SM 2202 — Girolamo Azzi (1885-1969), un pioniere dell’ecologia — 2000

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La Gazzetta del Mezzogiorno, 3 settembre 2000. Anche G. Nebbia, ”Ambientiamoci”, Stampa Alternativa, 2011, p. 24-27, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=4&tipo_articolo=d_persone&id=61 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 Ormai le parole “ecologia” e “ecologico” sono entrate nel linguaggio comune per indicare le più svariate cose: la benzina ecologica, le patate ecologiche, la casa ecologica, eccetera, al punto che si sono dimenticati l’origine vera e il significato di “ecologia”. 

I lettori più informati pensano che l’ecologia sia nata ai tempi delle battaglie antinucleari o ai tempi dell’incidente di Seveso; quelli ancora più informati ricordano le lotte “ecologiche” contro la contaminazione radioattiva dovuta alle esplosioni nucleari o contro i pesticidi e le denunce della “Primavera silenziosa” fatte da Rachel Carson nel 1962; i più informati di tutti, infine, sanno che la parola “ecologia” è stata usata per la prima volta dal biologo tedesco Ernst Haeckel nel 1866. Questo ammiratore e divulgatore di Darwin spiegò che occorreva studiare le interazioni degli esseri viventi fra di loro e con l’ambiente inorganico circostante, i relativi scambi di materia e di energia e indicò l’ecologia come l’”economia della natura”. 

Pochi però ricordano che una cattedra universitaria di ecologia è stata creata in Italia già nel 1922 a Perugia e affidata a Girolamo Azzi, studioso dimenticato ma non per questo meno interessante. Se non fosse stato per iniziativa dell’Associazione Turistica Pro Loco di Imola, la città in cui Azzi è nato nel 1885, non avremmo neanche l’unica biografia disponibile, “Girolamo Azzi, il fondatore dell’ecologia agraria”, stampata in appena 500 copie dalla casa editrice La Mandragora (Via Selice 92, 40026 Imola (Bologna), indirizzo di posta elettronica mandrago@tin.it). 

Appena laureato in Scienze naturali, Azzi, grazie alla sua buona conoscenza di ben sette lingue straniere, fra cui portoghese, svedese e russo, fu assunto dall’Istituto internazionale di Agricoltura di Roma, in un certo senso il precursore di quella che sarebbe diventata l’odierna FAO, l’organizzazione per l’agricoltura e l’alimentazione delle Nazioni Unite, con sede ancora a Roma. Ad Azzi fu affidata la redazione del Bollettino dell’Istituto e con tale incarico conobbe studiosi russi e tedeschi che conducevano ricerche sui rapporti fra agricoltura e clima. Del resto in questo campo già in Italia esisteva l’Ufficio Centrale di Meteorologia e geodinamica che, dal 1876, pubblicava, ogni dieci giorni, la “Rivista Meteorico-agraria”, sospesa nel 1920. 

Nello stesso 1920 una commissione dell’Accademia dei Lincei riconosceva l’importanza di una disciplina autonoma, l’ecologia agraria, e auspicava l’istituzione di una cattedra universitaria di questa disciplina che fu affidata nel 1924 proprio al prof. Azzi. In tale veste Azzi ebbe continui rapporti internazionali e nel 1934 fu invitato nell’Unione sovietica dal celebre prof. N. Vavilov che conduceva le stesse ricerche nel suo paese. Non bisogna dimenticare che erano gli anni della grande crisi, della necessità di aumentare la produzione agricola, della “battaglia del grano” fascista in Italia. 

Per i suoi rapporti scientifici con l’Unione sovietica Azzi fu guardato con sospetto dal regime fascista; eppure il suo testo: “Ecologia agraria”, pubblicato in Italia nel 1928, con varie ristampe, fu tradotto in  russo, in portoghese per il Brasile, in bulgaro, e poi in spagnolo, in inglese, in francese. Nel 1929, per conto dall’Istituto Internazionale di Agricoltura, Azzi scrisse una monumentale opera, di 1165 pagine, in francese sui rapporti fra clima e produzione di frumento. Per questi suoi contributi Azzi fu invitato in tutto il mondo per conferenze su quella che sembrava la nuova via per comprendere come le piante reagiscono ai mutamenti “ecologici” dell’ambiente circostante. 

Anche dopo la seconda guerra mondiale (1939-1945), Azzi cntinuò ad essere invitato a tenere lezioni e conferenze in molti paesi stranieri (dove è ancora conosciuto e ricordato molto più di quanto non lo sia in Italia), sostenendo l’importanza dell’ecologia agraria, una specie di uomo di “pubbliche relazioni” per la sua disciplina, come lo ha definito il prof. Baltadori, che ha scritto la affettuosa presentazione del libro sul prof. Azzi, prima ricordato, e che è stato, dopo il 1955, il suo successore sulla cattedra di Perugia. 

Girolamo Azzi morì nel 1969 e i pur pochi scritti, riprodotti nel volume già citato, illustrano bene alcuni aspetti della sua attività e dei suoi interessi che si estendevano dall’ecologia, all’agricoltura, alla geografia, all’economia. Ricordo di avere conosciuto, quando ero un giovane assistente a Bologna, il prof.Azzi, già anziano, quando ben pochi sapevano che cosa fosse questa ecologia, la strana materia che lui insegnava. Hanno fatio bene i suoi amici a ricordarlo, sia pure in un piccolo “libro sommerso”, di quelli che sfuggono alla grancassa pubblictaria, e mi auguro che qualche lettore sia tentato di procurarsene una copia e magari di amare un poco l’ecologia, quella vera.