SM 2451 — No alle scorie nucleari in Basilicata — 2003

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Liberazione, 16 novembre 2003

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

La decisione di fissare, per decreto, la collocazione del deposito nazionale delle scorie radioattive a Scanzano Jonico, in Basilicata è stato un errore da tutti i punti di vista: tecnico scientifico, ambientale territoriale e politico. Intanto sul termine “scorie” c’è grande confusione. I reattori nucleari forniscono il calore alle centrali elettriche in seguito alla fissione, per irraggiamento con neutroni, di nuclei di uranio e plutonio contenuti entro speciali tubi metallici, gli “elementi di combustibile”; nel corso di alcuni mesi l’uranio e poi il plutonio si frantumano, se così si può dire in atomi radioattivi di elementi noti: cesio, iodio, stronzio, cerio, eccetera. Quando nel tubo di combustibile non c’è sufficiente materiale fissile, il tubo viene estratto e sostituito. Nell’elemento di combustibile irraggiato, come si chiama, si trovano uranio, plutonio, altri elementi transuranici, e “frammenti” radioattivi che emettono, insieme alla “camicia” metallica, radioattività per tempi lunghissimi. I principali prodotti di fissione perdono la metà della radioattività dopo circa 30 anni; il plutonio perde metà della sua radioattività dopo 24.000 anni. Questo significa che il plutoniouno dei nuclei radioattivi che dovrebbero essere sepolti nel sottosuolo di Scanzano, dopo 100.000 anni — dopo mille secoli, venti volte il tempo trascorso dai Faraoni d’Egitto ad oggi — emetterebbe ancora il 10 % della radioattività che aveva quando è stato estratto dai reattori. 

I quattro reattori nucleari che hanno funzionato per alcuni anni in Italia hanno lasciato come code avvelenate questi elementi di combustibile che in parte esistono ancora come tali, in parte sono stati mandati in Inghilterra con l’impegno di riprenderci in Italia le scorie radioattive. In Italia inoltre ci sono i residui radioattivi dei reattori sperimentali, di quelli universitari, del reattore segreto militare del Camen, ora Cisam, vicino Pisa. Ma non è finita: l’Italia partecipò con una quota di un terzo alla costruzione del reattore “veloce” autofertilizzante francese Superphenix, avventura fallimentare, chiuso dopo vari incidenti e ora definitivamente abbandonato. Adesso per contratto l’Italia “deve” ritirare un terzo delle scorie e residui contenenti plutonio e prodotti di fissione vari che arriveranno in futuro che il governo vorrebbe seppellire anch’essi a Scanzano. Ma di tutti questi errori non paga mai nessuno ? Solo i lavoratori con le loro tasse e i pensionati ? 

E ancora: nel 1968 l’Italia, per la sua mania di grandezza, si offerse di importare e di trattare gli elementi di combustibile del reattore di Elk River, negli Stati uniti, che funzionava col ciclo torio-uranio e che fu chiuso dopo pochi anni. Così ci siamo trovati a dover sistemare le scorie radioattive di questo reattore che si trovano ancora a Trisaia, in Basilicata, proprio vicino a dove il governo vorrebbe realizzare il deposito “nazionale” delle scorie nucleari. Ma la nazione e la patria valgono solo quando si tratta di danneggiare il Mezzogiorno e la fragile Basilicata ? 

E infine: durante il funzionamento dei reattori nucleari la struttura interna e i materiali da costruzione della centrale diventano radioattivi e, quando le centrali saranno del tutto smantellate, anche tali “prodotti di attivazione” dovranno essere sistemati da qualche parte, non si sa quando, non si sa come. 

Per farla breve, nel cimitero di Scanzano il governo vorrebbe seppellire scorie, sparse in varie località, essenzialmente di due tipi: quelle di seconda categoria, contenenti nuclei radioattivi che devono essere isolati dalle acque e da qualsiasi contatto con essere viventi per almeno 10 o 15 mila anni, sono 70.000 metri cubi con una attività di oltre 10.000 curie (la radioattività di un curie corrisponde a quella emanata da un grammo di radio puro). Poi ci sono i rifiuti di terza categoria contenenti nuclei radioattivi che devono essere sepolti e isolati per almeno 150.000 anni; si tratta di 8.600 metri cubi con una attività di 190.000 curie. I dettagli delle quantità, della radioattività e della attuale localizzazione di tali scorie si trovano nel sito Internet www.casaccia.enea.it/taskforce/

 Il problema della sepoltura delle scorie radioattive riguarda tutti i paesi che hanno affrontato l’avventura nucleare, sia per la costruzione di bombe atomiche, sia per produrre elettricità commerciale. Per i tempi lunghissimi ricordati, le scorie nucleari devono essere poste in zone sotterranee costituite da rocce geologicamente stabili, non esposte a terremoti, senza circolazione di acqua e nessun possibile contatto con esseri viventi. Negli Stati Uniti uno dei siti candidati è stato Carlsbad, nel New Mexico, una zona isolata che ha nel sottosuolo un grande giacimento di sale. Dopo venti anni di controverse inchieste è stata appena avviata la costruzione delle caverne per ospitare, a fini sperimentali, una parte delle scorie. La storia e le relative contestazioni si trovano nel sito Internet www.wipp.carlsbad.nm.us/ 

Un secondo sito proposto si trova in un grande giacimento di rocce vulcaniche nella zona desertica di Yucca Mountain, nel Nevada. Ci sono voluti anche qui venti anni di inchieste parlamentari e di confronto con le popolazioni e ancora tutto è fermo. Per la sistemazione dei residui radioattivi tedeschi è stata proposta la miniera di sale di Gorleben e anche li le inchieste hanno fermato la costruzione della caverna. Nel sito Internet www.emnrd.state.nm.us/ si trovano notizie su queste iniziative e sulla difficoltà di trovare adeguate sistemazioni delle scorie. 

Per Scanzano non sono state fatte inchieste pubbliche, non è stata neanche informata la popolazione; per il governo basta fidarsi dei tecnici “ufficiali” che dicono che non c’è posto migliore al mondo per il cimitero delle scorie. La lotta al cimitero nucleare va fatta spiegando alla popolazione e agli amministratori che cosa li aspetta, gli aspetti ambientali e i pericoli di un deposito così grande di scorie radioattive, i fondati motivi per dire “no”. 

Scanzano si trova sulla costa ionica, e la zona prevista per il cimitero delle scorie è attraversata dalla ferrovia e da strade di grande comunicazione che collegano la costa ionica pugliese, lucana e calabrese con il Nord e quindi con l’Europa. Il cimitero delle scorie dovrebbe essere posto in una caverna della superficie di un ettaro e alta 20 metri, posta a 800 metri di profondità in un sottile giacimento di sale posto fra due strati di argilla; il giacimento era stato usato per alcuni anni per estrarre il sale e poi era stato abbandonato. E’ facile immaginare lo sconvolgimento, la violenza ambientale provocati dai cantieri, dalla movimentazione dei materiali e dal trasporto, per anni, dei pericolosi materiali radioattivi dalle vartie zone d’Italia dove oggi si trovano. 

Non basta: le scorie sepolte emettono continuamente calore che deve essere ventilato all’esterno, con sistemi che devono funzionare per centinaia di secoli; devono essere vigilate contro l’invasione delle acque e contro azioni terroristiche da una forza militare di vigilanza. 

La Basilicata, dopo avere pagato un alto prezzo per le scelte industriali sbagliate dei decenni passati, con le loro code di inquinamento, dopo essere stata esposta a gravi fenomeni di erosione del suolo e privata delle sue acque, si sta avviando ad uno sviluppo turistico basato sulla valorizzazione della riviera ionica e su un clima che potrebbe assicurare presenze turistiche per molti mesi all’anno. La costruzione, il funzionamento, la protezione del cimitero delle scorie, la militarizzazione del territorio, sono sicure condizioni per vanificare questo avvio di nuovo sviluppo civile e di rinascita della Basilicata. 

Una forte e coraggiosa opposizione al cimitero delle scorie e al governo che l’ha imposto presuppone l’avvio di una campagna di contro informazione rispetto alle notizie che i tecnici “ufficiali” fanno circolare e di sostegno anche tecnico-scientifico alle popolazioni in lotta. Non si tratta soltanto di chiedere una valutazione di impatto ambientale che viene spesso fatta con furbesca compiacenza alle scelte già decise dai centri di potere. Si tratta di avviare la crescita di una consapevolezza scientifica e cultuale, dell’esame critico dei documenti “ufficiali”, riga per riga, di una corretta motivazione del rifiuto. 

Negli anni settanta e ottanta del Novecento facemmo così e abbiamo sventato la diffusione delle centrali nucleari e abbiamo battuto i governi che li imponevano. Riproviamoci adesso.