SM 3544 — Paolo Soleri (1919-2013): un ricordo — 2013

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Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

Il 9 aprile 2013 è morto, in una cittadina del Sud degli Stati Uniti, Paolo Soleri. Era nato a Torino nel 1919 e, fresco di laurea in architettura, si era trasferito, e va nel deserto dell’Arizona a conoscere una celebrità internazionale, come Frank Lloyd Wright, che aveva “disegnato” edifici famosi, perfino sul Canal Grande a Venezia, e che aveva progettato un grattacielo alto due chilometri, e che si era ritirato a studiare proprio in quel deserto bellissimo vicino al Grand Canyon, in mezzo ad albe e tramonti indescrivibili. E immaginate che quel giovane architetto, Paolo Soleri, sogni di costruire in quel deserto un villaggio e poi una città, integrati nelle ondulazioni del terreno, “copiando” le tecniche e i materiali che i nativi avevano usato migliaia di anni prima dell’arrivo degli invasori europei.

Dopo un soggiorno in Italia, nel 1956 Soleri è tornato in quel deserto per fondarvi una comunità, chiamata Arcosanti, ispirata ad una nuova visione del mondo, la “Arcologia” — un termine nato dalla fusione di architettura e ecologia — teorizzata in un libro intitolato “Una città a immagine dell’Uomo”, pubblicato nel 1969 (e, per quanto ne so, non tradotto in italiano), molto prima che l’ecologia diventasse la nota moda che conosciamo noi. Arcosanti ha cominciato ad attrarre volontari che, pietra su pietra, hanno costruito la città e i servizi che possono, oggi, ospitare, seimila persone. Ci volevano dei soldi e Soleri li ha trovati fra alcuni sostenitori e vendendo i prodotti di una straordinaria attività artigianale, le “campane che suonano col vento”, fatte di ceramica e bronzo e fuse in stampi ricavati scavando buchi nella stessa terra dell’Arizona, e poi con i suoi libri e documentari. Poi è arrivato l’entusiasmo per le sue idee e le mostre di Arcologia hanno cominciato a circolare nel mondo, destando sorpresa e entusiasmo. (L’intera storia è raccontata nel sito Internet: www.arcosanti.org). Soleri ha scelto come missione la diffusione della passione, fra studenti e ricercatori, per il lavoro e la sperimentazione della sua “utopia”. Che tanto utopia non è: basta guardare le città reali con i loro problemi di congestione del traffico, inquinamento e affollamento, basta verificare come la vita nelle città reali influenza negativamente le condizioni umane, fa crescere l’aggressività e la violenza, per rendersi conto che bisogna pur cominciare a cambiare.

L’”arcologia” propone delle città — ma sarebbe meglio chiamarle “comunità di persone” — nelle quali la priorità è data al benessere, alla salute fisica e mentale, alla bellezza della vita. La “terra” offre grandi, spesso grandissimi, spazi per muoversi, spazi per ottenere alimenti, piante ombrose, offre fonti di energia, la possibilità di ottenere e conservare l’acqua anche quando le piogge sono limitate, offre la possibilità di smaltire e riciclare i rifiuti. Voi, lettori, che non potete fare a meno di andare a comprare il giornale all’edicola all’angolo della strada senza la vostra adorata automobile, non andate ad Arcosanti: non è fatta per voi. Ma voi, lettori, forse un giorno vi accorgerete che non c’è più spazio per spostare o  parcheggiare la vostra adorata automobile, che l’inquinamento provoca malattie e perdita di giornate di lavoro e spese, che siete costretto a “perdere” ore e ore della vostra vita per spostarvi da un posto all’altro. Quel giorno comincerete a chiedervi se non è possibile vivere in qualche altro modo. E, badate bene, non è necessario costruire una città “arcologica” nel deserto dell’Arizona. I paesi e i villaggi del nostro Mezzogiorno erano stati edificati, dai nostri predecessori, con criteri “arcologici” anche se non avevano letto gli scritti di Soleri. Strade nelle quali ci si poteva muovere e incontrare con gli altri abitanti, sistemi “naturali” per avere le case calde d’inverno e fredde d’estate,metodi di raccolta delle acque e riutilizzazione dei rifiuti, li trovate in tante nostre città, snaturate poi dall’invasione del brutto cemento e delle automobili. Soleri con la sua “arcologia” non propone un ritorno alle caverne, ma anzi un salto nel futuro, l’utilizzazione al massimo e al meglio delle risorse che la tecnica oggi offre, messe “al servizio” dell’Uomo (lo scrivo, come fa Soleri, con la “U” maiuscola).

Un ruolo centrale hanno gli architetti e gli inventori: come orientare le case per avere la massima luce senza ricorrere all’illuminazione elettrica tutto il giorno, come integrare negozi e uffici e servizi in mezzo alle abitazioni, come disporre le finestre per guardare la natura circostante, come avere informazioni e divertimenti senza stare incollati per ore davanti alla televisione. Il tempo risparmiato nella razionalizzazione della vita quotidiana, la ricchezza guadagnata parlando con i vicini senza telefoni cellulari, rende meno necessario lo spreco di merci e di aggeggi e di energia che ci costringe a sempre nuove schiavitù, a crescenti spese e ad un effettivo impoverimento individuale.Ai venditori di sprechi e di superfluo non piace, probabilmente, oggi, la proposta  “arcologica”, ma Soleri pensa al futuro, ad un giorno in cui le nostre città e l’attuale “economia” subiranno un collasso dovuto alla scarsità di spazio, di acqua e di energia e in cui bisognerà cercare la liberazione in nuovi rapporti fra la vita individuale, quella sociale, la vita e le risorse della natura.

Quel giorno ci accorgeremo che è possibile costruire delle “Arcosanti” non solo nell’Arizona, ma nelle terre meno abitate anche vicino a noi, nell’altopiano della Murgia, nelle valli della Basilicata e del Molise. Chi sa che qualche nostra università non mandi qualche suo studente a visitare Arcosanti (Arizona) per studiare come trasferire la sua “realistica utopia” in qualche Arcosanti (Puglia).