SM 1771 — Breve storia dell’ecologia — 1994

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La Gazzetta del Mezzogiorno, 11 e 21 agosto 1994

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Provate a chiacchierare con un vostro conoscente di ecologia:  quasi  certamente egli  vi  risponderà che poche persone sono più attente di  lui ai problemi della natura, all’inquinamento dell’aria (e magari  sta fumando), alla difesa della natura (anche se è un accanito cacciatore). E, soprattutto, molto probabilmente vi dirà che lui è sempre stato un ecologista, che lui lo era fin dal 1980 (per dire una data lontanissima). Altri potranno citare, a titolo di merito, l’iscrizione al WWF da tempi ancora più lontani.

Non si capisce allora come mai, con tutto l’amore per l’ecologia in circolazione, il pianeta Terra deve registrare crescenti inquinamenti dell’aria e del mare, frane, scomparsa di specie vegetali e animali, tanto che viene da chiedersi che cosa intende tanta gente quando nomina l’ecologia.

Il nome “ecologia”, come è stato molte volte detto, è stato “inventato”, nel 1866, dal biologo tedesco Ernst Haeckel (1834-1919), un fanatico seguace e divulgatore del pensiero evoluzionistico darwiniano (Darwin aveva pubblicato pochi anni prima, nel 1859, il suo celebre libro sull’origine delle specie, il risultato delle meditazioni fatte come naturalista nel suo viaggio di cinque anni intorno al mondo).

In una delle sue conferenze (che venivano poi raccolte in libri di grande successo, tradotti in numerose lingue)  Haeckel notò che gli studi sull’evoluzione mostravano che i vegetali e gli  animali si adattano all’ambiente circostante a seconda dei materiali che possono trarre per la propria vita.

Così i vegetali “si nutrono” dei composti inorganici presenti nell’aria e nel suolo e li rielaborano  nelle sostanze organiche delle foglie, delle radici e del tronco; gli animali si nutrono dei vegetali; le scorie della vita vegetale e animale — le piante alla fine del ciclo vegetativo, gli escrementi e i corpi degli animali — ritornano nel mondo circostante e sono  decomposti da esseri viventi specializzati nel trasformarne i vari componenti di nuovo in nutrimento per altri vegetali e animali.

C’è, insomma, un grande progetto planetario che ha come fine la propagazione della vita ed è  basato su scambi  di materia ed energia fra gli esseri viventi e l’ambiente circostante: Haeckel disse che questi scambi sono simili a quelli che avvengono nell’economia, quando gli esseri umani comprano e usano e scartano le merci. La “economia della natura” doveva perciò essere oggetto di una speciale disciplina, l’ecologia, appunto. Francamente credo che sia difficile parlare sensatamente di inquinamento, ambiente e ecologia, se non ci si immedesima in questa grande avventura culturale e scientifica, se non si ripercorrono le tappe dello sviluppo dell’ecologia.

Gli ecologi dell’Ottocento avevano già chiaro il concetto di “limite” delle risorse naturali: quando ci sono troppi animali in un pascolo, troppi alberi in un bosco, non c’è cibo per tutti e alcuni muoiono. Gli studiosi di ecologia hanno ben presto riconosciuto che la vita è bellissima, ma dolorosa. Alcuni animali, nel grande disegno della vita, sono destinati a diventare nutrimento di altri animali predatori e la morte delle prede è accompagnata da sofferenze. Vegetali e animali, predatori e prede, parassiti e ospiti, svolgono funzioni ben precise ed ubbidiscono a precise leggi che occorre conoscere se si vogliono limitare i danni dei parassiti ad alcune piante “economiche” senza avvelenare con pesticidi l’intera biosfera, leggi che spiegano che occorre limitare la pesca a la caccia se non si vuole che i mari o i boschi restino senza animali.

Una bella corsa attraverso centotrenta anni di ecologia è offerta dal libro dello studioso francese Jean-Paul Deleage, “Storia dell’ecologia. Una scienza dell’uomo e della natura” (Napoli, CUEN, 325 pagine). Un libro che si legge come un romanzo, pieno di attori e di colpi di scena.

Per esempio negli anni fra il 1925 e il 1940 si incontra una “età dell’oro” dell’ecologia, come l’ha definita lo studioso italiano Francesco Scudo in un libro pubblicato in inglese alcuni anni fa: un quindicennio affollato di personaggi che, pur in tempi turbinosi (fascismo e nazismo in Europa, rivoluzione  bolscevica in Russia), giravano per il mondo e si scambiavano notizie  e anche invettive, in una gara per strappare alla natura i segreti delle leggi della vita.

L’americano Lotka, un matematico che lavorava per una compagnia di assicurazioni, dotato di grande passione per la biologia, nel 1925 formulò  alcune equazioni matematiche che spiegano come varia il numero di prede (immaginate i conigli) e di predatori (immaginate le volpi) quando convivono nello stesso territorio.

Se aumenta il numero delle volpi queste mangiano più conigli il cui numero diminuisce; ma se diminuisce il numero dei conigli c’è meno cibo per le volpi, il cui numero comincia così a diminuire; se le volpi diminuiscono  torna, i conigli sono divorati di meno e il loro numero aumenta; a loro volta le volpi, se trovano più conigli da mangiare, aumentano di numero, e il  ciclo continua.

Quasi contemporaneamente il grande matematico italiano Vito Volterra (professore universitario, accademico dei Lincei, senatore del regno) fu incuriosito da una osservazione fatta dal genero, Umberto D’Ancona, un biologo marino: durante la prima guerra mondiale quando la pesca nell’Adriatico era sospesa, si osservò un aumento del numero dei pesci predatori e una diminuzione dei pesci di cui essi si nutrivano (le prede).

Ci doveva essere qualche rapporto fra il numero delle prede e dei predatori e Volterra raffinò la trattazione di Lotka e elaborò una teoria matematica della “lotta per la vita”. Altri dati sperimentali furono forniti da un giovano studioso sovietico,  Giorgio Gause, nei primi anni trenta, durante un suo soggiorno a Parigi e negli Stati Uniti.

Nel frattempo Volterra — uno degli undici professori universitari che non giurarono fedeltà al fascismo — fu privato della cattedra universitaria, espulso  dall’Accademia dei Lincei. Volterra continuò i suoi studi e tenne lezioni a Parigi, dove viveva anche il russo Kostitzin, rivoluzionario in gioventù, poi professore nell’URSS, poi emigrato in Francia, autore dialtri perfezionamenti della teoria della lotta per l’esistenza.

Nonostante l’odio fascista per Volterra, Einaudi pubblicò nel 1942 un bel libro: “La lotta per l’esistenza”, in cui D’Ancona espone il pensiero e le teorie del suocero antifascista ed ebreo, opera ormai rara, ma fondamentale per la comprensione dell’ecologia.

Deleage racconta bene la storia e le avventure, fra Europa e America, del gran giro cosmopolita di scienziati italiani, francesi, americani, russi, inglesi, delle loro scoperte e controversie che avrebbero influenzato lo sviluppo della scienza ecologia del dopoguerra.

Una anche breve esplorazione della storia dell’ecologia permette di capire le basi di tutti i fenomeni con cui ci dobbiamo confrontare oggi. Così l’inquinamento appare come la conseguenza della immissione delle scorie — della vita naturale e degli oggetti artificiali — in quantità eccessiva rispetto alla capacità ricettiva dell’aria e delle acque. E proprio la teoria di Volterra spiega che quando gli esseri viventi occupano uno spazio inquinato dai propri detriti il loro numero diminuisce, oppure essi si ammalano — proprio come accade a noi nell’aria inquinata delle città. Del resto gli scritti sui “limiti alla crescita”, di cui si è parlato in varie occasioni, erano proprio basati su una estensione delle leggi ecologiche della lotta per la vita.

L’ecologia — quella vera, non il chiacchiericcio da salotto che viene spacciato per ecologismo o ambientalismo — spiega le ragioni dell’impoverimento dei mari, della rarefazione delle specie viventi, della perdita di diversità biologica. E i mutamenti climatici di cui si discute oggi erano stati descritti oltre mezzo secolo fa dal russo Vernadski, altro membro del circolo internazionale di cui parlavo prima.

Una buona storia dell’ecologia è perciò  medicina utile per i futuri amministratori, nazionali o  locali, che dovranno fare i conti con problemi ambientali, ma è in grado di fornire anche a  molti giovani ecologisti efficaci stimoli per le loro battaglie.