SM 2043a — Elettrosmog — 1998

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 La Gazzetta del Mezzogiorno, 14 marzo 1998

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

A poco a poco, quasi senza accorgercene, abbiamo visto sorgere tutto intorno a noi una selva di nuovi “alberi” meccanici: dapprima si trattava di antenne per la televisione, generalmente su alti edifici, o sulla cima dei colli o delle montagne, e queste erano cose “buone”: non sono forse l’indispensabile strumento per avere nelle nostre case i cartoni animati e la pubblicità ? come potremmo vivere altrimenti ? C’erano ogni tanto dei gruppi di cittadini che protestavano, per esempio gli abitanti dei dintorni di Roma dove, sui Colli Albani, ci sono letteralmente decine di antenne di televisioni commerciali, di telecomunicazioni militari, eccetera; a questi cittadini qualcuno aveva detto che l’invasione nella loro vita, sui loro corpi, dei campi elettrici e magnetici diffusi da tali antenne poteva arrecare danni alla salute, forse addirittura il cancro. Ma in definitiva li abbiamo lasciati soli, alla loro inascoltata protesta.

Poi, finalmente, anche l’Italia ha potuto beneficiare della “civiltà” dei telefoni mobili, i cosiddetti “telefonini”, e qui veramente la felicità ha raggiunto il massimo perchè ha permesso di chiacchierare dalla strada, dall’automobile, in mezzo alla gente, dal gabinetto ! Ma la felicità dei telefoni mobili può essere assicurata dalle onde elettromagnetiche diffuse da innumerevoli “stazioni radiobase”, ciascuna delle quali “serve” utenti che si trovano a non grande distanza dall’antenna stessa. Per “coprire” l’intero territorio nazionale occorreva un numero enorme e continuamente crescente di antenne per telefonia mobile, che si sono moltiplicate a mano a mano che i venditori di servizi di telefonia mobile sono passati da uno, adesso a due e presto a tre, che i telefoni mobili sono diventati adesso molti milioni, presto varie decine di milioni, sostenuti da una martellante propaganda.

Le radiazioni elettromagnetiche delle antenne per telefoni mobili si aggiungono a quelle emanate dagli elettrodotti e dalle antenne televisive e alle molte fonti di radiazioni a cui sono esposti moltissimi cittadini sul loro posto di lavoro. I nostri organismi sono così esposti, da pochissimi anni a questa parte, a radiazioni estranee alla biologia degli esseri umani così come si è andata assestando nel corso di alcuni milioni di anni. Ne verranno dei danni nel corso della vita di ciascuno di noi ? potranno aversi danni genetici che faranno sentire gli effetti su generazioni e generazioni in futuro ? Il problema non è nuovo: molte nuove invenzioni hanno indotto modificazioni biologiche dannose i cui effetti sono stati mitigati soltanto con lunghe lotte: la contestazione degli inquinamenti, dei pesticidi, degli additivi alimentari, delle centrali nucleari, sono solo alcuni episodi di questa lotta.

Ogni volta i cittadini che chiedono una diminuzione dei rischi per la propria salute devono scontrarsi con il potere economico che sostiene le virtù delle sue nuove invenzioni, e spesso con gli stessi governi più attenti agli interessi economici che alla salute pubblica. La contestazione ha potuto ottenere leggi più rigorose per la salute, il divieto di alcune innovazioni, dimostrandone i danni nonostante le rassicuranti assicurazioni contrarie degli “scienziati” delle industrie. Ogni volta la salvezza ha potuto venire dal “coraggio di dire ‘no’” alle cose nocive o sospette. Adesso, finalmente, sta muovendosi, ancora molto lentamente, un movimento popolare che si interroga sui possibili danni alla salute dovuti alle radiazioni elettromagnetiche. Danni difficili da rilevare: i tumori compaiono spesso mesi o anni dopo l’esposizione alla fonte di nocività; come si fa a dimostrare, con certezza, che l’aumento del numero dei tumori – un aumento che certamente esiste anche in Italia – è dovuto ai pesticidi o ai telefoni cellulari, o non piuttosto, al fumo o agli additivi alimentari o al numero eccessivo di radiografie ? Hanno perciò buon gioco coloro che vogliono moltiplicare le antenne televisive, quelle per i telefoni cellulari e gli elettrodotti ad alta tensione, nel sostenere che i loro armamentari sono innocui e che, comunque, gli eventuali danni sono irrisori rispetto ai grandi vantaggi che il “progresso” arreca (soprattutto ai loro affari).

In questo periodo in cui è così viva la polemica sulla “cura” del cancro, troppo poco si parla dell’unica vera cura che è la prevenzione, cioè la diminuzione dell’esposizione alle cause, note o sospette, di tumori. Qualche successo la contestazione ha avuto. Dopo anni di lotta contro i danni biologici degli elettrodotti, e contro la ferrea opposizione dell’ENEL, qualche anno fa è stato approvato un decreto che impone che le linee elettriche ad alta tensione si trovino almeno a molte decine di metri da abitazioni, scuole, ospedali. Adesso finalmente è in discussione, su iniziativa del Ministro dell’ambiente – il senatore verde Ronchi che fa bene sentire la sua presenza nel governo – una proposta di “legge quadro” sulla protezione dai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati dagli elettrodotti, dalle antenne televisive e dalle stazioni radiobase per telefonia mobile e sui posti di lavoro.

L’intensità dei campi elettromagnetici, e quindi gli effetti biologici nocivi, dipendono dalla potenza della radiazione emessa e dalla frequenza: le trasmissioni televisive avvengono con onde di frequenza fra 200 e 1000 milioni di cicli al secondo (200-1000 megahertz); la telefonia mobile utilizza radiazioni fra 900 e 1800 megahertz. Per ciascuna fonte la legge, che speriamo approvata presto, stabilisce la massima intensità di radiazione a cui ciascun cittadino può essere esposto: se c’è pericolo che tale soglia di esposizione sia superata, la linea o l’antenna devono essere spostate altrove. Il cammino della legge non sarà facile perché essa va a toccare potentissimi interessi economici, proprio in un momento in cui è in corso una lotta fra i giganti delle telecomunicazioni. Eppure la proposta di legge segue la strada giusta: porre dei limiti ai rischi per la salute, prevenire malattie che si possono evitare anche rivedendo e frenando mode consumistiche inutili e dannose.

La possibilità che le persone comunichino fra loro e si informino è strumento di libertà e democrazia, ma la moltiplicazione dei sistemi di comunicazione, siano televisivi o di telefonia mobile, al di là del necessario diventa spreco, costi collettivi e perdita di salute. Opportunamente un articolo della proposta di legge prevede azioni per l’informazione del pubblico sui pericoli delle radiazioni elettromagnetiche: tali pericoli potranno diminuire se i cittadini, a cominciare dalla scuola, sapranno a che cosa possono andare incontro e saranno così spinti a limitare, anche in questo campo, gli usi e i consumi non strettamente necessari.