SM 2278 — Linus Pauling, un gigante del XX secolo — 2001

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CNS Capitalismo, Natura, Socialismo11, (8/36), p. viii (agosto 2001), inserto in “Liberazione”, domenica 26 agosto 2001

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nel 2001 cadeva il centenario della nascita di due giganti del sapere, Enrico Fermi (1901-1954) e Linus Pauling (1901-1994), entrambi premi Nobel. Il primo, il grande fisico italiano, padre dell’energia nucleare e della bomba atomica, è il più noto ed il suo centenario è al centro di molte iniziative scientifiche e culturali. Il secondo, un chimico americano, è meno noto al grande pubblico italiano, anche se si devono a lui contributi fondamentali nella chimica e nella biologia e una grande lezione di impegno civile per la pace e contro le bombe atomiche. 

Nato nell’Oregon, uno degli stati della costa del Pacifico degli Stati uniti, da una famiglia povera, lavorò per poter studiare e frequentare l’Università dove si diplomò in scienze per passare poi a studiare chimica fisica all’Università della California a Pasadena. I primi successi di Pauling vennero dalle sue ricerche sulla “natura del legame chimico”. Un fondamentale libro con questo nome, fu pubblicato nel 1939 e fu tradotto in italiano subito dopo la Liberazione, alla fine della lunga notte di isolamento internazionale e culturale imposto dal fascismo. 

La prima importante sede di insegnamento e di ricerca di Pauling fu il California Institute of Technology a Pasadena e qui, oltre a molti altri temi, affrontò quello della struttura delle proteine. Come è ben noto, le proteine sono costitute da lunghe successioni di amminoacidi uniti fra loro con legami —CO—NH— Alla fine degli anni trenta non si sapeva, però, come fosse organizzata questa successione di amminoacidi; Pauling, insieme col collega Corey, avanzò l’ipotesi che essi fossero disposti in una elica, una ipotesi che si rivelò vera quando Pauling vide, in Inghilterra, nel 1948, le prime “fotografie” degli spettri di diffrazione della cheratina. 

Il primo articolo di Pauling sulla struttura delle proteine apparve nel 1952 ed ebbe una grandissima risonanza; Pauling estese la teoria della struttura ad elica all’acido desossiribonucleico, DNA, un tema su cui stavano lavorando, in Inghilterra, anche i chimici Watson e Crick. Nel 1951 furono ottenuti gli spettri di diffrazione delle molecole del DNA che furono rese pubbliche nell’aprile 1952 durante un congresso a Londra e Watson e Crick, sulla base di tali “fotografie”, proposero per il DNA quella struttura “a doppia elica” per cui sarebbero divenuti celebri nel mondo. Sarebbe arrivato allo stesso risultato, prima di loro, se avesse potuto partecipare a Londra allo stesso congresso, anche Pauling che invece non poté allontanarsi dagli Stati uniti perché il governo gli aveva tolto il passaporto per le sue presunte attività “antiamericane”. 

E quello di contestatore fu un altro volto di Linus Pauling, ispirato anche dalla moglie Ava Helen (1903-1981), che aveva sposato nel 1923 e che era una attivista nei movimenti dei diritti civili e pacifisti. Pauling aveva rifiutato l’invito di Oppenheimer di andare a lavorare al Progetto Manhattan che portò alla produzione delle prime bombe atomiche. Davanti ai risultati delle esplosioni delle bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945) e poi alla luce degli effetti delle esplosioni nucleari sperimentali nell’atmosfera, Pauling decise di dedicare una parte rilevante del suo impegno nei movimenti per la cessazione dei tests nucleari e per l’abolizione delle bombe atomiche. 

Già nel 1948 Pauling con pochi altri aveva fondato un comitato che chiedeva a tutti i paesi di collaborare per tenere sotto controllo internazionale gli strumenti di guerra nucleare e per promuovere la pace. Per queste attività nel novembre del 1950 fu sottoposto ad inchiesta da parte di una commissione del Senato dello stato della California. Erano i primi giorni della caccia alle streghe lanciata dal senatore repubblicano Joe McCarthy e gli effetti si fecero subito sentire. Nel gennaio 1952, in vista dl congresso di Londra sopra accennato, il passaporto era stato negato a Pauling “perché non sarebbe stato nell’interesse degli Stati Uniti”. 

Pauling insistette e sotto giuramento dichiarò di non essere un comunista, di non aveva avuto legami col partito comunista e di essere un leale cittadino americano. Ma neanche questo bastò e non bastò neanche la lettera che Einstein scrisse al Dipartimento di stato degli Stati uniti rivendicando il diritto che questo scienziato aveva di viaggiare. 

Pauling continuò la sua azione di pacifista e nel 1953 pubblicò un celebre libro: “Mai più guerre” (“No more war”, che non mi risulta sia stato tradotto in italiano). Intanto nello stesso anno gli fu assegnato il premio Nobel per la chimica (l’intera motivazione si trova nel sito Internet www.nobel.se/chemistry/laureates/1954/press.html), premio che Pauling poté ritirare soltanto un anno dopo, quando finalmente gli fu restituito il passaporto. 

La rievocazione di questi eventi di mezzo secolo fa non sembri oziosa ai lettori italiani del 2001 che stanno vivendo un oscuro periodo della storia del loro paese e internazionale. Pauling, pur continuando il suo insegnamento, le sue ricerche e le sue conferenze, fu coinvolto in grado sempre maggiore nelle lotte per la pace e contro i pericoli di contaminazione radioattiva del pianeta provocata dai test delle bombe atomiche esplose nell’atmosfera. 

Nel 1955 ebbe un ruolo centrale nella redazione della “dichiarazione di Mainau” che fu firmata da 52 premi Nobel. Il 23 aprile 1957 Albert Schweitzer (1875-1965), premio Nobel per la pace 1953, lesse, alla radio di Oslo, un accorato appello per fermare la proliferazione delle armi nucleari; un appello che fu riprodotto nella stampa internazionale anche se fu deliberatamente ignorato in alcuni paesi. Nel maggio dello stesso 1957 Pauling tenne una conferenza alla Washington University di St.Louis, nel Missouri, dove insegnava anche il biologo Barry Commoner, anch’egli attivo nella mobilitazione degli scienziati contro le armi nucleari. Proprio quel Barry Commoner che sarebbe diventato celebre in Italia, anni dopo, come leader della contestazione ecologica. 

Con Commoner e con Ed Condon, Pauling redasse un appello, che fu firmato da 2000 scienziati americani e da oltre 8000 scienziati stranieri, e che fu inviata nel 1958 al Segretario generale delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjold; l’appello metteva in guardia contro i pericoli della ricaduta radioattiva delle esplosioni nucleari nell’atmosfera e ne chiedeva l’immediata cessazione. 

Nel 1960 Pauling fu convocato da una speciale commissione del Senato americano e fu invitato sotto giuramento a riferire come erano state raccolte le firme dell’appello; Pauling si rifiutò di fare tali nomi. L’iniziativa aveva comunque portato alla sospensione, dal 1958 al 1961, dei tests nucleari nell’atmosfera. Tali tests furono ripresi nel 1961 dall’URSS e nel 1962 dagli Stati Uniti, dal presidente Kennedy. 

Quell’anno Pauling e la moglie furono invitati alla Casa Bianca insieme ai premi Nobel occidentali; nel pomeriggio dello stesso giorno marciarono davanti alla Casa Bianca per protestare contro le bombe atomiche — poi andarono alla cena dei Kennedy. 

Il 10 ottobre 1962 fu annunciata l’assegnazione a Pauling del premio Nobel per la Pace: Pauling è stato l’unica persona che ha avuto, da solo, due premi Nobel. (L’intera motivazione di tale premio può essere letta su Internet nel sito: www.nobel.se/peace/laureates/1962/press.html

L’annuncio scatenò una ondata di protesta in America contro questo scienziato che la stampa reazionaria considerava nemico dell’America. Tuttavia Kennedy tenne conto del movimento contro le esplosioni nucleari nell’atmosfera e nell’estate del 1963, poco prima di essere ucciso, annunciò di avere raggiunto un accordo con il segretario dell’URSS Krusciov per la sospensione delle esplosioni nucleari nell’atmosfera e negli oceani, il Partial Test Ban Treaty. Dopo mille esplosioni nucleari nell’atmosfera le esplosioni sono continuate nel sottosuolo: altre mille dal 1963 ad oggi (ma la Francia ha continuato a far esplodere bombe nell’atmosfera fino al 1977). 

Solo di recente è stato firmato, ma non è ancora entrato in vigore, il trattato per il divieto totale delle esplosioni nucleari. Ma di questo parleremo, se mai un’altra volta, tenendo conto che nel mondo, nonostante gli appelli di tanti scienziati per un disarmo nucleare, le bombe nucleari negli arsenali del mondo sono ancora 35 mila, con una potenza distruttiva cinquecento volte superiore a quella di tutti gli esplosivi usati durante la seconda guerra mondiale (1939-1945). 

Ma torniamo a Pauling. Nel 1963 il California Institute of Technology mostrò di non gradire il suo impegno politico e Pauling lasciò l’insegnamento e continuò le ricerche in un proprio “Linus Pauling Institute” (<www.lpi.orst.edu/>). Tali ricerche riguardarono temi anche controversi come quello della medicina e della psichiatria “ortomolecolare” e quello degli effetti che forti dosi quotidiane di vitamina C hanno sulla prevenzione delle malattie. 

Pauling ha disposto che la sua biblioteca e il suo archivio, di decine di migliaia di libri e articoli e di centinaia di migliaia di lettere e appunti, fosse lasciato all’università statale dell’Oregon, da cui aveva mosso i primi passi. Un catalogo di tale immenso patrimonio, una bibliografia completa e molte notizie su Linus e Alma Pauling si trovano in Internet nel sito di tale Università (2500 pagine su Pauling si trovano anche nell’archivio dell’FBI; anche in questo caso il coraggio civile ha avuto la meglio sull’oscurantismo e sulle persecuzioni politiche).