SM 2360a — Ecologia e economia a Manfredonia — 2002

This entry was posted by on martedì, 19 agosto, 2014 at
Print Friendly

 Il Corriere del Mezzogiorno, 16 ottobre 2002

Intervista di Marco Brando a Giorgio Nebbia

In questo gran proliferare di nuovi corsi di laurea la Puglia offre agli studenti una gran varietà di occasioni di preparazione professionale. A dire la verità si ha l’impressione che alcuni rischino di andare deserti quanto a studenti, con spreco di pubblico denaro. Uno di questi è in “Economia dell’ambiente e del territorio” a Manfredonia, istituito dalla Facoltà di economia dell’Università di Foggia. Lei ha sostenuto, in molte occasioni, l’importanza di un tale corso di laurea. Finirà anche questo, come tanti altri, con un pugno di iscritti ?

Già nel 1970, quando l’ecologia è sbarcata in Italia, alcuni di noi sostennero che non sarebbe stato possibile sanare i guasti ambientali se non ci fosse stato un incontro intelligente e coraggioso fra scienze economiche e scienze ecologiche.

Gli inquinamenti, l’impoverimento delle risorse naturali (si pensi all’impoverimento delle riserve petrolifere mondiali), l’erosione del suolo, eccetera, sono il risultato di azioni economiche che assicurano vantaggi a pochi a breve termine, e grandi costi e anche dolori a una collettività, a breve e lungo termine.

Gli economisti più intelligenti e attenti riconobbero che i guasti ambientali avrebbero potuto essere rallentati e fermati usando gli strumenti dell’economia pubblica: divieti, imposte proporzionali al danno ambientale, finanziamenti pubblici per la depurazione.

Occorrevano perciò professionisti capaci di quantificare i danni — quante e quali scorie prodotte nei processi produttivi, quali tecniche di depurazione, le quantità massime di mercurio o diossine che possono essere immesse nel mare o nell’aria — e di quantificare i costi di ciascun intervento. Professionisti capaci di riconoscere quali effetti tali interventi possono avere sull’economia nel suo complesso. Occorrevano insomma specialisti in “Economia dell’ambiente”

Perché ha parlato di “coraggio” ? che coraggio ci vuole per insegnare ecologia agli economisti ?

L’economia, come la si intende oggi, è la scienza e la pratica che misura gli scambi fra i vari soggetti economici in termini monetari; il suo unico indicatore è il prodotto interno lordo, una grandezza che misura la quantità di denaro che circola nell’economia di un paese. Gli scambi di denaro non sono neutrali: sono accompagnati da un flusso di materiali, da una circolazione di materie e di energia che comincia nella natura, passa attraverso la produzione e il consumo delle merci e ritorna alla natura sotto forma di rifiuti e scorie inquinanti.

Ogni crescita del prodotto interno lordo è inevitabilmente accompagnata da un impoverimento delle riserve di risorse naturali — petrolio, fertilità agricola, acqua, foreste, rocce — e da un peggioramento delle condizioni dell’aria, delle acque e del suolo.

La difesa dell’ambiente comporta costi privati e pubblici e vincoli per i privati nel nome dell’interesse collettivo, e ci vuole del coraggio per dire qualche volta di “no” alle proposte di potenti imprese finanziarie.

Ricordo che era la tesi che lei sostenne quando l’Università di Bari assegnò a lei, laureato in chimica, la laurea honoris causa in Economia e commercio, un evento poco usuale. Dovrebbe quindi essere contento dal nuovo corso di laurea di Manfredonia.

Non solo sono contento, ma vorrei che gli studenti affluissero numerosi a questo corso di laurea che è l’unico in un vasto bacino che comprende la Puglia, il Molise, la Basilicata, la Calabria, parte della Campania. Vedo questo corso di laurea come una occasione di attrazione di studenti e docenti, immagino che ne nasca un centro di studi e ricerche avanzate, di rilievo nazionale, in uno dei settori più importanti degli studi economici.

Non crede che, fra tutti i posti, Manfredonia sia il meno adatto, isolato com’è dalla grande circolazione di interessi universitari ?

Penso il contrario Poche zone italiane sono, come questa, un concentrato di problemi ambientali aperti e da risolvere, un reale e vivente laboratorio di ecologia applicata. Manfredonia e le zone vicine sono state coinvolte in operazioni di industrializzazione che si sono rivelate sbagliate, ma che sono anche state occasioni di esperienze che potrebbero essere recuperate. Il petrolchimico si è lasciato alle spalle terreni contaminati da arsenico e dalle scorie delle produzioni di urea, caprolattame, concimi; la fabbrica di glutammato con brevetti giapponesi era una industria biotecnologica avanzata ed è stato un errore lasciarla morire. Tutto intorno ci sono problemi di erosione delle spiagge, a nord e a sud del Gargano, uno straordinario ecosistema nella Foresta Umbra, una straordinaria zona umida, quella delle saline, con una industria del sale che è stata all’avanguardia nel mondo; le acque madri delle saline potrebbero essere utilizzate molto meglio che per alimentare le modeste terme di Margherita. La fabbrica del bromo di Margherita fu coinvolta in incidenti e inquinamenti e poi abbandonata.

E appena più in là di Manfredonia, ci sono le esperienze della cartiera di Foggia (che ospitò, durante la II guerra mondiale una fabbrica di gas asfissianti), gli zuccherifici defunti; e poi l’industria marmifera, le esperienze di utilizzazione dell’energia solare nell’impianto (rimasto troppo piccolo) fotovoltaico di Monte Aquilone, e le esperienze abbandonata sugli stagni solari che avrebbero potuto generare elettricità utilizzando un ingegnoso fenomeno fisico dentro le saline trasformate in speciali collettori di energia solare. Sempre nel campo delle fonti energetiche rinnovabili, le polemichette sui generatori eolici di elettricità possono trovare una risposta soltanto da una corretta analisi dei costi, anche paesaggistici, degli aerogeneratori, dalla quantità di elettricità prodotta e dal meccanismo di tariffe a cui viene venduta. Problemi insieme ambientali ed economici.

Ci sono i problemi dell’agricoltura del Tavoliere, investita da nuove sfide rappresentate dalla diffusione degli organismi geneticamente modificati, in un momento in cui prodotti e sottoprodotti agricoli stanno assumendo nel mondo crescente importanza come fonti di materie prime industriali e di fonti energetiche; c’è il problema dell’acqua che deve essere amministrata utilizzando in maniera unitaria le risorse dei grandi bacini idrografici interregionali, dall’Ofanto al Fortore.

Tutti problemi di economia dell’ambiente e del territorio; ce ne sarebbe, da studiare, per cinque anni, non solo per i tre dell’attuale corso di laurea !

Gli studenti vanno all’Università per acquisire conoscenze professionali che assicurino un posto di lavoro. Il  corso di laurea in “Economia dell’ambiente e del territorio” diventerà una piccola fabbrica di disoccupati delusi ?

Secondo me la crisi ambientale e anche economica di questo inizio del XXI secolo deriva proprio dalla mancanza di professionisti capaci di trattare insieme i problemi ambientali e i problemi economici.Con tutto il rispetto per i numerosi professionisti di entrambi i settori, mi sembra che i chimici e i biologi difficilmente possano esprimere giudizi sulla opportunità economica di molte scelte, sugli strumenti giuridici che consentono di scoraggiare e punire le violenze ambientali.

Nello stesso tempo mi sembra che i professionisti di educazione economica e giuridica finiscano per avere difficoltà proprio tecniche e scientifiche quando si tratta di esprimere giudizi, di fare leggi, di applicare divieti e di riconoscere i reati ambientali, se non hanno solide basi di tecnologia,  di scienze naturali, di chimica e fisica.

I laureati in Economia dell’ambiente e del territorio possiedono conoscenze che ne dovrebbero fare professionisti privilegiati per le pubbliche amministrazioni e per le imprese; le une e le altri dovranno affrontare un crescente numero di compiti sempre più difficili, imposti dalle norme comunitarie.

Le operazioni di bonifica, cioè l’eliminazione delle scorie che le fabbriche abbandonate si sono lasciate dietro, 200 miliardi di vecchie lire per l’Enichem di Manfredonia, richiedono professionisti che sappiano ricostruire la storia produttiva delle industrie dismesse, i costi delle operazioni di bonifica, i benefici economici dell’utilizzazione delle aree dismesse e bonificate, i controlli sulla qualità ed efficacia delle operazioni di bonifica.

Intende dire che le operazioni di bonifica mettono a disposizione delle comunità locali e delle imprese nuovi pezzi di territorio di grande valore economico ?

Non per niente il corso di laurea ha il nome di “Economia dell’ambiente e del territorio”, indicando, fin dal nome,. che non si tratta di parlare di ecologia salottiera, ma di affrontare in modo unitario lo studio dell’uso delle risorse e dei loro effetti sull’ambiente, la possibilità di usare il territorio senza effetti devastanti sulle coste, sulle zone agricole, sulle città.

Proprio a Manfredonia le proposte di re-industrializzazione, in parte nelle aree abbandonata e forse ancora contaminate, prevedono investimenti di centinaia di miliardi di vecchie lire (di denaro pubblico) e possono tradursi in nuove delusioni e in nuovi inquinamenti senza una visione interdisciplinare proprio di “economia dell’ambiente”.

Quali sono, secondo lei, le condizioni per il successo del corso di laurea in Economia dell’ambiente?

I miei colleghi dell’Università di Foggia sanno bene come assicurare tale successo. La prima condizione, naturalmente, è che gli studenti vedano il corso di Manfredonia come una grande occasione di cultura, di occupazione, ma anche di contributo all’economia della loro terra e del mezzogiorno.

La seconda condizione è che a tale impresa credano gli enti locali i quali dalla formazione di numerosi capaci professionisti possono trarre benefici per i compiti ambientali che dovranno affrontare sempre più numerosi e difficili: pianificazione territoriale, piani regolatori, scelte di insediamenti produttivi, scelte turistiche, valorizzazione dei prodotti agricoli e delle risorse locali (penso ancora al marmo, al sale, eccetera). E per un utile impiego della gran quantità di pubblico denaro previsto per la bonifica e re-industrializzazione di Manfredonia.

Altra condizione è che ci credano le imprese, gli enti economici locali, le associazioni di imprenditori, le Camere di commercio pugliesi, le Fiere.

Una condizione indispensabile è che agli studenti, che mi auguro numerosi sia nel primo e nel secondo anno appena cominciati e nel futuro, sia offerto un minimo di strutture, aule, stanze di lettura e, soprattutto, una biblioteca, la disponibilità di collegamenti telematici e di Internet.

Basterebbe raccogliere la documentazione della storia economica ambientale della zona: ex-Enichem, biotecnologie, energia solare, energia eolica, bacini idrografici, zone umide e loro flora e fauna, saline, solo per citare pochi esempi.

La documentazione è, a mio parere, lo strumento essenziale, resa più facile oggi dalla possibilità di accedere, attraverso Internet, e enormi collezioni di scritti e documenti nel campo economico e ambientale. Novecento schede Internet solo sulla bonifica delle zone industriali contaminate di Manfredonia. Nessun posto, neanche in cima a una montagna, oggi è più isolato per studenti che abbiano voglia di ottenere una buona professionalità e per i docenti che vogliono stimolarli. Da questo punto di vista Manfredonia è al centro del mondo moderno tanto quanto Milano o Francoforte.

Lei pensa che gli insegnamenti offerti agli studenti siano adeguati alla preparazione di professionisti qualificati ? 

Gli argomenti necessari ci sono tutti, nei tre anni di corso, dalla geografia economica alla storia economia, dall’economia delle risorse naturali, agli aspetti di economia di base e applicata, dagli argomenti naturalistici a quelli tecnico-produttivi, a quelli giuridici.

Lei è sempre innamorato della Puglia e dell’Università

Anche se sono un vecchio pensionato non posso dimenticare di avere trascorso quarant’anni della mia vita in Puglia e all’Università; del resto Manfredonia fa parte di quello che è stato — Bari-Foggia — il primo collegio elettorale in cui sono stato eletto alla Camera dei deputati  con la Sinistra indipendente. E penso che l’Università abbia un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico e sociale e culturale di questa terra, già così ricca di persone e di interessi, troppo spesso sommersi, poco noti. In Internet la sola voce “Manfredonia” offre 27 mila schede ! Gli studenti universitari della sede di Manfredonia ne avranno di materiale da esplorare, se vorranno !