SM 3224 — Ricordo di Alfredo Todisco (1920-2010) — 2010

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 10 agosto 2010

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Alcune settimane fa è morto Alfredo Todisco, un giornalista e scrittore che ha avuto un ruolo importante nei primi anni settanta del Novecento, in quella stagione che è stata definita la primavera dell’ecologia. Todisco era nato nel 1920 a Melfi, in Basilicata, ma aveva trascorso gran parte dalla vita a Trieste e poi a Milano. Viene per lo più citato come autore di fortunati romanzi di ispirazione psicanalitica e di sofferte storie d’amore, ma voglio qui ricordarlo per i suoi scritti dedicati all’analisi dei rapporti fra gli esseri umani, le attività produttive, i consumi e la natura.

Negli anni dal 1968 al 1974 i grandi giornali nazionali si fecero interpreti del nuovo fermento ecologico attraverso la voce di vari scrittori che ebbero un breve intenso periodo di celebrità: Antonio Cederna (1920-1996) e Alfredo Todisco sul “Corriere della sera”, Mario Fazio (1925-2004) su “La Stampa”, Virginio Bettini su “L’Avvenire”, Giovanni Berlinguer su “l’Unità”, Salvatore Giannella su l’”Europeo”, Dario Paccino (1918-2005) su l’”Avanti!”, altri su “il Giorno” e su “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

La “lettura” degli eventi ecologici era diversa nei vari giornali; alcuni vedevano nell’ecologia un volto della contestazione che aveva da poco investito le Università, da Parigi a Berkeley in California, a Milano e Trento; alcuni diffondevano la voce e le denunce delle associazioni Italia Nostra e WWF; per alcuni i guasti ambientali erano una delle manifestazioni della violenza del sistema capitalistico e addirittura l’”ecologia delle contesse” appariva come un modo del capitalismo per mettersi in pace con la coscienza. Antonio Cederna continuava la sua battaglia contro la violenza esercitata sul territorio, sui beni culturali, sul verde.

Questa pattuglia di giornalisti faceva conoscere, spiegava e interpretava per l’opinione pubblica le novità che nascevano nelle università, dalle cattedre di ecologia a quelle di economia, ma anche l’attività della magistratura: un piccolo gruppo di “pretori d’assalto” denunciava abusi e inquinamenti utilizzando le leggi esistenti e stimolando l’emanazione di nuove leggi sulla difesa del mare, delle acque, dell’aria. Questo fermento indusse l’allora presidente del Senato, Fanfani, a istituire una commissione mista di senatori e studiosi per riferire al Parlamento lo stato delle conoscenze sui “Problemi dell’ecologia”, secondo il titolo dei tre volumi di atti che apparvero nel 1971.

Alfredo Todisco era un osservatore attento e riusciva a cogliere e descrivere anche gli aspetti economici e sociali dei nuovi fermenti. Ricordo una sua intervista a Bertrand de Jouvenel (1903-1987), il padre del movimento francese Futuribles per l’analisi dei futuri possibili, il primo economista che mise in evidenza che il conto della sola ricchezza monetaria, il prodotto interno lordo, PIL, non tiene conto dei danni monetari, sociali, ambientali e umani di tante attività. Todisco fece conoscere un famoso e dimenticato libro di de Jouvenel, “Arcadie: essai sur le mieux vivre”, nel quale veniva raccontato il paradosso delle due sorelle, una diligente madre di famiglie impegnata nell’educazione dei figli, che non produce reddito e quindi non contribuisce al PIL nazionale, e una che fa la “escort”, come si direbbe oggi, e quindi produce reddito e contribuisce al PIL pur con una attività non particolarmente entusiasmante.

Se la massa di denaro che attraversa una economia, il PIL appunto, non tiene conto di molti aspetti, fra cui le alterazioni ambientali, da cui dipende il vero benessere di una società, gli economisti avrebbero pur avuto qualcosa da dire; e lo fecero, addirittura nell’ambito della austera Società Italiana degli Economisti che organizzò un convegno su “Economia e ecologia” nel 1973. Todisco fu uno dei primi a far conoscere il movimento di Aurelio Peccei (1908-1984) che nel 1969 aveva fondato il Club di Roma e che aveva stimolato la preparazione e la pubblicazione del libro “I limiti alla crescita”, apparso nel 1972; il libro ebbe, al momento, un enorme successo e avrebbe gettato le basi di una critica dell’economia tradizionale, “riscoperta” di recente dal movimento della cosiddetta “decrescita”.

In Toscana nel 1972 Todisco scoprì e denunciò l’inquinamento provocato dallo stabilimento Montedison di Scarlino (Grosseto) che produceva biossido di titanio, una polvere bianca usata nelle vernici. La materia prima era un minerale di titanio chiamato ilmenite, che veniva attaccato con acido solforico; dalla miscela di solfati di titanio, ferro e altri elementi veniva separato il biossido di titanio; restava una massa di “fanghi rossi”, fortemente acidi, che venivano versati nel Mare Tirreno fra la Toscana e la Corsica con grave alterazione dell’ecosistema marino. Le proteste degli ambientalisti italiani e corsi indusse le autorità ad avviare un processo contro lo stabilimento e anche un’indagine parlamentare da cui emerse che l’inquinamento poteva essere evitato e addirittura era possibile recuperare materie utili dai fanghi invece di sporcare il mare.

Todisco intervenne, nello stesso 1972 quando la Regione Puglia emanò una legge che autorizzava le cacce primaverili, dannose per la fauna migratoria: una raccolta di firme sollecitata dal giornalista indusse il Commissario di governo a bocciare tale inopportuna legge. Todisco raccolse alcuni suoi scritti in due libri “Animali addio” del 1973 e “Breviario di ecologia” del 1974, che però non avevano più la freschezza degli articoli scritti al momento, trasmessi per telefono, come si usava in quei primi anni settanta. Ho voluto ricordare questa dimenticata pagina della storia dell’ambiente per ribadire dove si può cercare una salvezza contro le distorsioni, le ingiustizie e la violenza anche ecologica: “E’ la stampa, bellezza !” dice Humphrey Bogart nel celebre film: “L’ultima minaccia” (1952). Difendiamola quindi tenacemente, la stampa, soprattutto quando ci fa conoscere i pericoli che ci circondano.