SM 3433 — Il costo in acqua delle merci — 2012

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La Gazzetta del Mezzogiorno, venerdì 23 marzo 2012, Verde Ambiente, 28, (3-4), 44-45 (maggio-agosto 2012) 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il 22 marzo di ogni anno si celebra, ormai da molto tempo, una “Giornata mondiale dell’acqua”. In questo 2012 è stata preceduta da una grande conferenza che si è tenuta a Marsiglia per richiamare l’attenzione dei cittadini e dei governanti sulla duplice natura dell’acqua: amica quando la vediamo sgorgare dai rubinetti e scorrere nei fiumi, nemica quando l’acqua non c’è o è inquinata o quando i fiumi gonfi straripano e invadono campi e città. Le statistiche mostrano che l’acqua che sgorga felice dai rubinetti è un privilegio soltanto di una piccola frazione, due dei sette miliardi, degli abitanti della Terra. In molti paesi, anche dove esistono fiumi ricchi di acqua, non esistono reti di distribuzione dell’acqua potabile, non esistono servizi igienici, l’acqua usata finisce nel terreno o nei fiumi. In molti paesi l’acqua residua di processi industriali porta sostanze inquinanti nei fiumi o nel mare. 

L’acqua poca e sporca è responsabile di epidemie che colpiscono soprattutto i bambini, che accorciano la vita degli adulti. Pochi numeri: ogni anno 40.000 miliardi di metri cubi di acqua, quelli delle piogge e della fusione delle nevi, scorrono sulla superficie terrestre e nei fiumi e ritornano al mare; di questi nel mondo circa 4.000 miliardi di metri cubi sono usati per l’agricoltura, le industrie, le famiglie. In Italia il flusso superficiale delle acque è di 150 miliardi di metri cubi all’anno; circa 40 sono usati per l’irrigazione dei campi, circa 10 sono usati dalle industrie, circa 10 sono immessi negli acquedotti, ma di questi solo circa 6 miliardi di metri cubi all’anno raggiungono i rubinetti delle case. Una media di circa 100 metri cubi all’anno per persona, con fortissime oscillazioni nelle varie parti d’Italia, valori più bassi nel Mezzogiorno e nelle isole. 

Un aspetto dell’acqua che riceve poca attenzione è quello dell’acqua come mezzo di produzione delle merci e dei servizi. L’acqua, infatti, è importante, perché “serve” a qualcosa; prima di tutto serve a soddisfare il fabbisogno umano di acqua alimentare, che ammonta a circa due o tre litri al giorno per persona, poco meno di un metro cubo di acqua all’anno. Ma ogni essere umano ha bisogno di molta più acqua, una quantità variabile dalle città ai villaggi, dai paesi industriali a quelli arretrati, L’acqua serve per lavare il corpo, gli indumenti, le stoviglie, poi serve per smaltire gli escrementi e i rifiuti. Poi occorre acqua per l’irrigazione dei campi, per l’allevamento del bestiame, poi per l’industria, sia per il raffreddamento dei processi, sia proprio come reagente chimico. Tanta acqua, al punto che si arriva, in particolari stagioni e in alcune regioni, a situazioni di vera e propria sete per le persone e per gli animali, ad una aridità dei campi coltivati. 

Le conferenze e le giornate dell’acqua auspicano interventi pubblici per combattere la sete e per aumentare la disponibilità di acqua soprattutto nei paesi poveri: una domanda di giustizia. L’acqua apparentemente è una risorsa rinnovabile: ogni anno in media l’acqua che scorre nelle valli, nei fiumi, è sempre la stessa, ma la qualità dell’acqua, la sua utilità a fini umani, peggiora a mano a mano che attraversa terre coltivate e città e paesi, peggiore, insomma, a mano a mano che la si usa. Da qui la necessità di limitare i consumi e gli sprechi mediante accorgimenti tecnico-scientifici e innovazioni. 

Per guidare tale transizione occorre avere informazioni sulla quantità di acqua che viene usata in ciascuna applicazione. Si sa bene quanti euro costa un chilo di pasta o un chilo di acciaio, ma si sa ben poco su quanta acqua occorre per produrre queste merci e per tutti gli altri usi dell’acqua. Per esempio: si consuma più acqua facendo un bagno sotto la doccia o in una vasca ? Quanta acqua è richiesta per lavare un chilo di panni nella lavatrice ? Ormai si parla di un “costo in acqua” inteso come quantità di acqua, litri o metri cubi, occorrente per produrre un chilo di una merce o una unità di un servizio. La valutazione di queste grandezze è complicata e vari autori usano termini differenti. Si parla così di “impronta” in acqua; alcuni studiosi distinguono fra la richiesta di acqua piovana e quella di acqua distribuita dalle reti di acquedotti. 

E ancora bisogna tenere conto dell’acqua “contenuta” nei prodotti oggetti di importazione e di esportazione, grandezze che vengono talvolta chiamate “acqua virtuale”. Se occorrono 4 metri cubi di acqua per produrre un chilo di frumento, il paese che esporta frumento “è come se” cedesse anche una parte delle proprie risorse idriche in cambio dei soldi ricavati dalla vendita del frumento; nello stesso tempo il paese che importa un chilo di frumento in cambio di denaro importa anche quell’acqua che avrebbe consumato se avesse coltivato lo stesso frumento nei propri campi.  In altre parole, la scienza economica si arricchisce di un altro capitolo: lo studio del “valore” delle merci non solo in unità monetarie, tanti euro per chilo, ma anche in unità fisiche: varrà quindi di più una merce che richiede meno acqua (risorsa scarsa) nella sua produzione. 

Non si tratta di futili esercizi. Infatti questi calcoli, se effettuati correttamente, consentono di riconoscere quali innovazioni o processi consentono di produrre una merce (frumento o carne, acciaio o tessuti colorati, eccetera) non solo a minore costo monetario, ma anche con minore consumo di acqua. Non basta: l’acqua non è tutta uguale; quella che arriva nei nostri rubinetti è acqua di alta qualità, ottenuta da sorgenti oppure da laghi o fiumi o falde sotterranee, previa depurazione. Nell’Unione Europea l’acqua potabile deve avere caratteri rigorosi di purezza proprio perché è adatta all’alimentazione umana. Per certe applicazioni, in agricoltura o nell’industria, non occorre acqua altrettanto pura e si potrebbe utilizzare, previa una prima depurazione, acqua usata proveniente, per esempio dalle città. Nello stesso tempo è assurdo usare la preziosa acqua potabile per la pulizia dei gabinetti o per annaffiare i giardini o i vasi della terrazza o per pulire le strade, o per certi processi industriali. 

Esiste poi il problema di chi “vende” l’acqua; nelle città esistono aziende acquedottistiche pubbliche o private che distribuiscono l’acqua sulla basa di una tariffa, in pratica un prezzo di circa uno o due euro al metro cubo, variabile però da città a città. Poi esiste un commercio di acqua in bottiglia, spesso uguale tale e quale all’acqua del rubinetto, che però costa da 200 a 300 euro al metro cubo. Questi discorsi riguardano i paesi relativamente ricchi: duemila milioni di persone nel mondo non hanno né acqua potabile sicura, né acqua per i servizi igienici essenziali, pur essendo talvolta circondati da grandi fiumi o dalle sterminate risorse del mare. 

La giornata mondiale dell’acqua rappresenta anche un invito alle industrie, ai chimici, agli ingegneri, ai geologi, perché mettano le loro conoscenze al servizio della guerra contro la sete, la principale guerra per la vita. Si tratta di consumare meno acqua dove l’acqua è abbondante e di rendere disponibile acqua a chi ne è privo; talvolta sono sufficienti pompe, azionate a mano o alimentate con l’energia solare o con ruote a vento, per sollevare l’acqua dal sottosuolo, l’impiego di disinfettanti per rendere potabile l’acqua contaminata. Ma soprattutto la salvezza va cercata nell’informazione e nell’educazione, a cominciare dalle scuole, non solo dei problemi locali ma del ruolo che l’acqua ha nella vita dell’intero pianeta. 

Ho davanti agli occhi le immagini di donne e bambine che percorrono, con le giare sulla testa, chilometri per portare l’acqua dalle sorgenti al loro villaggio. Nascerà un giorno una ingegneria ed economia della solidarietà e della vita ?