SM 3519 — Ghiacci — 2012

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Ambiente Società Territorio, 57, (N.S. 13, (5/6), 41-42 (settembre-dicembre 2012) 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Chi ha organizzato il nostro pianeta, questa solitaria scheggia di roccia calda nello spazio freddissimo, per fare una cosa sorprendente ha inventato l’acqua. In una molecola apparentemente insignificante, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, ha concentrato tutte le più strane proprietà. Noi la conosciamo come un liquido, quello che esce dal rubinetto o in cui sguazziamo nel mare o che vediamo scorrere nei fiumi, ma l’acqua in grandissime quantità si trova nell’aria allo stato di vapore, quella fastidiosa umidità che ci fa sudare, e quantità molto più grandi di acqua sono allo stato solido a bassa temperatura nei ghiacciai montuosi o nei due poli terrestri. 

Senza contare tutta l’acqua che è presente negli esseri viventi vegetali e animali (quasi la metà del corpo umano), che è combinata con le molecole dei minerali, eccetera. Quando passa dallo stato liquido allo stato di vapore l’acqua assorbe calore e rinfresca il corpo da cui evapora; quando passa dallo stato solido di ghiaccio a quello liquido, l’acqua raffredda l’acqua circostante. Se i ghiacciai sono scaldati, una parte del ghiaccio diventa liquido, sotto forma di acqua priva di sali. Se il ghiaccio si forma nell’acqua salina del mare diventa acqua solida priva di sali e galleggia sulla più pesante acqua salina del mare. Tutti questi e altri fenomeni si svolgono ogni giorno sotto i nostri occhi che di niente si accorgono. 

I geografi, con l’aiuto di raffinati strumenti come le fotografie scattate dai satelliti artificiali, conoscono (abbastanza) esattamente la superficie dei ghiacci terrestri e polari e ne misurano le variazioni stagionali e annuali e sanno (abbastanza) esattamente dove arrivavano i ghiacciai delle montagne e delle zone polari dieci o cento anni fa. Più indietro è bene non andare perché, nei quattromila milioni di anni della storia della Terra, la superficie e la posizione dei ghiacciai è cambiata continuamente, così come è cambiata la posizione dei continenti e dei mari. 

A noi sta comunque a cuore la situazione dei nostri giorni e questo spiega perché una notizia come quella che è apparsa di recente, che la superficie e il volume dei ghiacciai del Polo Nord e di quello Sud stanno diminuendo continuamente, desta un giusto allarme. Infatti indica che una quantità anomala di ghiaccio polare ha subito una fusione (nel parlare comune molti dicono, sbagliando, che i ghiacci “si sciolgono”) ed è diventata acqua liquida che è priva di sali ed è più leggera dell’acqua salina del mare con cui va a miscelarsi. Il fenomeno è preoccupante sotto vari aspetti. 

Il primo deriva dal fatto che si tratta di un’altra conferma del lento irreversibile aumento della temperatura “media” della Terra, a sua volta conseguenza soprattutto dell’“effetto serra”, il fenomeno dovuto all’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica e del metano nell’atmosfera. Da oltre mezzo secolo il fenomeno si sta aggravando in conseguenza del crescente uso di combustibili fossili, dell’industrializzazione, della distruzione delle foreste, delle modificazioni delle coltivazioni agricole e dell’uso del suolo. In altre parole, gli studiosi avvertono che i mutamenti climatici sono dovuti alle attività umane le quali, da una parte, assicurano benessere e il successo degli affari economici, dall’altra peggiorano le condizioni della “casa” in cui il benessere e gli affari si stanno svolgendo. 

Questa descrizione è contestata da imprese e da paesi che basano il proprio successo economico sull’aumento dei consumi; ci sono volonterosi “scienziati” che sostengono che non c’è nessun rapporto fra attività merceologiche e mutamenti climatici, anzi che tali mutamenti non esistono e che i grandi caldi estivi, i freddi eccezionali, le devastanti tempeste e la crescente aridità di molte zone, sono fatti casuali. A sfortuna di questi “negazionisti”, che negano il rapporto fra inquinamento e mutamenti climatici, ogni anno si ha una nuova conferma, come quelle nuove fusioni dei ghiacci polari prima ricordate, a conferma che un riscaldamento planetario è davvero in atto. 

Non basta: l’acqua priva di sali che deriva dalla fusione dei ghiacci, nel miscelarsi con l’acqua salina e “più pesante” del mare contribuisce alla modificazione della circolazione dell’acqua degli oceani. A noi sembra che il mare sia fermo, al più mosso dalle onde, ma in realtà l’acqua degli oceani delle zone equatoriali e tropicali porta il suo calore verso le zone fredde del pianeta e l’acqua delle zone polari scorre verso le zone tropicali e le rinfresca. Questo gioco di correnti assicura le condizioni climatiche da cui dipendono le piogge, l’agricoltura e il benessere di tutti i sette miliardi di abitanti della Terra. .La sua alterazione, per colpa dell’inquinamento, perciò, compromette i futuri raccolti e la disponibilità di acqua. 

Ma non basta ancora. Il ghiaccio ha un volume inferiore a quello dell’acqua liquida, per cui se un blocco di ghiaccio fonde, la massa di acqua liquida che si libera fa aumentare il volume complessivo degli oceani terrestri. Si tratta dell’aumento del livello di alcuni millimetri all’anno che diventano centimetri in un decennio, decine di centimetri in un secolo. Alcuni di questi innalzamenti della superficie degli oceani appaiono irrilevanti per chi vive lontano dalla costa, ma diventano preoccupanti per tutte le zone costiere, al punto da sollecitare le Nazioni Unite a tenere speciali conferenze internazionali sul destino delle piccole isole. In molte di quelle di natura corallina, si stanno già osservando innalzamenti del livello del mare che va ad occupare le spiagge e i villaggi costieri. 

Ma non basta neanche questo: le modificazioni di temperatura e di salinità provocate dalla fusione di grandi quantità di ghiacci contribuiscono a modificare ulteriormente l’aumento della temperatura media planetaria e quindi a facilitare la fusione di altri ghiacci e ad accelerare le azioni già in atto: aumento della frequenza e intensità delle tempeste tropicali, avanzata dei deserti da una parte e allagamenti per piogge intense e improvvise in altre parti del pianeta. E non è finita: i ghiacci polari, per complessi motivi che risalgono a milioni di anni fa, contengono al loro intermo, in forma solida, rilevanti quantità del gas metano che, durante la fusione dei ghiacciai, si libera nell’atmosfera allo stato gassoso ed è il secondo principale responsabile, dopo l’anidride carbonica, dell’”effetto serra”. 

Una reazione a catena, ben espressa dal meteorologo americano Edward Lorenz (1917-2008) che, scrisse, nel 1963, che “il battito di ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado nel Texas”. 

Che fare ? Intanto diffondere la consapevolezza che tutto è cominciato con l’aumento dell’inquinamento dovuto principalmente alle emissioni nell’atmosfera di anidride carbonica (oggi trentamila milioni di tonnellate all’anno) dovute al crescente, spesso sconsiderato uso di petrolio, carbone, gas naturale consumati nelle centrali elettriche, nel traffico automobilistico, nelle industrie, nel riscaldamento domestico. Non si tratta di andare sui pattini a rotelle o di stare al freddo nelle case, ma di usare gli strumenti del progresso con razionalità ed evitando sprechi. E alla fine diffondere, anche nelle scuole, nelle associazioni, nei partiti, nelle chiese, la conoscenza dei delicati equilibri che regolano il funzionamento del pianeta Terra, delicati e bizzarri ma anche bellissimi e miracolosi: meritevoli di essere ammirati.