SM 3533 — Speranze ecologiche — 2013

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 19 marzo 2013 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Chi si occupa di ecologia ha motivo di rallegrarsi perché il nuovo Papa ha assunto il nome di Francesco, il santo che il Papa Giovanni Paolo II nel 1979 ha proclamato “patrono dell’ecologia”, perché ha onorato la naturacome un dono meraviglioso dato da Dio al genere umano”.  L’idea di considerare San Francesco come anticipatore dell’attenzione ambientale che sarebbe venuta sette secoli dopo, risale ad uno storico americano del Medioevo, Lynn White (1907-1987). In un articolo del 1967 sulle radici culturali dell’ecologia White ricordò che nella tradizione giudaico.cristiana “l’uomo”, secondo il primo racconto della Genesi, viene invitato a “dominare su tutti gli esseri viventi” e che il cammino delle società occidentali si è svolto in un continuo dominio del mondo della natura; dalla caccia, allo sfruttamento delle acque e delle piante e delle foreste, per motivi puramente economici, spesso giustificato basandosi proprio sull’invito divino della Genesi. 

White concludeva che san Francesco è stato il primo cristiano a porre gli esseri umani sullo stesso piano delle altre creature:.il lupo e gli uccelli, ma anche delle cose inanimate come l’acqua o i corpi celesti, non esseri da soggiogare, ma sorelle e fratelli, e proponeva che fosse proclamato “patrono dell’ecologia”, cosa che sarebbe stata fatta appunto nel 1979. Anche nella liturgia cattolica per secoli la creazione è stata letta attraverso il primo capitolo del libro della Genesi. Ma nella Bibbia esiste un secondo racconto della creazione, che si considera redatto un paio di secoli prima dell’altro, secondo cui Dio pone l’uomo nel giardino dell’Eden, ricco di ogni pianta e animale, chiedendogli di coltivarlo e custodirlo (Genesi 2, 15). 

In tempi recenti, soprattutto con il papa Benedetto XVI, la Genesi viene finalmente citata leggendo questo secondo racconto e ricordando l’invito a “custodire e coltivare la Terra”; del resto già nel 1971 il Papa Paolo VI aveva chiamato l’aria e l’acqua ”creature anch’esse”. E’ a mio parere un buon segno che, in uno dei suoi prima interventi, spiegando ai giornalisti perché ha scelto come nome quello di san Francesco, il nuovo Papa lo abbia citato come “l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”, aggiungendo “in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no ?”. E’ vero, il nostro rapporto con l’ambiente effettivamente non è tanto buono e proprio nei due inviti, alla pace e alla rispettosa custodia, all’amore, anche, del creato, sta la vera soluzione per migliorare le nostre relazioni con lui, per attenuare i guasti ambientali. 

Quanto alla povertà non si tratta di spogliarsi di tutto e di mendicare per le strade; sono già fin troppi le donne e gli uomini, i vecchi e i bambini, oltre mille milioni nel mondo, che sono “poveri” in senso letterale; si tratta di ripensare i bisogni e i mezzi per soddisfarli in una prospettiva di giustizia e di pace, per ripetere il nome del Consiglio vaticano e delle molte iniziative, cristiane, ma non solo, ispirate alla frase di Isaia: “la pace è figlia della giustizia”. Gli esseri umani hanno dei bisogni che sono veri diritti: cibo e acqua per soddisfare la fame, abitazioni dignitose, istruzione e difesa della salute, e tutti questi possono essere soddisfatti con cose materiali ottenute trasformando le risorse naturali mediante un dignitoso lavoro umano. 

Poi esistono bisogni e desideri artificiali da soddisfare con merci sempre più costose ed inutili, proposte con le raffinate arti della pubblicità, inventate da imprese il cui fine è produrre soldi che consentono a un ristretto numero di persone di possedere beni sempre più costosi, sempre più inutili; nello stesso tempo milioni di persone si affannano e si svenano, talvolta corrompono e rubano per ottenere denaro per conquistare anche loro una parte dei nuovi “esseri ostili”. Si allarga così il divario fra ricchi e poveri all’interno degli stati, fra gli stati del mondo; da qui i continui conflitti per la conquista violenta di materie prime. Non si tratta di considerazioni etiche; la corsa al possesso di cose inutili, spesso dannose, comporta anche un impoverimento e una contaminazione delle risorse naturali. Un semplice bilancio, che l’ecologia consente di fare, fra le risorse agricole, forestali, minerarie, energetiche, di acqua, disponibili e quelle che continuamente vengono sottratte per soddisfare le richieste di merci e servizi dei paesi più ricchi, mostra che solo con un contenimento degli sprechi dei ricchi è possibile lasciare ai veri poveri della Terra una parte dei beni della natura, sollevarli dalla loro indigenza, realizzare una giustizia indispensabile per salvaguardare il pianeta e diffondere la pace. 

Un’ultima osservazione: che il Papa Francesco si sia diplomato in chimica ha destato in tutto il mondo fra i chimici, credenti e non credenti, una notevole eccitazione; i chimici (sono un chimico anch’io) nei loro blogs hanno inserito commenti favorevoli, o almeno curiosi, convinti come sono che una educazione alla comprensione delle leggi della chimica e della loro armonia aiuti comunque. Anche questo un segno dei tempi.