SM 1798 — Sul colera del 94 — 1994

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il manifesto, 30 ottobre 1994

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

Quello che sorprende non è che, in questo autunno 1994, si sia manifestata in Italia una nuova epidemia di infezioni con casi di colera, ma che tali epidemie scoppino così di rado. La  raccomandazione di attenersi scrupolosamente alle norme igieniche è patetica se si pensa che è rivolta a vaste province dell’Italia meridionale che hanno poca acqua, in cui fognature o depuratori mancano o sono inefficienti, al punto che gli scarichi fognari arrivano nel mare davanti a grandi e popolose città come Bari, Mola, Monopoli, Molfetta, Taranto, eccetera. Intere province smaltiscono i rifiuti solidi all’aperto: fogne e rifiuti, nei lunghi mesi senza  piogge, diventano fertili terreni di coltura per microbi e virus. 

Questo sfacelo non deriva dalla malignità della sorte ma dal fatto che la classe dominante del Mezzogiorno ha dato priorità alla costruzione dei campi sportivi, al finanziamento delle squadre di calcio, alla costruzione di megastrade che non portano da nessuna parte, rispetto alle fognature, ai depuratori, alle discariche di rifiuti, al verde urbano. 

E’ la stessa classe dominante che ha  speculato nella costruzione di città sovraffollate, con  quartieri popolar-borghesi senza parcheggi e garage, perché ogni metro quadrato costa e vale milioni; che ha speculato nella costruzione dei quartieri dei poveri, con case malandate, con ancor meno verde, con fogne insufficienti e scadentissimi servizi, isolati nelle campagne, ghetti dei poveri con il loro concentrato di violenza, figlia e simmetrica alla violenza che la classe dominante ha esercitato sul territorio. Non c’e’ da meravigliarsi che la stessa classe dominante abbia da sempre tenuto sotto controllo, attraverso i propri  “signori delle acque”, enti  come l’Acquedotto Pugliese e i Consorzi di bonifica, fabbriche di appalti più che di acqua pulita e di acqua depurata. 

E non si venga a dire che il degrado igienico e urbanistico del Sud è colpa dei meridionali. Una moderna legge sui suoli, che ponesse un freno alla speculazione e consentisse una moderna pianificazione urbanistica, è stata ostacolata con grande fermezza anche dagli interessi edilizi e speculativi del Nord; all’assalto urbanistico del Sud, agli appalti per opere inutili, o incomplete o inefficaci, come i depuratori che non sono capaci  di filtrare nè virus nè vibrioni, hanno contribuito, con uguale diligenza, le classi dominanti sia del Nord sia del Sud. 

I soldi per le fabbriche inutili o per le discariche inquinanti sono andati in buona parte anche nelle tasche delle imprese del Nord e dei loro protettori politici, come mostrano i pochi squarci finora apertisi nel grande velo della corruzione. I soldi della solita “emergenza”,  stanziati per il colera in Puglia, sono destinati a finire nella voragine di altre speculazioni e altri appalti, forse con un cambiamento delle tessere, ma non dell’efficienza e della lungimiranza, dei “signori delle acque”. 

La soluzione a questo nuovo episodio di male-ambiente, va cercata nel censimento delle  fognature, in una inchiesta sui depuratori e sul loro funzionamento, in rigorosi divieti di pesca e di balneazione nelle acque contaminate, in una rete di monitoraggio della qualità delle acque interne e costiere. La soluzione va cercata nel rispetto della legge, finora violata, soprattutto nel Mezzogiorno, che prevede la  pianificazione degli interventi nell’ambito dei bacini idrografici, va cercata nella razionalizzazione e  pianificazione dell’intero ciclo dell’acqua, dai fiumi, agli invasi, ai rubinetti, alle fogne, ai depuratori, in Puglia come nell’intero Mezzogiorno.

Chi si piange addosso oggi per il colera, ricordi che esso, e le infinite altre infezioni e malattie endemiche che affliggono l’Italia anche se non guadagnano le prime pagine dei giornali, sono figli anche della sanatoria dell’abusivismo edilizio del 1985 e si moltiplicheranno “grazie” alla nuova sanatoria che questo governo, con le complicità congiunte del Nord finto efficientista e del Sud piagnone, ha regalato al nostro paese.

Case, quartieri e fabbriche sorti dovunque, al di fuori di qualsiasi piano e senza fogne, per forza portano gli escrementi, i rifiuti organici e il loro carico infettivo nei fiumi, nel sottosuolo e nel mare. La soluzione di questo e dei futuri “colera” va cercata, insomma, in una liquidazione della vecchia e della nuova classe dominante: ma c’è una sinistra capace di affrontare la sfida del ricambio, nel nome della salute umana ?