SM 3547 — Azoto nemico e amico — 2013

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 23 aprile 2013 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Dopo l’incidente, con incendio e esplosione, in un deposito di concimi azotati a West, un piccolo paesino dell’immenso Texas, lo stato agricolo e industriale degli Stati Uniti, non fanno meraviglia le solite accuse “alla chimica”. Qualche tempo fa in questa pagina si parlò dell’azoto “amico e nemico”: amico in quanto indispensabile nutrimento per qualsiasi vegetale e per la vita stessa, e nemico per i suoi effetti di eutrofizzazione dei fiumi e dei mari con alterazione di molti equilibri ecologici. Oggi, dopo l’incidente di West si può parlare di azoto “nemico e amico”. 

La sera di mercoledì 17 aprile 2013 a West si è verificato un incendio di un serbatoio di ammoniaca anidra, seguito dall’esplosione di un deposito di nitrato di ammonio. Le due sostanze sono i principali concimi azotati prodotti e usati nel mondo in ragione di alcune centinaia di milioni di tonnellate all’anno, indispensabili per sfamare, e neanche tanto bene, settemila milioni di abitanti della Terra. 

Certo l’ideale sarebbe produrre alimenti “senza chimica”, come alcuni volonterosi talvolta chiedono, ma questo è stato possibile fino all’inizio dell’Ottocento, quando i campi erano concimati soltanto con gli escrementi umani e animali, oppure coltivando piante leguminose, come fagioli e piselli o erba medica, che riescono a produrre le proprie proteine traendo, per via biologica, azoto dall’aria. E’ stato il chimico tedesco Justus Liebig (1803-1873) a chiarire che le piante crescono “portando via” dal terreno azoto e incorporandolo nelle proprie proteine, le sostanze nutritive indispensabili per la vita umana,.e a spiegare che gli alimenti per una popolazione crescente avrebbero potuto essere assicurati soltanto conservando la fertilità dei terreni con l’aggiunta di concimi “artificiali”. 

Dapprima quelli disponibili in natura, il nitrato di sodio del Cile e il guano (escrementi animali essiccati al sole) nel Peru. Ma anche quelli non bastavano e la vero soluzione si è avuta nei primi anni del Novecento quando i chimici tedeschi Fritz Haber (1868-1934) e Carl Bosch (1874-1940) hanno scoperto il processo di sintesi che trasforma il gas azoto, presente nell’aria, per reazione con l’idrogeno, in ammoniaca e nei suoi sali come il solfato di ammonio, nei derivati come l’acido nitrico e i nitrati, e in urea. Le piante assorbono l’azoto dal terreno se questo elemento si trova in forma di sali dell’acido nitrico, i nitrati, che però, essendo molto solubili nelle acque, sono suscettibili di essere portati via dalle piogge; altro acido nitrico può essere ottenuto usando come concime i sali dell’ammoniaca che, più lentamente, si trasformano in nitrati ad opera di speciali batteri; l’urea svolge la sua funzione di concime perché si trasforma lentamente nel terreno in sali dell’ammoniaca i quali si trasformano in nitrati: si dice che l’urea è un concime a lento effetto e quindi può essere applicata al terreno fin dalla prima fase vegetativa. Anche se le cose sono più complicate, come spiega bene il bel volume di Marino Perelli, “Nutrire le piante”, edizioni Arvan di Mira (VE).

Il nitrato di ammonio, un solido granulare, è un sale dell’ammoniaca che contiene, insieme, azoto nitrico a rapido effetto e azoto ammoniacale a più lento effetto, con l’unico inconveniente che deve essere trattato con grande precauzione perché è anche esplosivo; anzi come tale è usato nelle miniere e addirittura come propellente per missili e razzi. La West Fertilizer Company, dove è avvenuta l’esplosione prima citata, era sostanzialmente un magazzino contenente alcune centinaia di tonnellate di nitrato di ammonio e di ammoniaca anidra, la forma in cui l’ammoniaca può essere applicata direttamente nel terreno. Gli incidenti nelle fabbriche o nei depositi di nitrato di ammonio, con effetti devastanti, sono stati molte diecine in molte città e porti. 

Vogliamo prendercela con Liebig e Haber  e Bosch perché erano dei chimici, o con i concimi perché sono prodotti chimici ? o questa recente tragedia industriale deve spingerci a elaborare migliori sistemi di controllo e di sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni che inevitabilmente si trovano nelle vicinanze delle fabbriche ? A questo fine sarebbe utile che gli abitanti di un territorio conoscessero quali produzioni e depositi di prodotti pericolosi si trovano nelle vicinanze, che cosa contengono, quali precauzioni devono essere note agli amministratori locali in modo da attenuare i danni di incidenti ? Informazioni e controlli che non piacciono agli imprenditori, i quali non hanno nessuna voglia di raccontare quello che fanno e di sottostare a ispezioni, ma che dovrebbero essere reclamati ad alta voce dalle popolazioni per non doversi piangere addosso in caso di incidenti. 

Informazioni e controlli nei quali i chimici hanno (avrebbero) un ruolo fondamentale, grazie alle loro conoscenze e col lavoro nei loro laboratori. Ma al di là del chiacchiericcio sulla chimica verde e sostenibile, i chimici nelle Università e le loro società scientifiche fanno abbastanza per diffondere una cultura popolare che aiuti a convivere bene con “la chimica” ?