SM 2806 — L’”anno di Ciamician” (1857-1922) — 2007

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 La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 6 febbraio 2007

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

La città e l’università di Bologna giustamente celebrano l’ “anno di Ciamician” in occasione del 150° anniversario della nascita di questo grande chimico che ha insegnato per oltre trent’anni in quella Università, che ha scritto opere citate in tutto il mondo e che ha coperto cariche pubbliche, fra cui quella di Senatore e di consigliere comunale a Bologna. 

Giacomo Ciamician era nato nel 1857 a Trieste, allora nell’Impero austro-ungarico, da famiglia di origine armena e anche la comunità armena in Italia lo ricorda con orgoglio; anzi ricorda che il nome di questo studioso, che abbiamo sempre pronunciato “Ciàmician”, era originariamente “Ciamìcian”. Completati gli studi di chimica a Giessen aveva vinto la cattedra di chimica all’Università di Padova ed era stato poi chiamato, nel 1889, all’Università di Bologna dove ha insegnato fino alla morte, nel 1922, e dove ha creato il più importante centro di ricerche chimiche in Italia. 

Gran parte della vita di Ciamician fu dedicata allo studio delle modificazioni delle sostanze chimiche quando sono esposte alla luce e, in particolare, alla radiazione solare. Sulla terrazza dell’Istituto chimico dell’Università di Bologna (che oggi porta il suo nome) Ciamician esponeva alla luce del Sole migliaia di campioni di sostanze di cui studiava le modificazioni col passare del tempo. Alcune delle ricerche fotochimiche di Ciamician furono dedicate alla “fissazione” dell’energia solare nei vegetali per fotosintesi clorofilliana, la reazione che, silenziosamente, sotto i nostri occhi, ogni giorno, fa aumentare la massa delle foglie, dei fiori, degli alberi, dei pascoli. E poiché già ai tempi di Ciamician era nota l’enorme quantità di materiale organico ottenuto dal Sole nel mondo vegetale, nel pensare alla chimica del futuro Ciamician indicò l’uso chimico della biomassa vegetale come una delle strade da seguire per liberarsi dalla schiavitù dei combustibili fossili inquinanti.

Ciamician fu tra i primi ad intuire l’importanza dell’energia solare. Nella prolusione all’anno accademico 1903-1904 dell’Università di Bologna disse: “Il problema dell’impiego dell’energia raggiante del Sole si impone e s’imporrà anche maggiormente in seguito. Quando un tale sogno fosse realizzato, le industrie sarebbero ricondotte ad un ciclo perfetto, a macchine che produrrebbero lavoro colla forza della luce del giorno, che non costa niente e non paga tasse !”. E, pochi anni dopo, nel 1912, in una conferenza tenuta negli Stati Uniti, Ciamician affermava: “Se la nostra nera e nervosa civiltà, basata sul carbone, sarà seguita da una civiltà più quieta, basata sull’utilizzazione dell’energia solare, non ne verrà certo un danno al progresso e alla felicità umana !  I paesi tropicali ospiterebbero di nuovo la civiltà che in questo modo tornerebbe ai suoi luoghi di origine”. 

Ma la modernità degli studi di Ciamician non si limita a questa anticipazione dell’importanza dell’energia solare; da Senatore si occupò di molti problemi chimici in difesa della salute e dell’ambiente. Partecipò attivamente all’emanazione di una legge che vietasse l’uso del fosforo bianco che si usava in molte fabbriche di fiammiferi in Italia e che, per la sua alta tossicità, era causa di malattie e decessi soprattutto fra gli operai bambini e donne. Ciamician ricordò che nei paesi più avanzati si usava da tempo fosforo rosso — l’ingrediente innocuo dei “fiammiferi svedesi” — e riuscì, con la sua autorità di chimico, a sconfiggere gli interessi economici che volevano continuare ad usare il fosforo bianco. Questo interessante dibattito è stato raccontato da Nicoletta Nicolini in un bel libro “Il pane attossicato”, purtroppo quasi sconosciuto.

Come autorevole professore universitario Ciamician al Senato intervenne a più riprese sulla riforma degli studi universitari che, anche allora, quasi cento anni fa, chiedevano con urgenza una riforma, una modernizzazione e una maggiore autonomia !. Ciamician, che a Bologna dirigeva anche il laboratorio di chimica agraria dell’università, insistette perché anche in Italia fosse creata una stazione per ricerche di patologia e nutrizione vegetale, che fu poi realizzata a Roma, dove esiste ancora oggi, con serre e campi sperimentali. Ancora nel suo impegno di uomo politico Ciamician si occupò delle leggi doganali, della lotta alle frodi alimentari, di problemi economici e non si stancò mai di chiedere che si sviluppasse, anche in Italia, come stava avvenendo in Germania, Francia, Inghilterra, una moderna cultura industriale. 

I suoi molti impegni non lo hanno però mai distratto dalla ricerca scientifica e dall’insegnamento. La sue lezioni di chimica erano preparate con straordinaria diligenza e tenute con rigorosa puntualità; gli esperimenti, i cui risultati sono contenuti in centinaia di pubblicazioni italiane e straniere, erano condotti con la collaborazione di diecine di assistenti che tutti hanno poi coperto cattedre universitarie. Per inciso di Ciamician era stato assistente Riccardo Ciusa (1877-1965), che è stato il primo professore di chimica farmaceutica dell’Università di Bari dal 1925, che ha tenuto tale cattedra fino al 1950, e a cui è intestata giustamente una strada nel “quartiere dei professori” in frazione San Paolo; altro assistente è stato Giuseppe Testoni (1877-1957), divenuto professore di Merceologia, ancora a Bari, e del quale sono stato assistente io stesso, tanti anni fa. Quante cose si possono imparare, quante speranze e intuizioni, anche ecologiche, poi dimenticate, si possono trovare rileggendo la storia dell’Università !