SM 3025 — L’anno delle fibre naturali — 2009

This entry was posted by on martedì, 14 agosto, 2012 at
Print Friendly

La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 22 gennaio 2009

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Le fibre tessili naturali sono materiali filamentosi ricavati da moltissime piante e da vari animali. Le fibre naturali di origine vegetale, costituite principalmente da cellulosa, si distinguono in fibre del seme (cotone), in fibre del fusto (canapa, lino, iuta, kenaf, ginestra), fibre del frutto (cocco), fibre delle foglie (sisal, agave, abaca); le fibre di origine animale, costituite da proteine, sono la seta e quelle del vello di pecore, capre, lama, cammelli, vigogne, conigli angora, eccetera. Nel 1960 la produzione di fibre naturali era di 12 milioni di tonnellate contro tre milioni di tonnellate di fibre sintetiche; nel 1994 la produzione di fibre sintetiche è salita a 20 milioni di tonnellate, uguale a quella delle fibre naturali. Nel 2008 la produzione mondiale di fibre sintetiche è salita ancora a circa 40 milioni di tonnellate, mentre quella delle fibre naturali è stata di appena 30 milioni di tonnellate. Un auspicabile aumento della produzione delle fibre naturali, rinnovabili, aiuterebbe molte attività agricole e zootecniche, e contribuirebbe allo sviluppo economico e sociale di molti paesi poveri. Anche le caratteristiche merceologiche dei filati e dei tessuti sono a favore delle fibre naturali. 

Il 22 gennaio 2009 si è aperto l’anno mondiale delle fibre naturali, promosso dalla FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione con sede a Roma. L’iniziativa ha il fine di riportare l’attenzione mondiale sulla produzione e sull’uso delle fibre tessili di origine vegetale e animale, le uniche che sono state usate, per millenni, per indumenti e arredi. 

Nell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento le fibre naturali provenivano in gran parte dai paesi coloniali e alimentavano, in Europa, una fiorente industria di trasformazione in filati e tessuti. Col passare del tempo i paesi europei hanno cercato di liberarsi dalle importazioni producendo dei surrogati delle fibre naturali dapprima sotto forma di fibre artificiali, ottenute con processi chimici da materie prime naturali (i vari tipi di rayon, le fibre caseiniche), e di fibre sintetiche ottenute trasformando in sottili filamenti delle materie termoplastiche derivate dal petrolio. 

La prima fibra sintetica fu il nylon, commercializzato nel 1939, seguito da numerose altre fibre studiate in modo da adattarle ai processi di filatura, lavaggio, tintura e tessitura usati per le fibre naturali. Il grande successo delle fibre sintetiche ha determinato un rallentamento della crescita, in qualche caso la scomparsa, della produzione di molte fibre naturali. 

Ad esempio l’Italia era un grande produttore di canapa in Emilia Romagna, in Campania e anche in Puglia; negli anni venti e trenta del Novecento la canapa italiana era esportata in tutto il mondo; nei successivi anni cinquanta è cominciato il declino e ora la coltivazione della canapa in Italia e la produzione delle fibra sono praticamente scomparse. Un interessante studio sulla crescita e il declino della canapa in Italia è stato fatto da Benito Leoci, professore di Merceologia nell’Università di Lecce. Simile destino ha subito la produzione del lino; eppure un linificio ha operato per anni anche a Gravina. 

Con la diminuzione della richiesta delle fibre naturali molte zone agricole dei paesi europei e, soprattutto dei paesi arretrati sono state colpite da crisi economiche e sociali; in qualche caso la crisi delle fibre naturali ha provocato conflitti locali e migrazioni interne. L’attenzione per l’ “ecologia” ha fatto risvegliare, in questi ultimi anni, l’interesse per le fibre naturali, considerate “verdi” perché ottenute da materie agricole rinnovabili, sostanzialmente derivate dai grandi cicli biologici alimentati dal Sole. 

La natura ha progettato e “fabbrica”, nei vegetali e negli animali, delle fibre il cui carattere fisico e chimico consente di ottenere tessuti per indumenti gradevoli da indossare sia d’estate, sia d’inverno, per arredi domestici, anche per applicazioni industriali. Inoltre la produzione delle fibre tessili naturali fa parte di un ciclo produttivo che comprende vari utili sottoprodotti. Ad esempio il cotone, la più importante fibra tessile naturale di origine vegetale, è la lanuggine che circonda il seme del cotone e la sua produzione (oltre 25 milioni di tonnellate nel 2008) è accompagnata dalla produzione, in quantità doppia rispetto alla massa della fibra, di semi ricchi di olio (circa il 30 % del peso del seme) e di proteine impiegati in settori industriali e alimentari. 

La produzione della canapa è accompagnata da residui legnosi, i canapuli, che trovano impiego come combustibili o in altri campi. Le fibre tessili naturali prodotte e usate finora sono però soltanto una piccola parte dei materiali fibrosi ricavabili dalle piante; l’iniziativa della FAO ha anche lo scopo di incoraggiare indagini botaniche e tecniche su altre piante adatte a fornire fibre tessili, valorizzando poco note esperienze locali, e ad incoraggiare perfezionamenti nelle varie fasi del ciclo produttivo delle fibre naturali: coltivazione o allevamento, separazione, purificazione, tintura, filatura, tessitura. Molte di queste operazioni sono state praticate finora su scala locale e artigianale; i loro perfezionamenti possono migliorare le qualità delle fibre naturali commerciali. 

Migliori conoscenze delle fibre naturali sono necessarie per farne aumentare la richiesta nei paesi industriali e la produzione nei paesi poveri e poverissimi, soprattutto africani e asiatici, la cui economia essenzialmente agricola può avviarsi così verso uno sviluppo anche sociale e umano. Se si osserva la geografia economica delle fibre naturali, fra i produttori si incontrano paesi come Bangladesh, Myanmar (l’ex Birmania), e Nepal dove si producono fibre di iuta; Kenya, Tanzania e Madagascar, dove si producono le fibre di sisal, estratte dalle foglie di varie specie di agavi, particolarmente adatte per cordami e sacchi, ma anche per borse e oggetti di uso domestico; al fianco dei grandi produttori di cotone si trovano anche paesi emergenti come Bangladesh e Tanzania; Sri Lanka, Thailandia e Malaysia producono le fibre estratte dal guscio della noce di cocco. 

Mi auguro che l’anno mondiale delle fibre naturali abbia conttribuito a diffonderne la conoscenza scientifica e merceologica anche nelle scuole e nelle Università. Anche il mondo della moda potrà dare un importante contributo proponendo indumenti e accessori con queste nuove, ma vecchissime, fibre, all’insegna dell’ecologia e dello sviluppo umano dei paesi più poveri.