SM 2868 — Dimitry Mendeleev (1834-1907) — 2007

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La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 25 settembre 2007

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

“Chimica” è parola esposta a contrastanti reazioni: da una parte per molti è associata a nomi negativi: “veleni chimici”, “inquinamento chimico”, eccetera. Dall’altra quando si parla di ambiente pulito, di effetto serra, di acqua, si sta parlando di “chimica”. “Ci-O-Due”, l’anidride carbonica responsabile del riscaldamento planetario, “Acca-Due-O”, l’acqua, che si vuole pulita e gratuita, il gas naturale al centro del dibattito sui rigassificatori non è forse il metano “Ci-Acca-Quattro” ? Credo che per rispondere alla domanda “Che ambiente fa” sia bene capire qualcosa di più di “chimica” perché sono gli elementi chimici, “carbonio C”, “idrogeno H”, “ossigeno O”, “azoto N” che sono presenti nell’aria nelle acque, nelle molecole del corpo umano, nei vegetali, nella plastica, nella benzina, eccetera. Questi elementi sono elencati in bell’ordine in una “Tabella” predisposta dal chimico russo Dimitry Mendeleev (1834-1907), di cui cadono i cento anni dalla morte.

Nato in Siberia nel 1834, si trasferì da ragazzo a Mosca e studiò a Pietroburgo (la leggendaria Leningrado, la città martire che nel 1941-44 fermò l’avanzata nazista verso oriente e resistette ad un assedio durato mille giorni, oggi San Pietroburgo). Mendeleev nel 1866, a 32 anni, diventò professore universitario di chimica e tre anni dopo, nel 1869, pubblicò la prima edizione della tavola periodica degli elementi. Alla base di questa scoperta sta una visione illuministica: l’idea che le faccende della natura dovessero essere disposte “in ordine”: il versetto 20 dell’undicesimo capitolo del libro biblico della “Sapienza” non dice forse che Dio ha disposto le cose secondo la dimensione, la lunghezza e il peso ? Che ci fosse un ordine anche nelle proprietà degli elementi che compongono tutta la materia ? Per dare una risposta a questa domanda Mendeleev cominciò a disporre, sulla carta, gli elementi noti in quel tempo, una sessantina, in ordine di peso atomico crescente. Il peso atomico è un numero che indica di quante volte un atomo pesa più di un atomo di idrogeno, il cui peso atomico è preso (praticamente) uguale ad uno. Mendeleev dispose così, in una riga orizzontale, uno dopo l’altro, l’idrogeno (simbolo H; peso atomico 1), il litio (Li; 7), il berillio (Be; 9), il boro (B; 11), il carbonio (C; 12), l’azoto (N; 14), l’ossigeno (O; 16), il fluoro (F; 19).

L’elemento successivo a lui noto era il sodio (Na; peso atomico 23), il cui comportamento chimico è simile a quello del litio. Mendeleev cominciò, così un’altra riga orizzontale, sempre disponendo gli atomi in ordine di peso atomico crescente e mettendo ciascun atomo nella casella sottostante l’atomo precedente dotato di comportamento simile. Dopo il sodio veniva il magnesio (Mg; 24) che ha comportamento simile a quello del berillio; l’alluminio (Al; 27), chimicamente simile al boro. Seguiva poi il silicio (Si; 28), che stava bene in colonna sotto il carbonio; il fosforo (P; 31) simile all’azoto; lo zolfo (S; 32), simile all’ossigeno; e il cloro (Cl; 35) simile al fluoro. L’elemento successivo, in ordine di peso, era il potassio (K; 39) che Mendeleev potè sistemare convenientemente all’inizio di una terza riga orizzontale, in colonna sotto il litio e il sodio che hanno comportamento chimico simile a quello del potassio. Veniva poi il calcio (Ca; 40) che andava bene sotto il berillio e il magnesio.

A questo punto Mendeleev incontrò varie complicazioni, comunque riuscì a sistemare i 63 elementi che conosceva nel 1869; se non trovava al posto giusto l’atomo giusto lasciava vuota una casella e andava avanti. Nel corso della sua vita ebbe tuttavia la fortuna di assistere alla scoperta di quattro o cinque elementi che si ponevano correttamente in una delle caselle vuote. La verifica della validità della sua intuizione assicurò a Mendeleev una celebrità mondiale e, nel 1906, il premio Nobel per la chimica. Nel 1935 gli elementi noti erano diventati 92; l’ultimo era l’uranio (U) che già Mendeleev conosceva. Con le reazioni nucleari sono stati preparati vari elementi artificiali di peso atomico superiore a quello dell’uranio, o transuranici. Giustamente a uno di questi, numero 101, scoperto nel 1955, è stato dato il nome di “mendelevio” (simbolo Mv; peso atomico 256), in onore del chimico russo. Inutile dire che anche i transuranici (l’ultimo è l’elemento 118: una scienza in continua evoluzione, questa chimica) presentano proprietà chimiche del tutto rispettose del principio di periodicità, rispetto agli elementi delle righe precedenti.

Nonostante la celebrità, la vita del grande scienziato fu abbastanza agitata; Mendeleev fu anche un progressista e un contestatore. La Russia zarista ebbe un suo ‘sessantotto’ di contestazione universitaria e Mendeleev fu sempre dalla parte degli studenti, insieme ai quali fu arrestato dalla polizia durante una manifestazione. Mendeleev viaggiava in ferrovia in terza classe per stare in mezzo al popolo e capirne i problemi. Si tagliava i capelli e la barba una volta all’anno; quando lo zar — che era un tiranno, ma rispettava gli scienziati — lo invitò a corte, gli addetti al cerimoniale chiesero a Mendeleev di mettersi un po’ in ordine i capelli. Il grande chimico rispose che o lo zar lo riceveva così com’era, oppure sarebbe rimasto a casa propria. E la ebbe vinta.

All’esempio di indipendenza e di rigore morale si accompagnavano felici doti di sperimentatore, di docente e di divulgatore. Speriamo che il centenario della nascita di Mendeleev susciti attenzione su questa straordinaria persona: per curiosità ho esplorato gli elenchi stradali delle grandi città per vedere se almeno una di queste avesse dedicato una strada a Dimitry Mendeleev. Macché (ho trovato “via Mandeleev” solo in due piccole città). E poi ci lamentiamo della crisi della chimica e dell’ambiente in Italia !