SM 3527 — Vostok — 2013

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 26 febbraio 2013 

Giorgio Nebbia  nebbia@quipo.it

Vostok è un nome che dice poco alla maggior parte delle persone; ma che fa balzare il cuore in gola a chi si occupa di clima e di ambiente perché offre la risposta alla conoscenza della composizione dell’atmosfera terrestre nell’ultimo milione di anni. Vostok è una base di ricerca internazionale posta su un altopiano a circa 3700 metri di altezza sul livello del mare, in mezzo ai ghiacci dell’Antartide, a circa 1500 chilometri di distanza dal Polo Sud..Vostok significa, in russo, “est”, “orientale” e la base antartica è stata chiamata così per ricordare la nave, dello stesso nome, della flotta imperiale russa, comandata dall’ammiraglio Faddey Bellinsgauzen (1778-1852), che esplorò nel 1820 le coste del continente antartico. 

L’Antartide, in seguito ad un trattato internazionale, non ”appartiene” a nessun paese ed è sede di stazioni di ricerca di vari paesi: Italia, Francia, Russia, Stati Uniti, una collaborazione per la pace, per comprendere il passato e il futuro del nostro pianeta. L’esplorazione del clima passato viene condotta facendo delle perforazioni in questa enorme massa di ghiaccio e nel prelevare dei cilindretti di ghiaccio a varie profondità, delle “carote”, come si chiamano, con la stessa tecnica con cui vengono prelevate le rocce per scoprire l’eventuale presenza sotterranea di petrolio o di gas. 

Nel caso del ghiaccio della stazione Vostok in ciascuna “carota” vengono analizzate le concentrazioni dei principali gas dell’atmosfera. Si sa così quale era la loro concentrazione al momento, databile con precisione, in cui il ghiaccio si è formato assorbendo una parte dei gas dell’atmosfera sovrastante. Conoscendo in quale periodo del passato si è formato il ghiaccio di ciascuna “carota” si può conoscere quale era il clima della Terra per periodi che risalgono, come si è detto, a centinaia di migliaia di anni fa. Si può così dare una risposta ad un importante problema: è vero che i bizzarri mutamenti climatici attuali sono dovuti ad un continuo aumento della temperatura terrestre, a sua volta dovuto all’anidride carbonica immessa nell’atmosfera dal crescente consumo di carbone, petrolio, gas naturale, cioè alla produzione e al consumo delle merci ? 

L’allarme era stato già lanciato oltre un secolo fa, nel 1896, dal chimico svedese Svante Arrhenius (1859-1927) che aveva previsto un aumento della temperatura terrestre in seguito all’aumento delle attività industriali, una teoria confermata fino ad oggi dalla maggior parte degli studiosi. Per attenuare i danni economici ed ecologici dei mutamenti climatici occorrerebbe quindi un rallentamento dei consumi di energia fossile, un cambiamento dei cicli produttivi e un crescente uso di fonti energetiche rinnovabili non fossili, tutte cose che non vanno affatto bene per i potentissimi gruppi industriali e finanziari che si arricchiscono proprio vendendo carbone, petrolio e metano. 

Questi gruppi hanno reclutato “scienziati” che cercano in ogni modo di smentire il rapporto fra mutamenti climatici e produzione industriale; secondo questi “negazionisti” i riscaldamenti e raffreddamenti della Terra si sono sempre verificati nelle centinaia di migliaia di anni recenti. Le “carote” della stazione Vostok mostrano che, nel corso degli ultimi 200.000 anni ci sono stati effettivamente dei periodi in cui la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera e la temperatura terrestre sono state maggiori o minori delle attuali. Ma mai i mutamenti sono stati così rapidi e ben visibili come negli ultimi ”appena” duecento anni dall’inizio della rivoluzione industriale dell’Ottocento. Le ricerche dell’Antartide, quindi, non aiutano i negazionisti nel loro vano tentativo di evitare un cambiamento delle produzioni e delle tecnologie, indispensabile per attenuare i danni di improvvise alluvioni, tempeste, siccità. 

Nello stesso tempo tali ricerche hanno fornito informazioni preziose sulla storia naturale del pianeta. Addirittura con una sorpresa; quando le trivelle sono arrivate ad una profondità corrispondente al livello medio del mare gli studiosi hanno scoperto l’esistenza di un lago di acqua rimasta liquida pur alle bassissime temperature circostanti. In condizioni normali l’acqua liquida si trasforma in ghiaccio alla temperatura di zero gradi Celsius. L’acqua del Lago Vostok ha una temperatura di poco inferiore ma ciò può essere dovuto alla elevata pressione delle 3000 tonnellate di ghiaccio che sovrastano ogni metro quadrato del lago sotterraneo. L’acqua del Lago Vostok contiene ossigeno ma pare che non contenga sali; solo ricerche future mostreranno se contiene qualche forma di vita che ha resistito, senza contatto con l’atmosfera terrestre, per milioni di anni. 

Le analisi chimiche, fisiche e biologiche di tale acqua non sono cose frivole ma possono dare risposte capaci di orientare le politiche economiche, energetiche, merceologiche ed ecologiche dei decenni futuri. Sono quindi ben spesi i soldi che anche l’Italia dedica alle ricerche nell’Antartide, fatte da studiosi che vivono per molti mesi in laboratori circondati da 50-80 gradi Celsius sotto zero. E noi ci lamentiamo se nevica per tre giorni.