SM 2395a — Al-Khazini: la bilancia contro le frodi — 2003

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La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 maggio 2003

Giorgio Nebbia <nebbia@quipo.it>

 Per qualche settimana sono entrati nelle nostre case i nomi di Bagdad, Mosul, Bassora, e ancora prima quelli di Kandahar, Herat, Kabul, le città irachene e afgane che sono state “liberate” e in cui l’occidente ha portato finalmente la civiltà. Finalmente ? Capisco il risentimento dei popoli islamici davanti a questa maniera di ragionare. Chi sa che qualcuno non spieghi, non dico agli americani, ma almeno ai nostri soldati, che stanno mettendo i piedi in paesi nei quali la civiltà era brillante e raffinata quando i lombardi vivevano in villaggi col tetto di paglia e i romani nelle grotte intorno ai ruderi della città santa.

Nel mondo islamico, che non era soltanto “arabo”, sono state scritte migliaia di opere di filosofia, matematica, geografia, medicina, venivano tradotte le opere greche che venivano poi ritradotte dall’arabo in latino nei conventi e nelle corti medievali europei. Qui voglio citare soltanto il grande livello della cultura merceologica di popoli che, dal 700 al 1300, viaggiavano per terra e per mare dalla Cina, all’India, alla Spagna, all’Atlantico, portando merci comuni come lo zucchero e le spezie o preziose come la sete e i diamanti e rubini e alimentavano decine di mercati in città favolose e opulente. E insieme alle merci portavano con se e diffondevano, conoscenze, invenzioni, cultura.

A Bagdad e Bassora, a Samarcanda e Damasco e il Cairo, l’attività commerciale era regolata da speciali uffici che, fra l’altro, esercitavano il controllo sulle falsificazioni e frodi che erano numerose, proprio perché c’era una grande quantià di denaro in circolazione; le frodi erano espressamenti vietate, come peccati, dal Corano e venivano punite anche a frustate.

Per svelare le frodi commerciali occorrevano dei metodi di analisi accurati e fra questi era stata sviluppata la misura del peso specifico, cioè del peso dell’unità di volume, un numero che varia da circa un grammo per centimetro cubo per l’acqua, a circa sette per il ferro, a circa 19 per l’oro. Il controllo del peso specifico di una merce richiedeva la misura molto esatta sia del peso sia del volume di ciascun oggetto, grandezze che già i greci sapevano misurare abbastanza bene. Circolava da tempo la leggenda che Archimede fosse riuscito a svelare, mediante la misura del peso specifico, l’imbroglio di un gioielliere che aveva venduto una corona dicendo che era d’oro, e che invece era fatta con una lega di poco valore.

Nel mondo islamico erano stati perfezionati i metodi di analisi già descritti dai greci e ci sono pervenute molte opere sul peso specifico, fra cui quelle di al-Biruni e di al-Khayam (lo scienziato-poeta, più noto per le sue poesie d’amore). Proprio in questo periodo cadono 900 anni dalla nascita di al-Khazini, una delle figure più brillanti della fisica e astronomia dell’Islam. Poco si sa esattamente della sua vita; era un greco, schiavo di un certo Ali ibn Muhammad, tesoriere alla corte di Merv, nel Krorasan, attuale Turkmenistan. Merv, intorno all’anno 1100 era la capitale dell’impero selgiucide che si estendava dall’odierno Afghanistan alle rive del Mediterraneo, attraversato dalla grande via della seta in cui passavano tutte le merci importanti. Il suo “proprietario” incoraggiò al-Khazini a studiare: si pensi che nelle città dell’età dell’oro della civiltà islamica c’erano biblioteche, scuole, università, osservatori astronomici, ospedali, farmacie.

Al-Khazini si dedicò all’astronomia, ma il suo nome è famoso perché scrisse un trattato, col nome poetico di “Bilancia della saggezza”, in cui descrive i metodi per misurare il peso specifico dei corpi sia solidi, sia liquidi. A guardare i disegni (alcuni sono riprodotti su Internet nel sito    si vede che al-Khazini usava dei picnometri e delle bilance idrostatiche del tutto simili a quelli che si trovano nei moderni laboratori (Il lettore curioso potrà visitare a Bari, presso la ex-Facoltà di Economia, in Via Camillo Rosalba, il Museo merceologico che contiene le versioni moderne degli stessi strumenti descritti da al-Khazini; anzi non potrà più visitarlo,perché è stato chiuso).

Una delle bilance di al-Khazini, fabbricata nei primi anni del 1100 dal maestro bilanciaio Muzaffar di Herat, nell’odierno Afghanistan, aveva un braccio lungo due metri e misurava i pesi con la precisione di un milligrammo.

Con i suoi strumenti, più accurati di quelli dei suoi predecessori, al-Khazini poteva riconoscere la composizione di leghe metalliche, controllare la genuinità di monete d’oro, di cui sapeva misurare il peso specifico (19,05 grammi per centimetro cubo) con la stessa precisione nostra odierna (19,26). Al-Khazini sapeva, 900 anni fa, che la temperatuira influenza il peso specifico, che l’acqua calda ha un peso specifico inferiore a quello dell’acqua fredda e riusciva a svelare quando l’olio di oliva era falsificato per aggiunta di olio di sesamo. Nel suo trattato al-Khazini riporta i pesi specifici di 50 sostanze: 9 metalli, 10 pietre preziose, 13 metalli comuni, 19 liquidi, con impressionante precisione.

Forse la conoscenza di civiltà (civiltà vere) che esistevano prima della nostra era teletronica, può contribuire ad un poco di umiltà e rispetto, e anche ad evitare errori politici, soprattutto se si pensa che la nostra presuntuosa ignoranza di lingue come l’arabo, il cinese, l’hindi, ci impedisce l’accesso a milioni di pagine che nascondono un patrimonio di cultura e di scienza.