SM 2905 — Gomma guayule in Puglia 1 — 2008

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 22 gennaio 2008 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Non avreste potuto accendere la luce, uscire di casa, fare colazione, leggere questo giornale se un viaggiatore francese del Settecento, Charles de la Condamine (1701-1774) non si fosse incuriosito della strana materia elastica con cui erano fatte le palle usate per giocare da alcuni nativi dell’Amazzonia. La materia, che gli indigeni chiamavano con un nome che fu interpretato come “caucciù”, si otteneva dal liquido lattiginoso (latice) che usciva dalla corteccia di alcune piante. I botanici le chiamarono Hevea brasiliensis, i chimici riconobbero mediante analisi che il caucciù era costituito da un idrocarburo chiamato poli-isoprene e alcuni inventori cercarono di trarne cose utili: rivestimenti impermeabili per indumenti, coperture per le ruote dei veicoli e gomme da cancellare i segni di matita. Il caucciù si trovava soltanto in Brasile, ma il suo consumo rimase limitato fino a quando un americano, Charles Goodyear (1800-1860), scoprì nel 1839 un sistema (la vulcanizzazione) capace di trasformare il caucciù naturale in un materiale elastico, resistente ai solventi, agli sbalzi di temperatura e agli agenti chimici e perfettamente adatto per il rivestimento e l’isolamento dei fili elettrici, per copertoni di veicoli e per tanti altri usi che fecero salire alle stelle la richiesta della gomma brasiliana.

Il Brasile, che deteneva il monopolio della produzione e esportazione del caucciù, fu investito da un’ondata di ricchezza e di speculazioni: folle di nativi e di immigrati miserabili si dedicarono a raccogliere latice dalle piante di Hevea, dapprima distruggendo la foresta più vicina e accessibile, poi andando a cercare piante più all’interno, nel Rio delle Amazzoni. Manaus, porto fluviale di esportazione della gomma, diventò il centro di stravaganze e miserie per tutta la seconda metà dell’Ottocento; uno sguardo al clima del tempo si ha nel film “Fitzcarraldo”, di Werner Herzog, del 1982, nel quale il personaggio del barone della gomma del titolo, è interpretato da Klaus Kinski. Come tutti i monopoli, anche quello della gomma brasiliana non durò a lungo. Nel 1876 un viaggiatore inglese riuscì a portare via dal Brasile, clandestinamente, piantine di Hevea che furono trapiantate in India, Malesia, Ceylon, Indocina. Ai primi del Novecento, inglesi, francesi e olandesi producevano caucciù nelle loro colonie dell’Estremo Oriente; al Brasile restavano vaste estensioni di foresta amazzonica distrutta, uno dei primi disastri ecologici, rimediato soltanto dopo molti decenni di rimboschimento e difesa del suolo. 

Lo sviluppo delle automobili, delle macchine elettriche e la prima guerra mondiale (1914-1919) resero insostenibile la dipendenza dei paesi industriali dalla gomma naturale, proveniente da pochi paesi lontani. Iniziarono così esperimenti per produrre gomma sintetica, con processi sempre più raffinati; le prime gomme sintetiche entrarono in commercio negli anni trenta del Novecento. Nello stesso tempo in molti paesi furono condotte ricerche per identificare piante contenenti del latice da cui fosse possibile ricavare del caucciù simile a quello delle piante di Hevea.

Si prestavano bene alcuni arbusti coltivabili nei climi temperati; una vera e propria produzione di gomma naturale, alternativa a quella tropicale, fu intrapresa, dal 1930 in avanti, nel Messico e negli Stati Uniti (California e Arizona) con le piante di guayule (Parthenium argentatum) e nell’Unione sovietica con le piante di kok-saghyz (Tarassacum kok-saghyz). Meno noto è forse che una società americana, la International Rubber Company, scelse la Puglia per piantagioni di guayule; nel 1938 fu costituita insieme alla Pirelli e all’Iri la Società Agricola Italiana Gomma Autarchica (SAIGA). Nel Tavoliere il clima risultò sufficientemente arido e asciutto per la coltivazione degli arbusti di guayule  e il progetto prevedeva di produrre 10.000 tonnellate all’anno di gomma, un terzo del consumo italiano del tempo. Lo scoppio della seconda guerra mondiale (1939-1945) e l’entrata in guerra degli Stati Uniti fecero interrompere la collaborazione con gli americani e il progetto della “gomma pugliese” venne bruscamente abbandonato. 

L’Italia scelse la produzione di gomma sintetica ottenuta a Ferrara dal butadiene ricavato dall’alcol etilico agricolo, poi, successivamente, dalla raffinazione del petrolio. Dopo la seconda guerra mondiale i paesi industriali avviarono delle industrie petrolchimiche, basate sui derivati del petrolio da cui era possibile ottenere, oltre a molte materie plastiche e fibre sintetiche, anche i diversi tipi di gomma sintetica che sono usati largamente in miscela con la gomma naturale. La produzione di gomma naturale però non si è estinta, anzi; nel 1960 la produzione di gomma sintetica aveva uguagliato quella di gomma naturale, due milioni di tonnellate ciascuna. Nel 2006 la produzione di gomma sintetica era salita a 12 milioni di tonnellate, ma anche quella di gomma naturale era aumentata a 9 milioni di tonnellate. I tre principali paesi produttori sono la Thailandia, l’Indonesia, e la Malaysia, tutti e tre attraversati da turbolenze politiche, seguiti da India e Cina la cui produzione di gomma naturale sta aumentando rapidamente sia perché cresce la richiesta interna sia perché possiedono condizioni climatiche favorevoli alle piantagioni di Hevea. 

Negli anni scorsi si è ricominciato a guardare di nuovo con interesse, nel mondo, alla coltivazione del guayule, non più per motivi autarchici, ma per motivi ecologici: da una parte la scarsità e l’aumento del prezzo del petrolio, la materia prima per la gomma sintetica, dall’altra parte la crescente attenzione alla difesa delle foreste tropicali la cui distruzione, per lasciare spazio alle piantagioni di Hevea, comporta modificazioni ecologiche negative (erosione del suolo, alterazioni climatiche, perdita di biodiversità). Infine, il “latice” delle piante di guayule ha un contenuto di proteine inferiore a quello del latice di Hevea e la gomma guayule non provoca quindi quelle allergie che talvolta sono provocate dall’uso di manufatti di gomma Hevea. Una resurrezione della gomma guayule pugliese ?