SM 3427 — L’irresistibile discesa di osannate scoperte — 2012

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La Gazzetta del Mezzogiorno, sabato 19 marzo 2012 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

La storia della merceologia mostra che la maggior parte delle merci comparse nel mercato, vi resta più o meno a lungo e poi decresce o scompare, proprio come qualsiasi forma di vita vegetale o animale, tanto che si può ben parlare di storia naturale delle merci. Qualche volta alcune merci o alcune tecnologie scompaiono perché, dopo qualche tempo, si vede che sono inefficaci o addirittura nocive. Si è dunque di fronte a delle vere e proprie trappole tecnologiche; spesso si tratta di merci che sono state salutate, al loro inizio, come ideali per risolvere problemi umani e quando se ne vedono gli inconvenienti, è spesso tardi. Si potrebbero evitare queste trappole, si potrebbe riconoscere gli effetti dannosi prima che la merce sia messa in commercio ? 

Negli Stati Uniti nel 1972 (siamo in piena primavera dell’ecologia) fu istituito uno speciale ufficio per lo scrutinio preventivo delle tecnologie, denominato Office of Technology Assessment (OTA). L’ufficio, che impiegava centinaia di scienziati, dipendeva dal Parlamento, il Congresso, e non dal governo, ed era stato pensato in modo da fornire consulenze tecnico-scientifiche ai parlamentari quando dovevano discutere l’approvazione o meno delle leggi. L’ufficio fu poi soppresso, nel 1995, negli anni bui della presidenza di Bush padre, probabilmente perché intralciava, con i suoi dubbi e avvertimenti preventivi, l’azione del governo. In Internet esiste ancora la collezione completa dei “consigli” che l’OTA ha dato ai parlamentari americani nel corso di 23 anni (www.princeton.edu/~ota). Simili strutture sono state proposte nel Parlamento italiano, cadute nel disinteresse generale. Peccato perché i guai e i costi e i dolori si possono prevedere e prevenire attraverso la conoscenza. 

Le cronache italiane di questi giorni sono state occupate dal processo contro i proprietari della società Eternit che produceva in Italia, ma anche in altri paesi, tubi, cisterne e manufatti contenenti amianto. Nota dai tempi di Marco Polo, questa “meravigliosa” fibra tessile con cui era possibile fabbricare tessuti che potevano essere ”lavati” mettendoli sul fuoco, ha destato la meraviglia per secoli. L’amianto è un minerale che si trova in natura in forma di fibre lunghe alcuni centimetri e molto più sottili di un capello. Tessuti di amianto resistenti al fuoco sono stati usati per abiti dei vigili del fuoco, per l’isolamento termico e acustico di edifici, navi, vagoni. L’amianto è stato usato con successo per un secolo come rinforzo del cemento per tettoie, tubi, vasche, resistenti agli acidi ed “eterne”, come annunciava il nome, Eternit, appunto. 

Uno stabilimento di amianto-cemento ha funzionato per quasi mezzo secolo a Bari, col nome Fibronit. Una tragica coabitazione perché col passare del tempo si sono scoperti i danni dell’amianto per la salute. Ciascuna fibra di amianto è una specie di acutissimo spillo che, quando è respirato, si fissa nei polmoni e provoca uno speciale tipo di tumore, mortale. C’è stata una lunga sequenza di morti fra i lavoratori addetti all’estrazione dell’amianto (una grande miniera a cielo aperto, ora chiusa, si trova a Balangero, vicino Torino), alla separazione dell’amianto dalla roccia, alla filatura e tessitura dell’amianto, alla produzione di manufatti di amianto cemento, ma anche fra gli utilizzatori perché molti manufatti contenenti amianto, con l’usura, liberano nell’aria le sottili mortali fibre, tanto che ne sono stati vietato la produzione e l’uso in molti paesi fra cui l’Italia. 

L’amianto non è stata l’unica merce che, dopo un temporaneo successo, si è rivelate dannosa e pericolosa. Negli anni quaranta, in cui una guerra spietata coinvolgeva milioni di persone dall’Europa all’Asia, diffondendo morte e epidemie fra i soldati e i civili, il chimico Paul Müller (1899-1965, premio Nobel 1948) scoprì le proprietà insetticide di una sostanza, sintetizzata nel 1873 e poi dimenticata, dal lungo nome: dicloro-difenil-tricloroetano (DDT). Il suo uso consentiva ai soldati di vivere nelle giungle e ai civili di sopravvivere nelle zone bombardate e afflitte da malaria. Che qualcosa non andasse fu scoperto presto; la molecola era molto stabile e, una volta messa in circolazione, finiva negli alimenti, nei campi, nelle acque, veniva assorbita anche dagli animali utili e dagli stessi esseri umani. La denuncia fu fatta da molti studiosi e divenne popolare grazie al libro “Primavera silenziosa”, pubblicato nel 1962 (50 anni fa) dalla biologa americana Rachel Carson (1907-1964). Anche l’uso del DDT è stato vietato nella maggior parte dei paesi. 

Per anni nel mondo le automobili hanno utilizzato carburanti ad alto numero di ottano ottenuti addizionando alla benzina un “meraviglioso” additivo, poco costoso ed efficacissimo, il piombo tetraetile. Scoperto negli anni venti è stato prodotto e usato a milioni di tonnellate all’anno ed ha reso felici e veloci le automobili e gli aerei sotto tutti i cieli. La sintesi era basata sulla combinazione del cloruro di etile con sodio metallico, una sostanza che reagisce con l’acqua liberando l’esplosivo idrogeno. A dire la verità già negli anni trenta c’erano state delle esplosioni in queste fabbriche con incendi e morti, ma il successo aveva oscurato gli inconvenienti del piombo tetraetile; le cose andarono peggio quando si vide che dal tubo di scappamento delle automobili che usavano benzine “con piombo” uscivano nell’aria circostante velenosi composti volatili del piombo. In quantità così grandi che, dagli anni ottanta in avanti, l’addizione del piombo tetraetile alle benzine è stata vietata. 

Quando si dice la fatalità: quel Thomas Midgley (1889-1994) che aveva scoperto le proprietà antidetonanti del piombo tetraetile, aveva fatto anche un’altra scoperta geniale: le proprietà di una serie di gas, contenenti atomi di cloro e di fluoro, noti come CFC, clorofluorocarburi, che si prestavano ottimamente come agenti propellenti per gli spray usati per vernici, cosmetici, insetticidi, come fluidi per frigoriferi, come fluidi per la preparazione di resine espanse, quelle dei materassi e degli imballaggi isolanti termici, non infiammabili, stabili chimicamente e persistenti, una volta immessi nell’aria. Tanto persistenti che, si vide dopo qualche tempo, si diffondono dalla atmosfera allo stratosfera e qui decompongono chimicamente l’ozono, il gas che si trova fra 15 e 30 mila metri di altezza e che filtra la radiazione ultravioletta nociva (UV-B) solare impedendo che arrivi sulla superficie terrestre. Quando si è visto che lo strato di ozono stratosferico si “assottigliava” in maniera inaccettabile è stato vietato anche l’uso di molti CFC. 

Che cosa c’è di più fastidioso della nausea che colpisce molte signore in attesa di un bambino ? possibile che non ci fosse nessuna pastiglia per evitarla ?. Una “pastiglia” molto efficace fu scoperta e messa in commercio negli anni cinquanta con il nome di talidomide; forse un po’ in fretta perché dopo poco i medici si accorsero della comparsa di un numero anomalo di nascite con alterazioni congenite, alcuni focomelici, proprio nei figli delle signore che avevano usato la talidomide. Ne venne uno scandalo e anche la talidomide è stata ritirata dal commercio dal 1961 dopo aver diffuso un gran numero di dolori. Fermiamoci qui, anche se l’elenco delle trappole tecnologiche potrebbe continuare, e chiediamoci se non sia possibile conoscere “prima” gli effetti nocivi delle invenzioni ? Forse si, con buona scienza e un po’ di umiltà.