SM 3072 — Nucleare impossibile — 2009

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Liberazione, giovedì 14 maggio 2009; Tera e Aqua (Mestre), maggio-giugno 2009, p. 2

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il governo può fare tutti i decreti che vuole, può coprire col segreto le decisioni relative alla costruzione delle centrali nucleari, ma non c’è nessun posto in Italia in cui localizzarle. Il libro scritto insieme al geografo Virginio Bettini, “Nucleare impossibile”, appena uscito da UTET, racconta la storia dei tentativi falliti di localizzare le centrali nucleari negli anni ottanta. Sono stati provati tutti i possibili siti: Carovigno, Avetrana, San Pietro Vernotico in Puglia, Viadana e dintorni nel Mantovano, Trino Vercellese dove esisteva già una delle piccole centrali degli anni sessanta, Montalto di Castro, l’unico posto in cui è stata avviata la costruzione di una centrale nucleare poi fermata non solo per il referendum del 1987, ma perché le indagini territoriali avevano mostrato la inadeguatezza della scelta. 

Adesso naturalmente i sostenitori della resurrezione del nucleare in Italia proporranno una serie di nuovi siti per le eventuali quattro grosse centrali nucleari che il governo dice di voler costruire insieme ai francesi, le centrali “di terza generazione” simili a quelle in costruzione in Finlandia e in Francia. Per quanto il governo intenda riservarsi di fare uscire all’ultimo momento le scelte, i siti indicati dovranno ben essere sottoposti ad un controllo geografico e territoriale e le popolazioni avranno ben la possibilità di essere informate. Non potranno protestare perché sono state varate delle leggi illiberali che prevedono l’intervento della forza pubblica contro eventuali contestazioni, ma le persone che vedranno tutto intorno, al lavoro per alcuni anni, le ruspe e i macchinari non potranno fare a meno di dire la loro, se non altro per problemi di espropri e di piani regolatori. Forse il governo tenterà di proporre la localizzazione delle eventuali centrali nelle zone demaniali come quelle in cui si trovano i poligoni di tiro e le servitù militari, ma anche in questo caso dovrà fare i conti con i vincoli posti dalla natura. 

Una eventuale centrale dovrebbe essere installata in un luogo in cui ci sia abbondante acqua di raffreddamento per i macchinari, un flusso di acqua di 70 metri cubi al secondo, quattro volte la portata dell’Ofanto, il principale fiume pugliese, che ritorna nell’ambiente riscaldata di alcune diecine di gradi. Nessun fiume d’Italia può assicurare un tale flusso di acqua di raffreddamento e non resterebbe che una localizzazione in riva al mare, su quelle coste già così martoriate per insediamenti ed erosione e sfruttate per fini turistici. L’eventuale sito di una centrale deve essere stabile dal punto di vista sismico, e non so dove se ne potrebbe trovare uno in un paese come l’Italia in cui i problemi dei terremoti sono tanto rilevanti. Il geografo Mauro Borromeo ha di recente scritto un articolo a questo proposito nel sito Internet  http://it.groups.yahoo.com/group/ecologiapolitica/message/2775 . Una eventuale centrale nucleare dovrebbe essere insediata in un posto lontano almeno una quindicina di chilometri da paesi e villaggi, da strade di grande comunicazione, da linee ferroviarie, da aeroporti, da impianti industriali, da depositi di esplosivi e munizioni. 

Inoltre deve essere un posto geologicamente stabile e non esposto a frane e alluvioni: vogliamo ricordare che la centrale nucleare di Caorso, ormai chiusa da anni, è stata insediata nella golena del Po, con problemi di infiltrazioni di acqua ? Una eventuale centrale dovrebbe comunque disporre di un porto; la centrale finlandese deve far venire per mare alcuni pezzi del reattore dal Giappone, l’unico paese in cui vengono fatte delle saldature resistenti a possibili incidenti nucleari. La costruzione dell’eventuale centrale comporterebbe inoltre la movimentazione di circa un milione di tonnellate di acciaio e cemento. 

Ma non si tratta soltanto di difficoltà di localizzazione; il nucleare è “impossibile” in Italia anche per i problemi di sistemazione delle scorie radioattive che inevitabilmente si formano a mano a mano che si libera energia dalle reazioni nucleari; i lettori ricorderanno la commedia di quando il governo voleva seppellire quelle già esistenti in un giacimento sotterraneo di sale a Scanzano Jonico in Basilicata, proposta saltata quando la popolazione locale ha fatto quattro conti di carattere geologico. Finora ci sarebbe stata una sola soluzione nel mondo per un cimitero permanente delle scorie nucleari, quello nelle viscere della montagna di Yucca Mountain nel Nevada dove sono già state costruite gallerie, sale di deposito sotterraneo, linee ferroviarie e per cui sono stati spesi otto miliardi di dollari: ebbene il nuovo governo americano ha deciso di sospendere l’utilizzazione di tale deposito e per ora le scorie restano dove sono, sparse nel vasto territorio degli Stati Uniti. Le nostre scorie nucleari sono sparse per l’Italia, ma in gran parte sono in un deposito provvisorio a Saluggia, fra Dora Baltea e Po, in un luogo esposto ad alluvioni. Anche per un eventuale futuro deposito nazionale di scorie radioattive ci sono vincoli geografici e geologici insuperabili in Italia. E il governo vuole continuare a produrre altre scorie costruendo altre centrali nucleari ? In un’Italia che vuole uscire dalla crisi è possibile avere energia e lavoro, ma non con l’energia nucleare.