SM 3569 — Eccedenze di zolfo da recupero — 2013

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 25 giugno 2013

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 La difesa dell’ambiente non comporta soltanto dei costi per la collettività; anzi spesso è una fonte di guadagno privato e collettivo se dalla depurazione delle sostanze inquinanti si recupera qualcosa di vendibile. Con cautela, però, perché la quantità delle merci recuperate dai processi di depurazione può anche essere troppa, rispetto alle richieste del mercato e dell’industria. E’ il caso dello zolfo che le raffinerie di petrolio “devono” separare dai prodotti petroliferi per rispettare le norme internazionali: durante la combustione, infatti, lo zolfo presente nei combustibili si trasforma in anidride solforosa e in anidride solforica che a loro volta, con l’umidità, generano acido solforico, una sostanza corrosiva per i metalli esposti all’aperto e per l’esterno degli edifici, oltre a vari altri composti solforati nocivi per la salute.

Anche il gas naturale estratto da molti giacimenti ha un elevato contenuto in zolfo che deve essere eliminato prima che questi gas siano immessi nelle reti di distribuzione. Dai processi di depurazione si ottiene zolfo puro; altro zolfo si ricava allo stato puro dalla depurazione dei fumi che si liberano nell’estrazione di rame e ferro dai rispettivi solfuri. Insomma, tutte queste operazioni ecologiche contro l’inquinamento dell’aria producono crescenti quantità di zolfo.

Come sono lontani i tempi in cui solo la Sicilia produceva il prezioso zolfo che era avidamente richiesto dall’industria britannica nella metà dell’Ottocento; allora i baroni proprietari delle miniere di zolfo potevano fare il bello e il cattivo tempo con i prezzi al punto da indurre il governo inglese a mandare la flotta davanti a Palermo per imporre al Regno delle Due Sicilie dei limiti alla speculazione dei suoi sudditi. Per ribellarsi al monopolio dello zolfo siciliano gli industriali inglesi svilupparono delle tecniche per recuperare zolfo dai fumi inquinanti della lavorazione delle piriti, i solfuri di ferro spagnoli, e altre tecniche per recuperare altro zolfo dalla depurazione dei fanghi che si formavano nel processo di produzione della soda.

Insomma già nella metà dell’Ottocento venivano usati processi di depurazione di residui e rifiuti che fornivano, come sottoprodotti una merce preziosa vendibile con un guadagno che copriva i costi. Il quadro cambiò bruscamente quando un ingegnere tedesco, Herman Frasch (1852-1914), emigrato negli Stati Uniti, inventò un sistema con cui era possibile estrarre allo stato liquido lo zolfo da giacimenti sotterranei presenti lungo la costa del Golfo del Messico, nello stato della Louisiana.

Questo Frasch era un personaggio straordinario, specialista di trattamento ed estrazione del petrolio, negli anni novanta dell’Ottocento era già diventato ricchissimo vendendo ai magnati del petrolio una sua invenzione. Quando seppe che era stato trovato un giacimento di zolfo puro, frammisto ad acqua e sale, a circa 100 metri di profondità e che varie imprese erano fallite nei tentativi di portarlo in superficie, pensò di applicare le sue conoscenze petrolifere allo zolfo. Lo zolfo è un metalloide solido a temperatura ambiente, che diventa liquido a 114 gradi Celsius; Frasch costruì una “sonda” costituita da tubi concentrici. Attraverso uno di questi veniva inviata sotto pressione acqua surriscaldata a temperatura superiore a quella di fusione dello zolfo; lo zolfo, divenuto liquido in profondità, veniva pompato in superficie dove si recuperava allo stato solido e ad alto grado di purezza.

Lo zolfo Frasch costava così poco da costringere alla chiusura le miniere siciliane; il processo è stato applicato in altri paesi come la Polonia. Dopo il graduale esaurimento dei giacimenti sotterranei di zolfo, l’età dello zolfo abbondante è continuata grazie alla crescente estrazione, dalla metà del Novecento, di petrolio e gas naturale contenenti zolfo, da cui lo zolfo doveva essere eliminato per motivi ecologici e recuperato in forma vendibile. Anzi, il petrolio e il gas che venivano estratti dai giacimenti più profondi avevano un maggiore contenuto di zolfo per cui da alcuni decenni le norme antinquinamento fanno sì che la produzione di zolfo di recupero aumenti continuamente e sia superiore alla richiesta del mercato mondiale che si aggira intorno a 70 milioni di tonnellate all’anno, e ogni anno si accumulino scorte di zolfo invenduto.

I principali usi dello zolfo sono nell’industria chimica per la produzione di acido solforico richiesto nella fabbricazione di concimi e nella raffinazione del petrolio. Una parte dello zolfo è richiesto nelle coltivazioni agricole perché lo zolfo è essenziale per tutti i processi vitali vegetali ed animali; nel corpo umano, che ne contiene lo 0,25 % in peso, deve essere apportato con la dieta. Lo zolfo trova impiego nella vulcanizzazione della gomma e in molti altri campi industriali.

Che fare dello zolfo in eccesso ? Già lo zolfo viene addizionato in piccole quantità al bitume per la pavimentazione stradale o al calcestruzzo, con effetti apparentemente benefici per le costruzioni, Bisognerebbe trovare altre applicazioni dello zolfo e qualsiasi efficace nuova invenzione sarebbe benvenuta. Bisogna partire dalle proprietà dello zolfo, guardarsi intorno e vedere dove può risultare utile.  Qualcuno ha qualche idea ?