegio» e «Sulle adulterazioni dei generi alimentari e le frodi in commercio». Precedentemente, come si è detto, si era occupato anche di igiene pubblicando una memoria «Sulla diffusione del bacillo virgola nel suoli e nell’aria» e un manuale «Nociones de Higiene para las familias» destinato al Municipio di Salta.

Raggiunti i limiti di età, nel 1926 fu collocato a riposo, ma la sua forte fibra e la straordinaria lucidità di mente, gli permisero di frequentare ancora il suo prediletto Laboratorio, dove era accolto come maestro, e di far parte di commissioni di esami speciali e di laurea fin quasi alla vigilia della sua morte.

Giuseppe Testoni (1877-1957)

Nel 1926 al prof. Canzoneri successe il prof. Giuseppe Testoni. Nato a Ravenna nel 1877 si era laureato in Chimica Pura nell’Università di Bologna nel 1899. Era stato subito nominato Assistente nell’Istituto di Chimica Generale di Bologna, allora diretto dal grande Maestro Giacomo Ciamician, e si era subito distinto per le sue spiccate attitudini di sperimentatore, pubblicando lavori anche in collaborazione con i migliori allievi di Ciamician.

Dopo pochi anni passò ai Laboratori Chimici delle Dogane, dove si dedicò ai problemi pratici e complessi della Merceologia che venivano trattati in tali laboratori. Divenuto ben presto direttore del Laboratorio Compartimentale delle Dogane di Bologna, fu subito considerato uno dei più apprezzati direttori, non solo per la Sua valentia tecnica, ma anche perché in tale carica aveva saputo portare una nota di sereno equilibrio e di rara e signorile dirittura, ben difficile a riscontrarsi anche in tempi certamente migliori degli attuali.

Il posto di direttore di Laboratorio delle Dogane da lui coperto per oltre venticinque anni richiedeva, agli inizi di questo secolo, una rara competenza tecnica nel campo della Merceologia, in quanto occorreva conoscere le caratteristiche di tutte le merci che cominciavano ad affluire in grande quantità sul mercato italiano; soprattutto occorreva saper valutare le caratteristiche delle merci nel modo più rapido ed esatto, in quanto allora l’evitare agli industriali e ai commercianti non solo le lungaggini burocratiche, ma anche quelle dovute a motivi strettamente tecnici, era considerato un dovere fondamentale ed una forma di rispetto che i laboratori di Stato sentivano per i cittadini.

Fu certamente per questo che il prof. Testoni dedicò la maggior parte della Sua attività ad aumentare l’efficienza del Laboratorio di Bologna, mettendo a punto rapidi metodi analitici per il controllo delle merci. E’ proprio a questi particolari problemi che il prof. Testoni ha portato un concreto contributo pubblicando alcuni dei metodi da lui realizzati.

Ci limitiamo a ricordare a questo proposito i metodi analitici seguiti ancor oggi per un rapido riconoscimento di tracce di alcool metilico e di saccarina. Il primo di questi metodi ha contribuito ad eliminare rapidamente la pericolosa frode consistente nell’aggiunta di alcool metilico ai liquori, frode che in quel tempo era stata causa di gravi e ripetuti avvelenamenti collettivi. Il brillante metodo di riconoscimento dell’alcool metilico era basato sull’osservazione che l’attività ottica specifica del saccarosio in soluzione di alcool etilico e acqua varia nettamente in presenza anche di piccole quantità di alcool metilico.

Con alcuni di questi lavori il prof. Testoni aveva conseguito fin dal 1917 la libera docenza in Chimica bromatologia; nel 1928 vinse la Cattedra di Merceologia nell’Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Bari. Di lui si ricorda, fra l’altro la prolusione all’anno accademico 1928/29 svolta col titolo futuristico “Le merci sintetiche”, dedicata ai nuovi prodotti sintetici che stavano sostituendo molti materie prime e prodotti naturali. A Bari ebbe come assistente il dott. Walter Ciusa che lo avrebbe seguito a Bologna e che sarebbe tornato a coprire la stessa cattedra a Bari nel 1948.

Nel 1932 il prof. Testoni venne chiamato alla cattedra di Merceologia a Trieste e poi a Bologna, dove fondò l’Istituto di Merceologia dandogli un moderno indirizzo scientifico. Nell’insegnamento Testoni non considerò la Merceologia come una disciplina che si limita a descrivere le merci e si dedica ad indagini di carattere analitico nel pur importante settore delle frodi e falsificazioni, ma trasformò la Merceologia in una disciplina che si inserisce in tutti gli aspetti economici e sociali della vita moderna, un fecondo orientamento.

Il prof. Testoni fu nominato Rettore dell’allora Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Bologna e successivamente, quando tale Istituto divenne Facoltà universitaria, ne fu Preside per molti anni. Nella vita universitaria portò quella dirittura morale e quelle doti di equilibrio che lo avevano già reso benemerito come direttore del Laboratorio delle Dogane e nell’Università di Bari.

Il prof. Testoni era amico degli studenti; numerose generazioni di dottori commercialisti a Bari e Bologna devono proprio a lui la loro chiara impostazione professionale e tutti ricordano le sue lezioni, la sua rara modestia e la sua grande bontà. Quando, nel 1952, venne collocato a riposo per raggiunti limiti di età e fu nominato professore Emerito per le Sue insigni benemerenze scientifiche e didattiche, le spontanee manifestazioni che gli vennero tributate specialmente dagli ex studenti testimoniarono il grande affetto che Egli aveva saputo suscitare. Il prof. Testoni morì nel 1957.

Con la sua scomparsa la Scuola Merceologica italiana perde certamente il suo migliore cultore. La sua dipartita lascia un profondo e sincero rimpianto in tutti coloro che lo hanno conosciuto, in tutti anche perché, cosa rara, non ebbe alcun nemico. 

Rosario Biazzo (1878-1954)

Nel 1932 alla cattedra di Merceologia di Bari fu chiamato il prof. Rosario Piazzo. Nato a Vittoria, in provincia di Ragusa, il 4 marzo 1878, si era laureato a pieni voti assoluti in chimica pura presso l’Università di Catania nel 1901. Nello stesso anno venne nominato assistente di ruolo presso la cattedra di chimica generale dell’Università di Catania e lasciò questa carica nel 1905 per entrare a far parte degli allora Laboratori Chimici delle Gabelle, nei quali percorse tutta la carriera fino al grado di direttore del Laboratorio Compartimentale, che coprì a Napoli fino al 1928.

Nel 1922 aveva conseguito l’abilitazione alla libera docenza in chimica generale; nel 1928 in seguito a concorso venne nominato professore straordinario di Merceologia nell’allora Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Catania e nel 1931 conseguì le nomina a professore ordinario. A Catania nell’Istituto di Merceologia costituì il Laboratorio chimico e il Museo merceologico e trasformò in breve tempo la merceologia in una disciplina pratica, che venne intensamente vissuta dagli studenti, fra le attrezzature di un moderno istituto sperimentale.

Il prof. Biazzo, nonostante le difficoltà incontrate nella sistemazione del nuovo Istituto, continuò la propria attività scientifica e, mentre per la prima pubblicazione fatta a Catania dovette ricorrere all’ospitalità dell’Istituto di chimica generale, poté ben presto firmare i propri lavori col nome del nuovo Istituto da lui creato.

Nel 1932, chiamato alla cattedra di merceologia dell’Istituto di Scienze Economiche e Commerciali di Bari; affrontò il compito di riorganizzare l’Istituto di merceologia e di riordinare e aggiornare il Museo merceologico, in una sede ancora provvisoria. Nel 1936 poté vedere il proprio Istituto sistemato nella nuova e bella sede sul Lungomare della Vittoria, poi Largo Fraccacreta, in cui poté continuare la sua attività.

Purtroppo pochi anni dopo, in seguito agli eventi bellici, ebbe il dolore — che certamente influì sulla sua salute — di vedere letteralmente disperso e distrutto il materiale dell’Istituto da lui costruito con tanto amore, oltre che di vedere distrutta e saccheggiata la propria casa. Il prof. Biazzo fu posto fuori ruolo nel 1948 e in pensione nel 1953, quando già la sua salute era gravemente minata, dopo aver dedicato all’Università tutta la più profonda e appassionata attività. Morì poco dopo nel 1954.

La sensibilità e la passione del prof. Biazzo si sono manifestate specialmente nella sua attività didattica: oltre all’insegnamento della merceologia tenne per incarico per sei anni l’insegnamento della chimica per la Facoltà di Medicina, per un anno quello di Tecnica commerciale dei prodotti agricoli, per cinque anni quello di chimica generale per la Facoltà di Scienze e per cinque anni quello di chimica applicata per la Facoltà di Ingegneria.Fu preside della Facoltà di Economia e Commercio di Bari per due bienni consecutivi e, già fuori ruolo. tenne l’incarico della direzione della Biblioteca della Facoltà di Economia eCommercio dal 1949 al 1953. E’ stato collaboratore dell’Enciclopedia Italiana e autore di raccolte di lezioni.

A fianco di questa intensa attività di maestro apprezzato e ammirato sta la sua attività scientifica, iniziata fin da quando lavorava nei Laboratori Chimici delle Gabelle. Il suo interesse è stato principalmente dedicato a ricerche di carattere analitico e dalle sue pubblicazioni, oltre che dal ricordo di chi scrive, che ne fu assistente per due anni a Bari, emergono le sue spiccate doti di sperimentatore serio e rigoroso.

Nelle sue più importanti pubblicazioni Egli si è occupato specialmente del meccanismo di alcune reazioni analitiche dei grassi, dell’identificazione degli oli di colza e di arachide in miscela con l’olio di oliva, del dosaggio del rame e dell’acido fosforico, e di altri argomenti, che sempre hanno messo in evidenza le sue forti doti di analista. Peraltro, più che da tali memorie, Egli ha potuto manifestare le sue doti di ricercatore nel quotidiano e meno noto lavoro di pratica analitica che ha condotto ininterrottamente per circa 47 anni, prima nei Laboratori delle Dogane e poi in quelli Universitari, a contatto con i molteplici e sempre nuovi problemi dell’industria; è specialmente in questa attività che il prof. Biazzo ha lasciato un imperituro ricordo, anche perché alle capacità tecniche ha unito doti di eccezionale serietà e onestà, tali da farlo considerare una delle figure più rappresentative della Merceologia Italiana.

Walter Ciusa (1906-1989)

Il successore del prof. Biazzo, nel 1948, fu il prof. Walter Ciiusa; nato a Bologna, laureato in Chimica, è stato assistente di Merceologia a Bari dal 1928 al 1931 quando l’Istituto era diretto dal prof. Testoni; dello stesso professore è stato poi assistente nell’Università di Bologna. Coprì la cattedra di Merceologia della ormai Facoltà di Economia e Commercio di Bari nel 1948 come professore incaricato e dal 1949 come professore di ruolo.

Erano anni ruggenti, di ricostruzione di quanto distrutto dalla guerra, ma anche di grandi speranze; l’Istituto di Merceologia si trovava nell’attico del palazzo della Facoltà di Economia e Commercio, sul lungomare, e il laboratorio chimico aveva ancora le tracce dell’occupazione da parte dell’esercito inglese che lo aveva usato dopo la Liberazione di Bari nel 1943, per le proprie analisi.

Le riviste erano poche, anche se la biblioteca possedeva ancora libri e preziose collezioni raccolte dai professori che si erano succeduti a insegnare Merceologia dal 1886 in avanti; esisteva un ricco Museo merceologico; le apparecchiature erano antiquate; alcune erano ancora quelle che Ciusa aveva usato da assistente, anni prima. Il personale era poco, un assistente, Giuseppe Adamo, un ”tecnico”, Francesco Di Taranto, un “bidello” (mi viene da sorridere usando questi termini antiquati, di una università ormai scomparsa, ma che era tutt’altro che arretrata).

Eppure, anche in quelle condizioni di fortuna, il prof. Ciusa, con due libri fondamentali, pubblicati nel 1948 e nel 1954 — “I cicli produttivi e le industrie chimiche fondamentali”, e “Aspetti tecnici ed economici di alcuni cicli produttivi” — ormai purtroppo introvabili, impresse una svolta decisiva nel campo della Merceologia. Questa disciplina, insegnata per lo più da chimici nelle Facoltà di studi economici, per molti decenni si era arenata nella descrizione pura e semplice delle merci; Ciusa indicò che essa doveva dedicarsi piuttosto all’analisi dei “cicli produttivi”, intesi come processi di trasformazione delle risorse naturali in prodotti commerciali, da studiare nei loro bilanci di materia e di energia, con particolare riferimento al ruolo che il riutilizzo di scarti e sottoprodotti ha e avrebbe avuto nello stimolare innovazioni tecnologiche. Con questa impostazione il prof. Ciusa anticipava i problemi che sarebbero diventati centrali, alcuni decenni dopo, negli studi che si sarebbero chiamati “ambientali”.

Fra le molte ricerche sperimentali nel campo strettamente merceologico si possono ricordare quelle condotte da Ciusa su nuovi metodi di analisi fluorimetriche per svelare le frodi, che stavano dilagando negli anni cinquanta del Novecento, di molti prodotti commerciali, fra cui gli oli di oliva e le paste alimentari..

Nel 1953 il prof. Ciusa fu chiamato come professore ordinario di Merceologia nell’Università di Bologna, dove rimase fino alla pensione. Professore emerito, medaglia d’oro dei benemeriti della cultura, membro di varie accademie scientifiche fra cui quella Pugliese delle Scienze di Bari e quella delle Scienze di Bologna, merita di essere ricordato per molti contributi di avanguardia, come una interessante e originale analisi del “valore” delle merci, soprattutto alimentari, sulla base delle caratteristiche chimiche ed energetiche, anche in questo caso anticipando le ricerche sul valore in unità fisiche, che sarebbero state affrontate, da molti altri, negli anni successivi. In alcune ricerche, inoltre, Ciusa scoprì e descrisse il ruolo della vitamina B1 nei processi di transmetilazione, con speciale riguardo al ruolo biologico dei metili e dei radicali liberi, oggi divenuti tanto di moda.

Come docente il prof. Ciusa ha stimolato e sostenuto, con grande generosità, i giovani collaboratori e assistenti, molti dei quali hanno successivamente coperto cattedre universitarie nelle Università di Bologna, Bari, Pisa, Pescara, Lecce e altre. Come pochi altri studiosi ha sempre incoraggiato le ricerche dei suoi allievi anche in campi “eterodossi” rispetto agli orientamenti tradizionali della Merceologia, come l’utilizzazione dell’energia solare e la dissalazione delle acque, temi che molti ritenevano estranei alla Merceologia; sarebbe stato necessario aspettare gli anni recenti per vedere riconosciuta l’importanza dei concetti di “merce-energia” e di ”merce-acqua” che Ciusa aveva anticipato decenni fa.

Nel suo lavoro il prof. Ciusa ha sempre prestato grande attenzione agli aspetti storici dei fenomeni di produzione e consumo delle merci. Nel 1961 ha fondato la Società Italiana di Merceologia di cui è stato presidente per molti anni. Il prof. Ciusa ben appartiene a quella folla di docenti universitari che hanno insegnato a Bari con grande prestigio e il cui ricordo sarebbe motivo d’orgoglio per i cittadini pugliesi.

Giuseppe Adamo (1920-1967)

Il professor Giuseppe Adamo, nato a Sannicandro di Bari nel 1920, è stato uno dei primi laureati del corso di laurea in Chimica istituito nell’Università di Bari, durante la seconda guerra mondiale. Aveva avuto come primo maestro il prof. Riccardo Ciusa (1877-1965) titolare della cattedra di Chimica organica nell’Università di Bari del quale era stato successivamente, per qualche tempo, assistente. Iniziava così fra l’ormai anziano maestro e il giovane allievo una lunga e affettuosa collaborazione che si sarebbe protratta per molti anni anche dopo che, nel 1948, il prof. Adamo era diventato assistente alla cattedra di Merceologia dell’Università di Bari tenuta dal prof. Walter Ciusa (1906-1989).

Libero docente nel 1953, il prof. Adamo era stato incaricato di Merceologia nell’Università di Bari e, vincitore di concorso, nel 1964 era stato chiamato a coprire la seconda cattedra della stessa materia in quella stessa Università che lo aveva avuto come studente di Chimica. Aveva anche tenuto incarichi di “Chimica analitica” e di “Chimica applicata” presso la Facoltà di Scienze.

Il prof. Adamo aveva condotto, in parte in collaborazione col prof. Riccardo Ciusa, una serie di interessanti lavori di chimica organica, soprattutto sulla reazione di Doebner della quale aveva chiarito alcuni delicati passaggi. In una serie di ricerche di chimica analitica aveva studiato alcuni nuovi sensibili reattivi del calcio e di altri metalli ed aveva anche portato dei nuovi contributi alla chimica della reazione fra coloranti acidi e sali quaternari di ammonio.

La serie più interessante delle sue ricerche è quella che riguarda il campo più strettamente merceologico; gli studi sulle modificazioni chimiche subite dagli alimenti rientrano nel filone della più moderna ricerca merceologica. Partito dallo studio della struttura dell’amido e derivati studiò la variazione della trigonellina e dell’acido nicotinico nel caffè, te e cacao in diversi stati di preparazione; specialmente per il caffè esaminò l’effetto dei diversi gradi di tostatura arrivando a risultati che ebbero risonanza e che furono spesso citati anche all’estero.

La variazione di concentrazione dei due termini del sensibile sistema trigonellina-acido nicotinico fu seguita come criterio del grado di modificazione e alterazione anche in molti altri alimenti prima e dopo cottura e tostatura. La morte l’ha colpito mentre stava estendendo gli studi già iniziati sulle alterazioni subite dai grassi per autossidazione, un campo nel quale aveva già dato importanti contributi.

Con la prematura scomparsa, nel 1957, del prof. Adamo la Merceologia e l’Università perdono uno studioso diligente e sensibile ai problemi più moderni e un insegnante appassionato; molti chimici e molti laureati in Economia Commercio ne ricordano le lezioni precise alle quali il prof. Adamo dedicava la massima cura. I colleghi perdono un amico di carattere sensibile e cordiale, sempre presente nelle attività di Facoltà, nel lavoro in comune, nei congressi di Merceologia.

Ottilia De Marco (1934-2009)

Uno studioso non muore mai; può morire biologicamente ma il suo contributo resterà per sempre, fino a che esistono delle biblioteche, degli schedari — e fino a che funziona Internet. Questo vale certamente per Ottilia De Marco, professore emerito dell’Università di Bari. Nata nel 1934 a San Pietro Vernotico, orgogliosa della sua origine e cultura salentina, Ottilia De Marco ha affrontato presto le ricerche in quello che era l’Istituto di Merceologia di Bari ottenendo la libera docenza e raggiungendo la cattedra di professore ordinario di Tecnologia dei cicli produttivi. Questa disciplina, originariamente nata da una costola della Merceologia, la prof. De Marco ha saputo far diventare il centro di ricerche di rilievo internazionale, punto d’incontro e sintesi nei rapporti fra chimica, economia e ecologia. Ha infatti impostato i suoi corsi universitari e la sua ricerca sull’analisi dei “flussi” di materiali, di materie prime, di merci agricole e industriali, attraverso l’economia.

La Tecnologia dei cicli produttivi è così diventata, grazie a Ottilia de Marco, la sede di analisi della circolazione della materia e dell’energia dalla natura, ai processi di produzione, a quelli di “consumo”, tenendo conto che tutti i materiali entrati in ciascun processo “devono” ritrovarsi alla fine sotto forma o di beni fisici utili, di merci, o di residui e rifiuti, merci anch’essi, sia pure negativi, con cui fare i conti per la loro sistemazione finale ma anche da cui possibilmente trarre altre materie ed energie. Alcune sue ricerche sono state dedicate alla chemiurgia, la tecnica per la valorizzazione dei prodotti e sottoprodotti agricoli

Grazie ad Ottilia De Marco, la Tecnologia dei cicli produttivi ha così anticipato i problemi che sarebbero stati al centro dei dibattiti sul “riciclo” dei rifiuti, sugli effetti ecologici delle scorie della produzione e del consumo, insomma di molti aspetti dell’ambientalismo che spesso dimentica le vere radici, culturali e merceologiche, appunto, dei problemi con cui deve confrontarsi. Tanto che i lavori e contributi scientifici di Ottilia De Marco hanno destato attenzione e apprezzamento a livello internazionale e le sue pubblicazioni sono fra le poche italiane, citate negli studi sulla contabilità economico-ecologica.

Ma la curiosità e la passione di Ottilia De Marco andavano molto al di là degli interessi “ufficiali” scientifici e universitari. Dotata di una solida cultura umanistica, proveniente da buoni studi liceali, riconobbe presto che dietro “le merci”, oggetto dei suoi studi accademici, c’era anche un mondo di storia e di cultura. Si è così ben presto occupata di ricerche sulla storia delle merci, delle falsificazioni e frodi nell’antichità e nel Medioevo, tanto che le è stato affidato l’insegnamento di una disciplina, “Storia del commercio con l’Oriente”, poi inspiegabilmente scomparsa, con la quale mostrava il ruolo economico e politico che le merci hanno avuto nel passato, come oggetti di scambio economico, ma soprattutto come portatrici di conoscenze e di cultura attraverso i continenti.

La prof. De Marco era una riconosciuta autorità internazionale negli studi interdisciplinari sulla storia delle merci e delle frodi nell’antichità greco-romana e nel mondo ebraico e in quello islamico. L’importanza di tali studi appare in maniera ancora più evidente in questo periodo di lacerazione fra mondi e religioni e etnie; tutto il lavoro di Ottilia De Marco è stato infatti dedicato a riconoscere l’unità e la solidarietà fra culture e paesi anche lontani nello spazio e nel tempo, assicurate, nel corso di duemila anni, proprio dalla necessità di scambiare beni materiali, oggetti, merci, di diffondere conoscenze tecnico-scientifiche nella comune aspirazione a vivere e comunicare insieme. Ottilia De Marco ha messo così in evidenza che anche cose apparentemente banali, come gli oggetti di commercio, le spezie, le pietre preziose, i medicinali, lo zucchero, erano portatori di civiltà in quanto mezzi per soddisfare bisogni umani, uguali sotto tutti i cieli.

Questa passione Ottilia de Marco ha diffuso fra gli studenti, i cui interessi poneva al di sopra di qualsiasi problema personale, anche quando la sua salute ha cominciato a declinare, nella vita civile servendo in cariche di responsabilità nell’associazione Soroptimist, in varie associazioni scientifiche nazionali e internazionali, e negli impegni accademici; in tutte queste attività ha manifestato, anche quando ciò la metteva contro corrente, rigore, indipendenza, disinteresse e rispetto dei principi che l’hanno accompagnata per tutta la vita. Gaston Bachelard ha scritto una volta: “Immagino il paradiso come un’immensa biblioteca”. E’ certo che lei è là fra i libri che amava, con la sua grande curiosità, a completare gli studi che la malattia, invidiosa, l’ha costretta ad interrompere quaggiù.

Valeria Spada (1943-2012)

La prof. Valeria Spada, nata a Mantova il 23 marzo 1943, ha cominciato le sue ricerche di Merceologia quando le è stata affidata la tesi di laurea su un tema insieme storico ed economico, quello del commercio del pepe, un argomento che permetteva di ricordava che questa apparentemente modesta merce è oggetto di traffici che coinvolgono ancora oggi molti miliardi di dollari all’anno, esposti a sofisticazioni e frodi che potevano essere svelati con raffinati metodi merceologici e chimici. Il tema fu ripreso da Valerla Spada in un successivo articolo, quando ormai era entrata nella famiglia della Merceologia dell’Università di Bari.

Divenuta assistente, prima volontaria, poi di ruolo, di Merceologia ha condotto ricerche sulla storia delle disposizioni legislative nel campo degli alimenti, un tema che era stato affrontato anni prima proprio a Bari dal prof. Ciusa e che la prof. Spada ha approfondito ricostruendo le normative sull’igiene degli alimenti, partendo dal testo unico sanitario della fine dell’Ottocento e mettendo in evidenza che tali disposizioni legislative non sono mai state previste nell’interesse dei consumatori, ma nell’interesse dei produttori, a volta a volta agricoli o industriali; in particolare nel periodo fascista, il più ricco di norme sui prodotti alimentari. Ad esempio nel campo delle leggi sulle paste alimentari e sull’olio di oliva sono prevalse le norme a protezione dell’agricoltura fino a quando le potenti lobbies industriali non hanno mitigato il rigore di alcune di tali norme per poter vendere prodotti meno pregiati ma che assicuravano maggiori profitti.

Un altro esempio è offerto dall’evoluzione della normativa sui coloranti per alimenti, il cui fine era abbellire con il colore prodotti meno pregiati; la prof. Spada ha messo per esempio in evidenza che per molti decenni era ammessa la colorazione degli alimenti con i coloranti Sudan (allora chiamati più patriotticamente Somalia), solubili nei grassi,  che si sarebbero rivelati in seguito non solo nocivi ma alcuni cancerogeni, poi del tutto vietati.

Sempre nel campo dei prodotti alimentari la prof. Spada ha approfondito l’importante problema della concorrenza fra merci che occupano lo stesso mercato, analizzando le “forze” che hanno determinato il prevalere, ad esempio, degli oli di semi sull’olio di oliva, della margarina sul burro. Con cicli di crescita e declino governati non solo dal cambiamento dei prezzi, ma dai mutamenti delle tecnologie e da intenzionali disposizioni legislative che favorivano un prodotto rispetto ad un altro, norme che variavano, anche in questo caso, sotto la pressione, a volta a volta, di interessi agrari o industriali. Fin dall’inizio gli interessi di Valeria Spada sono stati rivolti agli aspetti, insieme, merceologici ed economici dei prodotti agricoli e agroindustriali, una attenzione culturale che l’avrebbe accompagnata anche negli anni successivi nell’Università di Foggia.

Un altro settore di ricerca di grande attualità è stato quello dell’analisi del “costo energetico” delle merci. Nel 1976, subito dopo l’inizio della prima crisi petrolifera, il problema del consumo dell’energia nella produzione delle merci era al centro dell’attenzione degli studiosi in tutto il mondo. La prof. Spada mise in evidenza che la misura del “valore” delle merci” sulla base di unità fisiche e non monetarie era un tema proprio degli studi merceologici, un aspetto della analisi dei cicli produttivi che consentiva di comprendere in quale maniera è possibile produrre merci con minore consumo di energia, e quindi con minore inquinamento.

Nel 1976 la prof. Spada spiegò, in un importante lavoro purtroppo sepolto in un volume di atti di un congresso di Merceologia, che l’analisi del costo energetico si presta ad errori e risultati contradditori se non vengono presi in esame tutti i fattori dell’intero ciclo produttivo. L’analisi fu poi applicata al ciclo produttivo della carta e fu approfondita nello studio del “valore naturale” delle merci e nelle successive ricerche sull’analisi del flusso di materia nei cicli produttivi come indicatore della qualità delle merci anche sotto l’aspetto della formazione di rifiuti inquinanti in ciascun ciclo produttivo.

La prof. Spada ha dedicato molte ricerche ai prodotti agroindustriali, con particolare attenzione a quelli pugliesi. Fra tali ricerche si possono ricordare quelle sugli amidi, destrine e derivati, sui prodotti di trasformazione del saccarosio, sui derivati della soia, sul miele, sui semi oleaginosi, sulle leguminose, sulle ciliegie, sul cartamo, sulle mandorle; in quest’ultimo caso, in particolare, la Spada studiò la crescita e il declino della produzione e del commercio delle mandorle pugliesi, sconfitte dalla concorrenza — ancora una volta il tema della concorrenza fra merci — della produzione di mandorle americane. Anche in questo caso le cause di tale sconfitta offriva indicazioni per una nuova politica agricola nazionale.

Fondamentale è anche il contributo della prof. Spada allo studio del ciclo del cloro, esposto in varie pubblicazioni e riassunto in un grosso volume che ha trattato, in maniera unitaria, le materie prime, i processi produttivi e la loro evoluzione storica e i principali derivati del cloro, con particolare attenzione a quelli che, a poco a poco, si sono rivelati nocivi per la salute e per l’ambiente. Non a caso il volume è stato citato in molti studi successivi sui bifenili policlorurati, sulle diossine, sui clorofluorocarburi che interagiscono con l’ozono stratosferico.

Il contenuto delle proprie ricerche la prof. Spada trasferì nei numerosi corsi di insegnamento che svolse nella Facoltà di Bari. La prof. Spada contribuì attivamente alla preparazione, allo svolgimento e alla pubblicazione degli atti del quarto congresso internazionale di Merceologia, svoltosi a Bari nel 1985 sul tema: “Merci per il futuro”. Al tema: “Merci per il futuro italiano” era dedicato il saggio che la Spada pubblicò nello stesso volume.

Nel 1999 la prof. Spada passò come professore ordinario alla cattedra di Merceologia dell’Università di Foggia; nella nuova sede volle iniziare i suoi corsi con una prolusione in cui passò in rassegna l’evoluzione della Merceologia e le prospettive che essa aveva alle soglie del XXI secolo. A Foggia continuò le ricerche sui carburanti e le merci ricavate dalla biomassa e fu per molti anni anche Preside della Facoltà di Economia.