SM 3317 — Le previsiioni sbagliate — 2011

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 3 maggio 2011 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

“Navigando” (come si suol dire) in Internet mi sono imbattuto in un sito chiamato LAWF, l’acronimo di un nome che, tradotto in italiano, corrispondeva a: “Laboratorio per l’analisi delle previsioni sbagliate”. Incuriosito, ho scoperto che un gruppo di persone, in una sconosciuta cittadina del Colorado, negli Stati Uniti, si sta dedicando a capire “perché” molte previsioni sono risultate sbagliate. Si tratta per lo più di previsioni tecnico-scientifiche, merceologiche e ambientali del tipo: nel 1975 quanto si prevedeva che sarebbero stati i consumi di energia nel 2010 ? Nel 1980 quanto si prevedeva che sarebbero state le automobili fabbricate nel 2010 ?. Avendo avuto la fortuna di essere vissuti nel 2010, possiamo verificare se le previsioni del passato erano giuste o sbagliate. 

Le previsioni sono fatte da tanti soggetti, dagli uffici governativi a quelli delle imprese e spingono lo sguardo in qualche caso all’anno successivo, in altri casi ai decenni successivi. Prendiamo il caso delle automobili: se una impresa crede di poter vendere tante automobili all’anno dieci anni dopo, deve predisporre investimenti di soldi e la progettazione e la costruzione di fabbriche sperando di soddisfare le richieste del mercato dieci anni dopo. Se sbaglia e produce “troppe” automobili o di un modello sbagliato rispetto alla capacità ricettiva del mercato, dopo dieci anni si troverà con i piazzali pieni di automobili invendute e dovrà licenziare gli operai, con danni agli azionisti ma anche all’intera comunità in cui opera. D’altra parte il numero e la qualità merceologica delle automobili che una impresa prevede di vendere dopo dieci anni, dipende dalle leggi antinquinamento, da norme di sicurezza che saranno formulate quando ormai la fabbrica è in funzione. 

Il gruppo di studiosi del LAWF ha controllato che nel 1975 il governo americano aveva previsto un consumo di energia nel 2000 di 160 esajoule (una unità di misura dell’energia); nel 2000 tale consumo fu invece di 100 esajoule, con molto meno carbone e molto meno nucleare di quanto previsto. Chi aveva investito soldi nei rispettivi settori forse si è ridotto in miseria. Eppure nel 1975 c’erano già dei segni che avrebbero suggerito maggiore prudenza: esaurimento dei pozzi petroliferi, tensioni politiche nel Medio Oriente, leggi contro l’inquinamento da carbone, difficoltà nelle centrali nucleari. Perché chi ha fatto le previsioni non ne ha tenuto conto ? 

Qualcosa del genere avvenne in Italia. Nel 1975, quando i consumi nazionali erano di 5,7 esajoule, il governo prevedeva nel 1985 un consumo fra 9 e 11 esajoule; nel 1978 le previsioni dei consumi per lo stesso 1985 erano diminuite a 8,6 esajoule; i consumi effettivi nel 1985 furono di 6,0 esajoule e oggi sono di 7,5 esajoule all’anno. Quanti soldi si sarebbero buttati via se si fossero costruite raffinerie e centrali sulla base delle previsioni sbagliate. Il LAWF sta raccogliendo previsioni da tutti i paesi e in tutti i settori (prodotti chimici, plastica, navi, fibre tessili, gomma, concimi, cereali, patate, acciaio, automobili, eccetera). 

Le previsioni più “facili” sono quelle relative alla popolazione, ma anche queste vanno fatte con cautela; negli anni passati gli uffici delle Nazioni Unite hanno stimato che nel 2011 la popolazione mondiale sarebbe stata di circa 7 miliardi di persone, come è oggi effettivamente. In alcuni paesi la popolazione sta diminuendo per l’emigrazione, in altri, come l’Italia, è stabile perché la diminuzione della popolazione originale è compensata dall’immigrazione e dai figli degli immigrati. Inutile dire che le previsioni dell’aumento, o diminuzione, della popolazione di un paese influenzano le previsioni di tutti gli altri settori: la richiesta di abitazioni, la richiesta di posti di lavoro, la richiesta di scarpe e di televisori e di pasta alimentare, la quantità di rifiuti e la necessità di discariche, eccetera. 

Compito dei governi, nazionali, ma anche locali, sarebbe la formulazione di previsioni, discusse pubblicamente con i parlamenti e la popolazione, per scoraggiare le produzioni e le attività che non avranno sbocco e incoraggiare quelle che rispondono a nuovi, diversi bisogni. Importanti a questo proposito sono le statistiche e la loro pubblicità a cominciare dalle scuole. Purtroppo molti dati statistici di produzione, importazione e esportazione, sono tenuti segreti per motivi di riservatezza aziendale. L’elaborazione di previsioni non è cosa da maghi, ma da ingegneri, demografi, economisti, agronomi, merceologi, chimici e studiosi di problemi ambientali, Che faranno (farebbero) bene ad operare con coraggio e umiltà, ricordando la battuta di Mark Twain: “Le previsioni sono difficili, specialmente se riferite al futuro”.