SM 3500 — Benzina dall’aria ? — 2012

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 23 ottobre 2012 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

L’’ambiente andrebbe ancora meglio se funzionasse la nuova invenzione inglese che promette di produrre benzina ”sintetica” dall’aria e dall’acqua e che occupa in questi giorni le pagine di giornali anche seri. Tutti i paesi sono preoccupati perché nel mondo c’è un disperato bisogno di carburanti liquidi derivati dal petrolio, specialmente benzina e gasolio, indispensabili per far camminare “gli attuali” veicoli (automobili, camion, treni, aerei). Di petrolio ci sono, nel sottosuolo delle terre emerse e dei mari, riserve ancora abbastanza grandi, sufficienti probabilmente per alcuni decenni, ma per ottenerlo occorre utilizzare i giacimenti più profondi, più difficili da raggiungere con processi inquinanti, per cui petrolio e derivati costeranno sempre più. 

Altra fonte di preoccupazione è il fatto che le attività umane producono tutte, alla fine, dell’anidride carbonica CO2, un gas che finisce nell’atmosfera  dove la sua concentrazione aumenta continuamente e tale aumento è il principale responsabile dei mutamenti climatici, per il fenomeno chiamato “effetto serra”. Una certa relazione c’è fra i due problemi: l’anidride carbonica è una molecola costituita da un atomo di carbonio C legato a due atomi di ossigeno O. I derivati principali del petrolio, gli idrocarburi, sono molecole costituite da cinque-dieci atomi di carbonio uniti fra loro e ciascuno legato, in media, a due atomi di idrogeno H. 

Tutto andrebbe bene se fosse possibile togliere dall’aria le molecole di CO2, una operazione che contribuirebbe a far diminuire “un poco” i guasti climatici dovuti all’”effetto serra”, quindi ecologicamente apprezzabile, poi “portare via” alla CO2 gli atomi di ossigeno e sostituirli con atomi di idrogeno in modo da formare idrocarburi. Gli atomi di idrogeno si potrebbero prendere dalle molecole della diffusissima acqua H2O nella quale due atomi di idrogeno sono legati a un atomo di ossigeno. Chiedo scusa per questa piccola intrusione di chimica, ma un briciolo di chimica forse aiuta anche a capire come dovrebbe funzionare la nuova invenzione. 

Una prima “macchina” aspira e separa l’anidride carbonica presente nell’aria in ragione di una molecola ogni 2500 molecole di ossigeno e di azoto, gli altri gas dell’aria; un’altra ”macchina” porta via gli atomi di idrogeno dalle molecole dell’acqua, poi una terza”macchina” combina l’idrogeno con gli atomi di carbonio della molecola della CO2 in modo da ottenere idrocarburi utili come carburanti. Sulla carta e in laboratorio è possibile ma “la natura non da niente gratis”: per azionare le tre “macchine” occorre dell’energia elettrica per l’estrazione della CO2 dall’aria, per la produzione dell’idrogeno per elettrolisi dell’acqua, poi per combinare idrogeno e CO2 e ottenere benzina. Fatti tutti i conti, la quantità di energia necessaria per ottenere un litro di benzina è superiore a quella che lo stesso litro di benzina restituirebbe nel motore a scoppio, per non parlare dei costi monetari. 

Non preoccupatevi, dicono gli inventori, perché l’elettricità necessaria per il processo può essere ottenuta dal Sole mediante nuove celle fotovoltaiche e la fonte, il Sole, è gratuita: a parte il fatto che occorrono energia e soldi anche per costruire e far funzionare le fotocelle solari. Con un metro quadrato delle eventuali celle fotovoltaiche solari perfezionate del futuro si potrebbero (forse) ottenere, in un anno, fino a circa 200 chilowattore di elettricità, una quantità che sarebbe sufficiente a produrre, nel caso più ottimistico, una ventina di litri di benzina sintetica, un po’ poco in un intero anno. 

I fiduciosi inventori fanno però notare che il processo, per quanto complicato e costoso in energia e in soldi, giova all’ambiente perché porta via l’anidride carbonica dall’aria e quindi contribuisce ad attenuare l’effetto serra e i peggioramenti futuri del clima. Illusione anche questa, perché la futura eventuale benzina sintetica “ecologica”, quando venisse bruciata nel motore a scoppio, si trasformerebbe nella stessa CO2 e in vapore d’acqua, cioè nelle stesse materie da cui è stata ottenuta con così grande fatica e spese. Restano pertanto irrisolti i due problemi di partenza, la scarsità del petrolio e l’effetto serra. 

Se proprio si riesce a disporre di grandi quantità di elettricità a basso costo da una fonte rinnovabile come il Sole, è certo più convincente impiegarla in ”nuove” automobili elettriche, dotate di batterie ricaricabili ad ogni presa di corrente di casa o stradale. Una rivoluzione tecnico-economica che non piace alla grande industria automobilistica, che vuole continuare a produrre “le attuali” automobili e poco conta se esse assorbono ogni anno nel mondo mille miliardi di litri di benzina e gasolio, e non piace naturalmente all’industria del petrolio che ottiene profitti soltanto andando a grattare gli idrocarburi da giacimenti sempre più ostili nel sottosuolo delle zone più ostili del pianeta, dal fondo dei mari alle distese di ghiacci artici. Forse la vera salvezza dell’ambiente va cercare in nuovi mezzi e modi di trasporto privati e pubblici, in una nuova struttura delle città, tutte cose da inventare evitando sogni e illusioni.