SM 2436a — Referendum contro l’elettrosmog — 2003

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CNS Capitalismo Natura Socialismo13, (1-2/53) gennaio-luglio 2003 www.ecologiapolitica.org

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

I referendum comportano sempre semplificazioni di problemi complicati: costringono i voltanti a dire “si” o “no” ad una domanda che prevede l’abrogazione di norme già di per se oscure e per lo più sconosciute ai votanti. Il referendum relativo “all’elettrosmog” chiede di abrogare o no una norma, che risale al 1933, che impedisce ad un proprietario di opporsi al passaggio sul suo terreno di un elettrodotto ad alta tensione o di altre pubbliche infrastrutture energetiche. In realtà il “si” a tale abrogazione è una manifestazione di protesta contro la proliferazione e diffusione delle reti elettriche ad alta tensione e soprattutto delle antenne che irraggiano onde elettromagnetiche per le trasmissioni televisive, radio e di telefonia. Le fonti di radiazioini elettromagnetiche stanno invadendo il territorio e un crescente numero di persone è esposto ad un vero “inquinamento elettromagnetico”, semplificato nel termine “elettrosmog”. Le radiazioni sono diversissime per la frequenza, per l’intensità del campo elettromagnetico e gli effetti biologici, che certamente esistono, sono molto diversi a seconda della vicinanza di una persona alla fonte di tali radiazioni e della durata dell’esposizione.

Purtroppo la auspicabile vittoria dei “si” al referendum non fa diminuire nè l’esposizione degli italiani ai campi elettromagnetici nè gli effetti biologici sulle persone esposte: è semplicemente un segnale di preoccupazione e di protesta, indica la volontà di porre maggiori ostacoli alla diffusione delle fonti di tali radiazioni. 

Nonostante questi limiti è necessario con convinzione andare a votare anche per questo referendum e votare SI, per l’abrogazione delle attuali norme. Ma soprattutto occorre essere più informati sui reali pericoli a cui ciascuno di noi, senza saperlo, è esposto, per i comodi e i profitti delle società elettriche e di quelle di telecomunicazioni. E bisogna anche renderci conto che gli sprechi di elettricità, a cui siamo spinti da una perversa pubblicità, il sottometterci al crescente uso e abuso di telecomunicazioni, specialmente dei frivoli “telefonini”, aiuta ciascuno a perdere un poco della propria salute. 

Raccomando una fonte di informazione sui pericoli dell’elettrosmog che si trova in Internet — ma anche il suo uso contribuisce per un poco all’aumento dell’elettrosmog — nel sito: www.elettrosmog.org. Raccomando inoltre grande cautela nei confronti della controinformazione — vero e proprio negazionismo ecologico — fatta da “scienziati” che spiegano quanto siano innocue, anzi benefche, le radiazioni elettromagnetiche. 

No: non sono nè innocue e tanto meno benefiche e i pericoli per la salute possono essere resi almeno un po’ minori rendendosi conto dei tanti nostri gesti quotidiani che fanno aumentare i consumi di elettricità e di telecomunicazioni e pertanto l’emissione di radiazioni nocive che raggiungono il nostro corpo. Se ci sta a cuore la nostra salute diminuiamo o conteniamo tali consumi !

Le votazioni si svolsero il 15 giugno 2003. L’85 % dei 14 milioni di votanti risposero “si” alla domanda del referendum, ma non fu raggiunto il quorum dei votanti e il referendum risultò nullo.