SM 2851 — Rachel Carson (1907-1964) — 2007

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La Gazzetta  del Mezzogiorno, martedì 26 giugno 2007

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Rachel Carson (1907-1964) è stata la persona che forse più di qualsiasi altra ha contribuito, con un solo libro, a far nascere la attenzione per i rapporti fra le attività umane e la natura e a sollevare il vero movimento di contestazione ecologica. La Carson era nata in un paese di campagna della Pennsylvania e si era laureata nel 1929 in biologia. I suoi studi furono dedicati alla zoologia e nello stesso tempo manifestò una grande passione per la divulgazione scientifica con una forte vena poetica; per questo fu assunta nell’ufficio per le attività di pesca e di difesa della natura del Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti, dove ebbe l’incarico di redigere pubblicazioni, soprattutto educative, di biologia e naturalistiche; erano gli anni della grande crisi e il presidente Roosevelt aveva capito che occorrevano opere di difesa del suolo, delle acque e dei boschi se si voleva creare nuova occupazione. Il suo primo libro sulla biologia e la bellezza del mare fu pubblicato nel 1941 col titolo “Il vento e il mare”, a cui fecero seguito “Il mare intorno a noi” (del 1950, tradotto anche in italiano) e “Sulla riva del mare” del 1955.

 Nel corso dei suoi studi sulla vita marina cominciò ad osservare le alterazioni dei cicli biologici provocati, a partire dal 1943, dalla immissione nell’ambiente di crescenti quantità di DDT, l’insetticida “miracoloso” che ha eliminato gli insetti responsabili della malaria e di molte perdite di raccolti. Purtroppo il DDT e i molti altri insetticidi simili immessi in commercio negli anni quaranta del Novecento, sono non-biodegradabili e restano persistenti a lungo non solo sul terreno e nei fiumi e nel mare, va vengono assorbiti e fissati nel corpo di molti animali utili e vengono trasferiti attraverso le catene alimentari e finiscono anche negli alimenti vegetali e animali usati dagli esseri umani. 

In agricoltura il DDT che restava nel terreno veniva fissato dai vegetali e veniva assorbito dagli animali; nel caso delle mucche passava dal fieno al latte e col latte passava nella dieta umana; nel caso del mare, dove sono molto estese le catene di predatori e prede, il DDT passava da un pesce all’altro, e da qui di nuovo nella dieta umana. C’è stato un periodo in cui la concentrazione del DDT nel latte materno era superiore a quella massima ammessa dalle autorità sanitarie negli alimenti umani. 

Rachel Carson espose il crescente disagio dei biologi e dei consumatori in un libro, “Primavera silenziosa”, pubblicato nel 1962 e immediatamente tradotto in italiano da Feltrinelli; il libro spiegava con grande chiarezza che, se si fosse continuato ad usare in quantità crescenti e indiscriminate i pesticidi clorurati e simili, essi sarebbero stati assorbiti anche dagli uccelli del cielo che sarebbero morti e la primavera in futuro sarebbe stata privata del loro canto, “silenziosa”, appunto. Il libro era dedicato al grande pensatore, premio Nobel per la pace, Albert Schweitzer (1875-1965), di cui riportava il celebre ammonimento: “L’uomo ha perso la capacità di prevedere e prevenire, finirà per distruggere la Terra”. Il libro della Carson subì durissimi attacchi da parte dell’industria chimica che vedeva compromessi i suoi crescenti profitti legati alla vendita dei pesticidi; gli argomenti furono i soliti del negazionismo ecologico: se si fosse dato retta a questa visionaria (alcuni l’accusarono perfino di essere “comunista”) e se fosse stato vietato l’uso del DDT, milioni di persone sarebbero morte di malaria, milioni di persone sarebbero morte di fame per la distruzione dei raccolti agricoli da parte dei parassiti che il “provvidenziale” DDT riusciva invece a sterminare. 

Queste critiche infondate amareggiarono gli ultimi anni di vita di Rachel Carson, che morì di tumore al seno nel 1964, ma il suo libro aveva già cominciato il suo cammino trionfale. Milioni di persone si interrogarono su che cosa veniva sparso nei campi e finiva nei raccolti e negli alimenti, e cominciarono a chiedere ai governi di controllare i residui di pesticidi nelle acque e nel cibo e di vietare le sostanze più nocive e tossiche; anche in Italia fu avviata una campagna contro l’abuso dei pesticidi, soprattutto dopo la scoperta, nel 1986, che residui di tali pesticidi erano presenti anche nelle acque potabili; anche su sollecitazione della Comunità europea furono emanate norme più restrittive e furono posti dei limiti alla massima quantità di pesticidi ammessa nelle acque. Leggi più rigorose sui pesticidi furono chieste addirittura con un referendum popolare che ottenne 18 milioni di voti favorevoli; l’attenzione per questo problema si è poi andata attenuando e ancora oggi in Italia si usano ogni anno circa 150 milioni di chilogrammi di pesticidi contenenti circa 90 milioni di chilogrammi di sostanze attive e di queste circa 30 milioni di chilogrammi sono costituiti da agenti molto tossici o tossici o nocivi. Nella sola Puglia vengono sparsi ogni anno oltre un milione di chilogrammi di principi molto tossici, tossici e nocivi. Dove vanno a finire ? sul suolo, nelle acque sotterranee, nel mare ? 

Ma non basta: se, sull’onda della contestazione ecologica, in Europa qualche progresso si è fatto per limitare l’abuso e l’uso dei pesticidi, il loro uso nel mondo è ancora grandissimo, dell’ordine di miliardi di chilogrammi all’anno, in gran parte nei paesi poveri e dall’agricoltura arretrata, un uso incoraggiato anche da grandi industrie chimiche che non sono più soltanto quelle americane e europee, ma anche quelle cinesi. I pesticidi usati nelle coltivazioni del Sud del mondo finiscono poi nei fiumi e nel mare e nei prodotti agricoli, compresi quelli che importiamo noi. Senza contare che nei paesi del Sud del mondo vengono spesso spediti i residui dei pesticidi vietati che vengono sepolti e dalle discariche continuano a girare nell’intera biosfera planetaria. Purtroppo il messaggio di Rachel Carson è stato in gran parte dimenticato; eppure molti potenti interessi industriali e agricoli, in America, continuano ad odiarla al punto da cercare di scoraggiare le celebrazioni per il centenario della sua nascita. Ricordiamola almeno noi, per le vite salvate dalle sue coraggiose denunce.