SM 2733 — Insostenibilità della sostenibilità: aria — 2006

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L’insostenibile, supplemento a Liberazione, sabato 27 maggio 2006 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Come è ben noto ai lettori, la specialissima temperatura media della superficie dei continenti e degli oceani, circa 15 gradi centigradi (cioè di 288 gradi superiore a quella dei freddissimi spazi interplanetari), una temperatura unica, per quanto si sa, fra tutti i corpi celesti, quella che consente la presenza di acqua liquida e della vita sulla Terra, è resa possibile dalla altrettanto specialissima composizione chimica dell’atmosfera, la massa di gas, circa 50 milioni di miliardi di tonnellate, che circonda per alcuni chilometri di altezza il nostro pianeta.

Questi gas rendono disponibile l’acqua e l’anidride carbonica necessarie per la fotosintesi, cioè per la vita dei vegetali, forniscono l’ossigeno necessario per la respirazione, cioè per la vita degli animali; lasciano passare una quantità di energia solare uguale a quella che la Terra rimanda negli spazi interplanetari, per cui permettono di conservare costante la temperatura media del pianeta. I gas dell’atmosfera filtrano la parte della radiazione solare ultravioletta biologicamente dannosa e impediscono che interagisca con la vita. L’atmosfera terrestre ha l’attuale composizione da tempi relativamente recenti (si fa per dire, centinaia di milioni di anni) e modificazioni anche piccole della sua composizione chimica possono far variare le piogge, la temperatura media dei continenti e dei mari e quindi il clima.

Gli specialisti avvertono che, da vari decenni, la composizione chimica dell’atmosfera si sta modificando con velocità crescente come conseguenza delle attività economiche del pianeta., ma gli esseri umani continuano senza batter ciglio sulla loro strada, incuranti degli effetti negativi di tali inquinamenti.

Quali danni planetari — molti pensano — possono venire mai dai gas di scappamento di una automobile ? Eppure se mettete insieme i gas di scappamento di 700 milioni di automobili e camion che corrono per molte ore al giorno per l’intero anno su tutte le strade del mondo, e i gas emessi dai camini delle fabbriche, delle centrali elettriche, dei cementifici, quelli emessi dalle discariche di rifiuti, dalla putrefazione della materia organica, dagli incendi dei boschi, dagli aerei, eccetera, capite bene che la massa di gas immessi nell’atmosfera terrestre ad opera delle attività umane fa presto ad arrivare al valore attuale di circa 30 miliardi di tonnellate all’anno.

Nel corso di questo XXI secolo l’inquinamento atmosferico planetario annuo sarà sempre maggiore perché aumenta la popolazione terrestre (che ha già raggiunto oggi, nel 2006, i 6500 milioni di persone e continua ad aumentare in ragione di circa 70 milioni di persone all’anno)

e aumenta la quantità di energia e di merci prodotte e consumate: ogni tonnellata di petrolio, o carbone, o acciaio, o cemento, o di legno bruciato o trasformato in carta, contribuisce alla modificazione dell’atmosfera. Se pensate che il Prodotto Mondiale Lordo (cioè la ricchezza prodotta in un anno nel mondo) è di circa 40.000 miliardi di euro, vedete bene che ogni anno le attività antropiche immettono nell’atmosfera, in media, due terzi di tonnellata di gas per ogni milione di euro di ricchezza prodotta. L’Italia ha, nel 2006, un Prodotto Interno Lordo di circa 1.400 miliardi di euro e le sue attività economiche immettono nell’atmosfera circa 600 milioni di tonnellate di gas all’anno (escluso il vapore acqueo).

Si può andare avanti in questa maniera ? L’attuale situazione è insostenibile, come sostiene da anni proprio questo supplemento a Liberazione, e richiede, a livello mondiale e italiano, per amore o per forza, scelte politiche, economiche e merceologiche che permattano di diminuire l’attuale avvelenamento dell’atmosfera.

I gas responsabili dei mutamenti del clima, delle piogge acide, delle malattie respiratorie, sono molti. Si va dal velenoso ossido di carbonio e dagli ossidi di azoto (in Italia circa 10 milioni di tonnellate all’anno, provenienti quasi tutti dal trasporto automobilistico e fonti sicure dei disturbi che proviamo nella vita urbana), all’anidride carbonica (in Italia oltre 500 milioni di tonnellate all’anno). Si aggiungano gli ossidi dello zolfo e il metano (altri 4 milioni di tonnellate all’anno). Nell’aria finiscono poi, in quantità relativamente piccole, ma molto dannosi per la salute anche a bassa concentrazione, idrocarburi cancerogeni, fibre di amianto, ammoniaca, composti organici clorurati, particelle pulverulenti di dimensione fra 1 e 10 micrometri (millesimi di millimetro) e una crescente attenzione viene rivolta anche a polveri ancora più piccole, di dimensioni inferiori a 1 micrometro che vengono denominate nanoinquinanti (un decimo di micrometro corrisponde a 100 nanometri). La maggior parte degli inquinanti atmosferici ”minori” come quantità complessiva sono tossici e cancerogeni per gli esseri umani; altri fanno aumentare il flusso di radiazione ultravioletta nociva per la vita che raggiunge la superficie terrestre.

Chi ci salverà ? Ci sono degli accordi internazionali che invitano, anzi impongono (imporrebbero) ai paesi membri delle Nazioni unite di diminuire le emissioni nell’atmosfera dei gas inquinanti, ma tale obbligo può essere rispettato soltanto modificando comportamenti individuali, scelte merceologiche e nei trasporti, diminuzione dei consumi dell’elettricità prodotta da combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale). Da questo lato non ci sente nessuno perché esiste un dogma, accettato ormai anche dai paesi ex-socialisti, che la crescita economica richiede una crescita dei consumi di energia.

Ancora meno ci sentono i paesi poveri del Sud del mondo, che hanno consumi di energia molto bassi e contribuiscono molto poco alle modificazioni della composizione dell’atmosfera, i quali non cercano altro che una crescita economica basata proprio su crescenti consumi di energia e di merci, destinati ad accelerare ultriormente le alterazioni dell’atmosfera e del clima. Vi figurate un mondo con otto milioni di persone (un milione e mezzo più di oggi), con duemila milioni di automobili (tre volte il numero attuale), con il triplo di materie plastiche, di consumi petroliferi e di metano, di cemento e acciaio ?

Purtroppo i tempi, invece, sono stretti e occorre avviare nelle scuole, nelle comunità, nei partiti, una mobilitazione, una specie di “movimento di liberazione dell’atmosfera”, per salvare noi stessi, e coloro che verranno nei prossimi anni, dai catastrofici effetti di alluvioni, avanzate dei deserti, sollevamento del livello dei mari, inevitabili conseguenze degli attuali e futuri inquinamenti dell’aria.

E nessuno si illuda che la salvezza possa venire dal rilancio dell’energia nucleare, la cui elettricità non è accompagnata da grandi inquinamenti atmosferici, ma nasconde trappole ben più devastanti in tutto l’intero ciclo dell’uranio, dalle miniere alle scorie finali.

Bisogna piuttosto cominciare da una nuova progettazione delle abitazioni e delle automobili, delle merci e dei processi industriali, da una nuova organizzazione dell’agricoltura e delle foreste. Arriverà un giorno, non lontano, in cui verranno tassate di più le merci e i processi che, a parità di peso e di utilità, emettono maggiori quantità di anidride carbonica e di gas responsabili dei mutamenti climatici. Siamo alle soglie di una grande rivoluzione scientifica e industriale che richiede coraggio e fantasia e capacità di guardare al futuro, l’unica che può, peraltro, assicurare occupazione ai disoccupati di oggi e alle nuove leve in cerca di lavoro in Italia (e nel mondo) — e che può conservare un pianeta vivibile, o almeno meno invivibile. Sarà capace il nuovo governo di accettare questa sfida ?.