SM 2985 — Frodi del latte con melammina — 2008

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 30 settembre 2008

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 La melammina (in italiano con due emme) non si sarebbe mai aspettata di uscire dai trattati di chimica industriale e di merceologia per arrivare ai riflettori televisivi. La storia è nota: in Cina è stato scoperto che veniva venduto del latte in polvere contenente melammina e ci sono stati alcuni morti e molti intossicati fra i bambini. Il terrore si è sparso in tutti i paesi che commerciano con la Cina ed è iniziata una azione di boicottaggio dei prodotti alimentari di origine cinese sospetti di essere addizionati con latte contaminato. Ma come ha fatto la melammina a finire nel latte ? La melammina è una molecola contenente tre atomi di carbonio, sei atomi di azoto e sei atomi di idrogeno ed è stata sintetizzata per la prima volta nel 1834 da Justus von Liebig (1803-1873).

La melammina viene oggi prodotta industrialmente partendo dall’urea con vari processi con l’impiego di catalizzatori; durante il lavaggio e la purificazione della melammina greggia si formano dei rifiuti liquidi che vengono poi concentrati per facilitarne lo smaltimento. Il residuo così ottenuto contiene ancora circa il 70 per cento di melammina e il resto è costituito da molecole in cui una parte degli atomi di azoto sono sostituiti con atomi di ossigeno; fra queste l’acido cianurico e altre impurità. Il principale impiego della melammina consiste nella produzione di materie plastiche; per condensazione della melammina con formaldeide si formano resine termoindurenti, che cioè diventano solide a caldo, adatte per la fabbricazione di lastre e di oggetti stampati; altri derivati sono impiegati come ingredienti di vernici e collanti o come  additivi per il cemento e calcestruzzi. Insomma la melammina è una sostanza importante, prodotta su larga scala, oltre un milione di tonnellate all’anno, per il 40 % in Europa e per il 30 % in Cina che ne è il principale esportatore.

Lo scandalo è cominciato quando alcuni frodatori hanno scoperto che la melammina, che contiene il 66 % di azoto, poteva essere aggiunta ai mangimi per animali per far credere che avevano un contenuto di proteine maggiore di quello reale e per poterli vendere ad un prezzo maggiore. Praticamente tutti i prodotti alimentari per animali e per gli umani vengono commerciati sulla base del contenuto in sostanze proteiche, le più importanti dal punto di vista nutrizionale; tale contenuto non deve essere inferiore a limiti stabiliti dalle varie leggi. Il controllo della quantità di proteine viene effettuato indirettamente attraverso l’analisi del contenuto di azoto dell’alimento tenendo presente che la concentrazione di azoto nelle proteine è in media circa del 16 %. Gli alimenti scadenti o difettosi hanno un basso contenuto di proteine. Con l’aggiunta fraudolenta di melammina aumentava quindi il contenuto di azoto dei mangimi e i chimici, analizzando la quantità di azoto presente, la attribuivano alle proteine che invece non c’erano.

Ma i frodatori non si sono accontentati dei loro profitti e hanno cercato di aumentarli aggiungendo non melammina pura, ma gli scarti della produzione nei quali la melammina era a sua volta contaminata da molte altre impurità e quindi veniva a costare ancora meno della melammina pura. La pratica deve essere stata così diffusa che nel 2007 negli Stati Uniti è stata osservata una moria di gatti domestici per disturbi ai reni dovuta a mangimi contenenti sostanze proteiche provenienti dalla Cina. L’analisi di tali mangimi ha svelato l’addizione fraudolenta di melammina; la melammina peraltro non è molto tossica e quindi gli effetti mortali osservati potevano essere dovuti alla reazione fra la melammina e l’acido cianurico che si può formare dalla melammina stessa o che era presente nella melammina impura recuperata dai rifiuti.

Nel corso del 2007, sempre negli Stati Uniti, sono state sequestrate grandi quantità di alimenti per animali contenenti proteine di provenienza cinese miscelate con melammina; pare che la pratica fosse già diffusa da tempo in Cina. Ben più grave è stata la scoperta di poche settimane fa che anche alcune partite di latte in polvere per uso umano, destinato ai bambini, contenevano melammina, probabilmente addizionata per far apparire maggiore del reale il contenuto in proteine. Non è peraltro da escludere che il latte provenisse da mucche alimentate a loro volta con mangimi contaminati per frode ed è possibile che i disturbi renali riscontrati nei bambini morti siano stati dovuti alla addizione al latte di melammina impura recuperata dai liquidi di rifiuto.

Le autorità sanitarie cinesi, molto preoccupate per la cattiva luce in cui veniva messa l’industria del loro paese e per le ripercussioni negative sulle esportazioni, hanno identificato varie ditte produttrici di latte in polvere sofisticato, alcune con legami internazionali ed hanno intensificato i controlli sulla produzione e le esportazioni. Siamo di fronte ad un altro caso in cui frodi e inquinamenti si intrecciano per mettere, nel nome del profitto, in pericolo la salute umana. Anni fa furono scoperti e vietati pesticidi e cosmetici contenenti diossina che era una impurità del triclorofenolo da cui erano stati fabbricati. Un commercio internazionale globalizzato espone al rischio di frodi e contaminazioni da parte di paesi emergenti nei quali sono più labili i controlli merceologici.

Nuove frodi e pericoli possono derivare anche dall’uso di merci fabbricate usando materie prime, anzi materie “seconde”, ottenute dal riciclo di rifiuti o di scarti di lavorazione. E’ vero che l’ecologia invita a diminuire la massa dei rifiuti aumentando la raccolta delle frazioni riciclabili, ma non va dimenticato che le merci riciclate — come, appunto, la melammina recuperata dai rifiuti — possono “portarsi dietro”, dalla “vita” precedente, sostanze dannose per la salute, soprattutto se si tratta di merci che vengono a contatto con gli alimenti o con le persone. Dopo la merceologia delle materie prime, dei prodotti industriali e dei rifiuti, occorre sviluppare una merceologia delle merci riciclate. C’è un bel po’ di lavoro per i chimici del futuro.