SM 3632 — La carta — 2014

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Villaggio Globale telematico, Anno XVII – N. 65 – Marzo 2014 – http://rivista.vglobale.it/temi/853-i-materiali/la-carta-non-canta-più/la-carta-e-la-stampa/16428-la-carta-viene-da-lontano-ma-la-riciclata.html

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

La carta rappresenta una delle merci più importanti del mondo; nel 2013 la produzione e il consumo mondiali di carta e cartoni sono stati di circa 400 milioni di tonnellate. 

La prima attività di riciclo si può considerare l’utilizzazione degli stracci di tessuti di lino e di canapa nella produzione della carta. Una tecnica nota agli Arabi, poi trasferita intorno al 1200 in Europa. La carta è diventata però materiale e merce molto importante con l’invenzione della stampa a caratteri mobili nella metà del Quattrocento e si è di conseguenza raffinata, proprio in Italia, la tecnologia della utilizzazione degli stracci. Anche perché nello stesso tempo si diffondevano gli indumenti di tessuti di lino e cotone che, dopo l’uso, diventavano materia “seconda” per l’industria della carta. 

Il riciclo era così importante che le città produttrici di carta, come Parma e Lucca, vietavano espressamente l’esportazione degli stracci. Quando si è diffusa la peste dei primi del Seicento per evitare la diffusione del contagio gli indumenti usati venivano bruciati e così sono venuti a mancare gli stracci, con crisi per l’industria della carta privata della materia prima. La situazione è stata poi superata e più tardi definitivamente risolta con la possibilità di estrarre dal legno cellulosa da carta. 

Il ciclo produttivo della carta comincia con il legno degli alberi che viene scortecciato e, con vari trattamenti chimici, trasformato in una «pasta» costituita da cellulosa più o meno pura. Durante la produzione della pasta vengono eliminate le lignine e le emicellulose, che in parte sono recuperate e usate come fonti di energia, in parte sono fonti di inquinamento. A seconda dell’uso, la cellulosa è più o meno sbiancata con sostanze ossidanti, poi addizionata con sostanze coloranti, con sostanze che impartiscono la patina lucente, con collanti; le fibre di cellulosa della pasta da carta sono poi sospese in acqua, stese su apposite macchine, compresse e asciugate in forma di carta e cartoni piani e ondulati, eccetera; talvolta i fogli di carta vengono stratificati con materie plastiche. 

La carta è una merce dalla vita breve; dopo l’uso viene buttata via e in genere finisce nelle discariche o negli inceneritori. E il ciclo ricomincia col taglio di altri alberi, con altre operazioni spesso inquinanti, con la produzione di nuova carta e così via. Da anni c’è un forte movimento per la raccolta differenziata della carta, invece di buttarla in mezzo agli altri ingredienti del pattume; addirittura ci sono programmi internazionali che si pongono come obiettivo il riciclo di una forte percentuale della carta usata. 

Nel 2008 l’Italia ha recuperato come carta da macero circa la metà della massa di carta e dei cartoni usati, circa 12 milioni di tonnellate all’anno, il che significa che oltre 6 milioni di tonnellate di carta usata sono stati «perduti» nelle discariche e fra i rifiuti. L’esiguità della raccolta separata di carta straccia ha varie cause. Innanzitutto la scarsa informazione dei consumatori: non tutta la carta straccia è accettata dalle cartiere che producono carta riciclata, trattando soltanto carta straccia con qualità e caratteristiche merceologiche ben precise. Tanto è vero che il prezzo della carta da macero varia molto da quello della carta bianca pulita di buona qualità, come i ritagli delle tipografie o la carta delle stampanti dei calcolatori elettronici, ai pochi centesimi di euro al chilo per i cartoni. La cartaccia mista della raccolta domestica vale praticamente niente e talvolta si deve pagare perché qualcuno venga a ritirarla. Anche il consumatore deve perciò imparare a separare i giornali dalla carta sporca e unta, a evitare la contaminazione della carta usata con la plastica o con la carta sporca del toner delle fotocopiatrici. 

La raccolta separata della carta usata e il riciclo della carta sono operazioni virtuose perché con esse si tagliano meno alberi, si inquina di meno, si crea occupazione nei servizi di raccolta e vendita della carta straccia, c’è meno bisogno di discariche e inceneritori, si spende meno per importare materie prime. Il successo del riciclo, d’altra parte, dipende dall’interesse dell’industria cartaria e tipografica per l’acquisto di carta riciclata. 

Il consumatore si trova di fronte a due alternative: da una parte è indotto a considerare ecologicamente lodevole l’acquisto di giornali, riviste, quaderni fatti di carta riciclata; dall’altra, vorrebbe capire meglio se ci sono imbrogli e frodi anche in questo commercio. Negli Stati Uniti e in altri paesi, la qualità della carta «riciclata» è chiaramente specificata: per esempio viene specificato che una carta «riciclata» è fatta con il 30% di carta post-consumer (cioè proveniente dalla raccolta separata di carta o cartoni usati) e con il 70% di carta riusata quando era ancora bianca e non inchiostrata, costituita da ritagli di tipografie, giornali, eccetera. 

Anche in Italia molti vorrebbero sapere come è fatta la carta «riciclata» che acquistano, anche perché alcuni processi di riciclo, cioè di trasformazione della carta usata e sporca in carta nuova, sono inquinanti e forniscono una carta nella quale possono restare residui di sostanze indesiderabili. Insomma anche le operazioni di riciclo si prestano a frodi, se non vengono rispettate delle norme di qualità ben precise e, soprattutto, se non vengono fatti adeguati controlli merceologici di laboratorio. Tanto più che alcune norme impongono alla pubblica amministrazione l’obbligo di acquisti «verdi», cioè di carta riciclata. 

Purtroppo siamo ancora arretrati sul piano della ricerca scientifica, merceologica e chimica: alcuni laboratori universitari sanno analizzare la qualità della carta nuova, ma non sono in grado di rispondere a chi chiede se la carta acquistata come «vergine»è stata fabbricata addizionando fraudolentemente carta riciclata, o, viceversa, con quale e quanta carta straccia è stata fatta una carta venduta come «riciclata».