SM 2031 — Recensione di “Una sintesi storica dell’industria mineraria” — 1997

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Industria Mineraria, [III], 18, (5/6), 36-37 (settembre-dicembre 1997) 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

I lettori di Industria Mineraria ricordano certamente la serie di articoli pubblicati, nel corso del 1971-1975, dall’ing. Silvano Santini, già direttore generale delle Miniere del Ministero dell’Industria, sulla storia delle attività minerarie e metallurgiche in Italia. L’Industria Mineraria ha una antica tradizione di attenzione per la storia dell’industria: si possono ricordare, nella II serie della rivista, gli studi di Federico Squarzina, pubblicati talvolta con lo pseudonimo di “Veridicus”, nei volumi I (1950), sulle miniere di rame; II (1951), e X (1959), sull’estrazione dello zolfo; VII (1956), sulle ricerche di petrolio in Italia, eccetera; il rapido scritto di Emilio Nasalli-Rocca nel vol. VIII (1957), sul petrolio.Gli studi di Squarzina sul petrolio furono poi raccolti in volume e pubblicati nel 1958 da Jandi-Sapi editore, Roma, col titolo: “Le ricerche di petrolio in Italia”. 

Ha fatto perciò molto bene la direzione della rivista a raccogliere le numerose “puntate” pubblicate dall’ing. Santini in un volume unitario di 84 pagine, intitolato: “Una sintesi storica dell’industria mineraria in Italia”, Roma, 1996. Sfortunatamente nel fascicolo non figura l’editore, ma i lettori interessati possono richiederlo all’Associazione Mineraria Italiana, Via Bertoloni 31, 00197 Roma.

La ricerca comincia con l’esaminare quando, all’inizio del Neolitico, alcune migliaia di anni fa, i nostri antichi predecessori, divenuti coltivatori-allevatori, hanno cercato di costruire nei nuovi villaggi dimore più durature estraendo le pietre dal suolo circostante, e poi hanno scoperto le proprietà della calce, e poi hanno cominciato ad adornarsi con qualche oggetto di lusso, fra cui l’ambra, “pietra” strana e misteriosa. 

Da questo momento comincia una reazione a catena, con la scoperta del potere del fuoco su certe “pietre” e, quindi, dei metalli e della metallurgia, con le prime attività protoindustriali dei Greci, degli Etruschi, dei Romani, con tecniche di estrazione, si pensi a quelle dello zolfo, che non hanno subito grandi innovazioni fino al XVIII secolo. 

L’ing. Santini, con la sua storia, che è anche un affascinante racconto dell’evoluzione dell’umanità  delle sue curiosità e scoperte, continua con la transizione dal Medioevo all’età moderna, documentata, per l’”arte mineraria”, dalle straordinarie opere di Georg Bauer (Agricola) e di Vannoccio Biringuccio, fortunatamente oggi disponibili anche in ristampe a basso prezzo. Per inciso nel 1994 cadevano i cinquecento anni dalla nascita di Georg Bauer, un evento fondamentale della storia della tecnica e dell’industria, purtroppo passato quasi completamente sotto silenzio. Agricola aveva, fra l’altro, messo in evidenza i rapporti, come diremmo oggi, fra attività minerarie e ambiente, rapporti che si faranno sempre più vistosi a mano a mano che vengono introdotte nuove tecniche e nuove fonti di energia nell’estrazione dei minerali e nella loro trasformazione, temi trattati dettagliatamente nel volume in esame. 

L’ing. Santini esamina, con attenzione e giusta passione, i disastri minerari e le condizioni di lavoro nelle miniere, ricordando il costo di vite e di dolore associato al nostro quotidiano possesso di merci sempre più raffinate, tratte dalle “viscere della Terra” con fatica e sangue altrui.  

L’ing. Santini espone anche la nascita delle prime teorie sulla formazione dei minerali e delle prime “scuole” dedicate alla preparazione di tecnici minerari. La parte più vasta e anche interessante riguarda la storia delle attività minerarie e metallurgiche nell’età contemporanea, dalla prima industrializzazione del 1800 fino alla prima guerra mondiale, fra le due guerre, e dopo la Liberazione fino al 1989. Si trovano riferimenti a persone, località, eventi che fanno parte della nostra storia  civile e che meriterebbero di essere meglio conosciuti. 

L’ing. Santini vede, nella fine del XX secolo, una “quarta” decadenza minerometallurgica italiana, proprio in un momento in cui in tutto il mondo aumenta il “contenuto materiale”,  fisico, dell’economia. Può dipendere dalla congiuntura internazionale, da leggi nazionali e europee inadeguate, ma io penso che la “decadenza” dipenda anche dalla scarsa cultura tecnica e merceologica dei cittadini e dei governanti. 

Con tutto il parlare che si fa di archeologia industriale, non si va in realtà molto al di là del recupero estetico-urbanistico di antichi edifici o manufatti; la storia dell’industria è  prevalentemente storia finanziaria, più che dei processi che forniscono le merci. E’ difficile sviluppare una cultura industriale se le imprese non impareranno a spiegare chiaramente che  cosa producono, quali materie impiegano, come le trasformano, che cosa sono le merci che  mandano sul mercato. 

Non si potrà costruire una cultura “ecologica” se le imprese, e anche i movimenti ambientalisti, non impareranno a spiegare la natura e i caratteri delle scorie che si formano nei processi produttivi. Nel caso delle attività minerometallurgiche tali scorie si formano nella fase di estrazione (si pensi al dibattuto problema delle miniere di amianto) e in quelle di  trasformazione (i fanghi della lavorazione della bauxite, dell’ilmenite, delle fosforiti, eccetera) e restano, spesso in grandissima quantità, sepolte e esposte agli agenti esterni, alla lisciviazione di sostanze tossiche, o finiscono nei fiumi o nel mare. 

Mi auguro che molti colleghi insegnanti, universitari e di scuole secondarie superiori, delle discipline merceologiche, naturalmente, ma anche geografiche, chimiche, naturalistiche, storiche, si procurino il  libro dell’ing. Santini e parlino ai loro allievi di una delle pagine più importanti della storia industriale contemporanea italiana.