SM 3528 — Per chi suona — 2013

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 5 marzo 2013 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nei due mesi passati dall’inizio del 2013 la cronaca ha dovuto registrare altri morti sul lavoro, fra cui un altro all’Ilva di Taranto; due processi contro i responsabili della società Eternit di Casale Monferrato e ThyssenKrupp di Torino, riguardavano altri morti sul lavoro, rispettivamente nella fabbrica in cui si lavorava amianto e nella fabbrica di acciai inossidabili. Quest’ultima a Torino aveva avuto una tormentata storia: originariamente Fiat, poi Teksid, poi Industria Acciai Inox IAI, poi Finsider, poi Acciai Speciali Terni, poi ThyssenKrupp, poi venduta nel 2009 alla finlandese Outokumpu, poi chiusa. Fabbrica venduta con tutti i suoi operai e il suo passato e le sue tecnologie, come si vende un sacco di patate, sacco buttato via quando non serve più al potere finanziario. 

Nel caso della ThyssenKrupp il nome evoca anche altre lontane storie di dolore operaio, non legate, se si vuole, agli eventi odierni ma che forse è bene non dimenticare. Thyussen e Krupp sono i nomi di due famose potenti famiglie tedesche di produttori di acciaio, le cui società sono state per molti anni concorrenti e si sono poi fuse nel 1999. La più antica è la società fondata nel 1811 a Essen da Friedrich Krupp (1787-1829), passata poi di padre in figlio fino al nipote Friedrich Alfred (1854-1902) che morì suicida nel 1902. La società fu ereditata dalla figlia sedicenne Bertha (1886-1957) che sposò Gustav von Bohlen (1870-1950), un nobile tedesco che potette aggiungere al suo nome quello dei Krupp per concessione dell’imperatore di Germania Guglielmo secondo. Gustav Krupp ricambiò il favore mettendo al servizio dell’imperatore e delle sue guerre la più potente fabbrica di acciaio e di armi del mondo. 

I “cannoni dei Krupp” (è il titolo di un libro dello storico americano William Manchester, tradotto in italiano da Mondadori) permisero all’alleanza austro-tedesca di condurre per cinque anni, dal 1914 al 1919, la devastante guerra che sarebbe stata chiamata “prima guerra mondiale”.. Finita la prima guerra mondiale la Krupp ebbe un momento di difficoltà ben presto superato con i programmi di riarmo avviati dopo la salita al potere di Hitler nel 1933. Gustav Krupp dapprima tiepido verso i nazisti, ne divenne un fervente sostenitore quando si rese conto che il nuovo regime col suo militarismo assicurava fiorenti affari e aboliva i sindacati. Il primogenito di Gustav Krupp, Alfried (1907-1967), entrò nella società nel 1936 e ne fu diligente dirigente, collaborando con i nazisti nella preparazione della macchina bellica che avrebbe fornito alla Germania nazista, nella seconda guerra mondiale (1939-1945), acciaio, cannoni, carri armati. Collaborazione ricambiata perché Hitler nel 1943 emanò una legge che assicurava alla famiglia per sempre la proprietà della grande società. 

La Krupp si appropriò di importanti fabbriche nelle zone occupate dai nazisti; nella grande fabbrica di Essen furono impiegati gratis lavoratori schiavi, uomini e donne, anche ragazzine giovanissime, ebrei, prigionieri di guerra, deportati, tratti dai campi di concentramento e sfruttati fino a che morivano. Alla fine della guerra Alfried Krupp e alcuni suoi collaboratori furono processati a Norimberga da un tribunale americano per crimini di guerra e contro l’umanità: gli atti del processo sono disponibili in Internet. Krupp fu condannato il 31 luglio 1948 a dodici anni di carcere e al sequestro del patrimonio. 

Il 12 marzo 1949 i sovietici decretarono il blocco di Berlino e il 24 giugno 1950 i nordcoreani schierarono i potenti carri armati di produzione sovietica al confine con la Corea del Sud. Un’ombra di guerra si stendeva di nuovo sul mondo e all’Occidente occorreva la collaborazione dei tecnici e delle industrie tedesche, del popolo tedesco, per fermare “il comunismo”; il 10 febbraio 1951 Krupp e i suoi complici furono liberati e il patrimonio fu restituito. 

La storia della famiglia Thyssen fu un po’ diversa. Fritz Thyssen (1873-1951), erede dell’altra grande industria tedesca dell’acciaio, fondata nel 1891, fu dapprima un fervente sostenitore dell’ascesa al potere di Hitler contando sul suo autoritarismo nel fermare i comunisti e i sindacati. Thyssen, che era un cattolico, si dissociò poi a poco a poco dal partito nazista dopo che era cominciata la persecuzione degli ebrei e fu anche arrestato con la moglie e inviato in un campo di concentramento nazista; la sua vita fu risparmiata e fu liberato dagli Alleati nel 1945. Per la sua adesione al nazismo se la cavò con una multa in denaro. La società col suo nome riprese le attività fino a fondersi con la Krupp. 

Direte che qualcuno deve pur produrre acciaio e armi e strumenti di morte; che le morti degli operai schiavi ebrei nelle fabbriche Krupp, sessant’anni fa, non sono confrontabili con quelle dei sette operai investiti da un getto di olio bollente nell’acciaieria ThysenKrupp di Torino, però ogni volta che una campana suona per la morte di qualsiasi lavoratore in qualsiasi fabbrica o cantiere suona per tutti i lavoratori del mondo.