SM 2254 — La fertile eredità di Laura Conti (1921-1993) — 2001

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il manifesto, 22 marzo 2001 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Laura Conti chi ? Per molti di noi questo nome richiama alla mente una persona, una amica, una compagna, una combattente, suscita emozione, ma otto anni sono tanti: tanto tempo è passato da quel maggio 1983 in cui “la Laura” ci ha lasciati e a molti, temo anche fra i giovani contestatori del popolo di Seattle, il suo nome dice quasi niente. 

Avrebbe ottanta anni, in questo 2001, Laura Conti, nata a Udine il 31 marzo 1921, giovane partigiana durante la Guerra di Liberazione, medico, militante comunista che ha ricoperto cariche pubbliche alla Provincia di Milano, alla Regione Lombardia, poi come deputato. Chi va a “digitare” in Internet “Laura Conti” trova centinaia di riferimenti a scritti, articoli, iniziative che l’hanno vista protagonista; nelle biblioteche pubbliche ci sono decine di libri i cui titoli descrivono meglio di qualsiasi altra cosa il cammino culturale e politico di questa donna. 

Libri di “educazione” alla salute e alla vita, rivolti alle donne e ai loro problemi, ai ragazzi, alle persone interessate all’ecologia e ai problemi della natura nella società tecnologica. Quando l’ecologia sbarcò in Italia, agli inizi degli anni settanta, Laura Conti ne parlò e ne scrisse con grande passione e competenza. Erano gli anni delle “università verdi”, che continuavano la tradizione delle antiche “università popolari” socialiste, e Laura Conti era instancabile nel girare nelle città e nei paesini per tenere le sue appassionate “lezioni” a coloro, giovani e meno giovani, che erano curiosi di comprendere “che cos’è l’ecologia” — secondo il titolo di uno dei suoi libri, forse il più bello. 

Quando nell’estate del 1976 da una fabbrica di Meda, a nord di Milano, uscì una nube tossica contenente molti chili di diossina, una sostanza allora quasi sconosciuta, che ricadde sul territorio della vicino Seveso, Laura Conti fu vicina agli abitanti spaventati, alle bambine con la faccia segnata dalla cloracne — quelle “lepri con la faccia di bambina” a cui dedicò un commovente libro — e alle donne di Seveso, spiegando i pericoli che le autorità cercavano di mascherare o minimizzare.

Un quarto di secolo è passato e ormai il ricordo degli eventi drammatici associati al nome “seveso” è quasi scomparso anche perché sono scomparsi e finiti dispersi le migliaia di articoli, i libri e anche la documentazione ufficiale, con le sue menzogne e contraddizioni. Già otto anni fa, quando è morta Laura Conti, in tanti abbiamo sostenuto l’importanza di conservare in un archivio storico i documenti, le carte, i libri di Laura Conti e delle lotte ambientaliste: di Seveso, degli incidenti alle centrali nucleari, delle intossicazioni ambientali dovute ai pesticidi, dell’erosione del suolo.

Molti degli archivi delle stesse associazioni ambientaliste — Laura Conti fu fra i fondatori e per molti anni presidente del comitato scientifico della Lega Ambiente, della rivista “Nuova Ecologia”, della Fondazione Cervia Ambiente, delle università verdi — sono dispersi e scomparsi. Ci sono voluti otto anni per raccogliere quello che è rimasto delle carte di Laura Conti presso la Fondazione Micheletti di Brescia (http://www.musilbrescia.it/documentazione/dettaglio_fondo.asp?id=134&sezione=archivio), come primo nucleo di un archivio della storia del movimento ambientalista che si affianca al già ricco archivio della storia del movimento di Liberazione e dell’Italia contemporanea. L’archivio di Laura Conti è stato presentato il 23 marzo 2001, nel corso di un convegno a lei dedicato, a Brescia. Anche grazie a questa iniziativa Laura continua a insegnarci impegno civile e coraggio.