SM 1704 — Viaggio attraverso le frodi alimentari — 1983

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“Il consumo disegnato, il disegno consumato”. Arte, pubblicità e illustrazione interpretano il consumo”, Coop. Roma, 1983, p. 13-17 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il 4 agosto 1855 il noto settimanale satirico inglese Punch pubblicò una vignetta che mostrava una bambina nel negozio del droghiere. “Signore — dice la bambina — la mamma la prega di darmi un etto di te della migliore qualità per uccidere i topi e mezzo etto di cioccolata per sterminare gli scarafaggi”. 

La barzelletta descriveva l’umore e l’indignazione degli inglesi nel pieno dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle frodi alimentari. Il dibattito durava da alcuni decenni: nel 1820 il chimico inglese Frederick Accum aveva scritto un libretto intitolato: “La morte nella pentola”, che aveva scatenato la protesta dell’opinione pubblica. Il pane, la farina, la carne, il vino, i liquori, il cioccolato, lo zucchero, il te, venduti in Inghilterra erano spesso sofisticati, addizionati con sostanze anche velenose. Sull’onda della denuncia, ma senza fretta, il governo aveva nominato nel 1834 una prima commissione d’inchiesta, ma i risultati erano stati insoddisfacenti: dietro le frodi c’erano troppi potenti interessi di importatori, produttori e commercianti. Il Parlamento nominò, nel 1855, un’altra commissione, quella prima citata; finalmente nel 1860 fu approvata la legge sulla genuinità degli alimenti e fu istituito il primo ufficio pubblico di controllo della qualità delle merci. 

Il lettore curioso troverà l’intera storia raccontata nell’ottavo capitolo del primo libro del “Capitale” di Carlo Marx, pubblicato, come è ben noto, nel 1867, cioè pochi anni dopo questi eventi. 

“L’incredibile adulterazione del pane, specialmente a Londra, venne rivelata — scrive Marx — per la prima volta dal Comitato della Camera bassa sull’adulterazione dei cibi (1855-56) e dallo scritto del dottor Hassall ‘Adulteration detected’. Conseguenza di queste rivelazioni fu la legge del 6 agosto 1860 ‘for preventing the adulteration of articles of food and drink’; legge inefficace, poiché naturalmente mostra la massima delicatezza verso ogni freetrader che intraprende ‘to turn an honest penny’ — di guadagnarsi qualche meritato soldo — attraverso la compravendita di merci sofisticate. Il Comitato stesso aveva formulato, in maniera più o meno ingenua, la convinzione che il libero commercio significa in sostanza commercio di materiali adulterati o, come dice spiritosamente l’inglese, ‘materiali sofisticati’. E infatti questa specie di ‘sofistica’ sa far nero del bianco e bianco del nero, meglio di Pitagora e degli Eleati”.

In Francia un servizio di igiene pubblica per il controllo degli alimenti fu istituito nel 1877 e come primo direttor fu nominato niente meno che Pasteur. 

La storia delle frodi, alimentari e non alimentari è piena di sorprese (1). Venivano sofisticati gli alimenti e i panni, soprattutto quelli destinati a forniture pubbliche, come il rifornimento degli eserciti. Anzi i periodi di guerra sono stati periodi d’oro per i frodatori, grazie anche alla scarsità di beni, per cui qualsiasi cosa può essere accettata da cittadini affamati o infreddoliti. 

E’ rimasto classico lo scandalo delle scatolette di carne avariata distribuite al corpo di spedizione americano durante la guerra di Cuba nel 1898, ma altre storie potrebbero certamente essere scoperte esplorando gli archivi delle forniture militari durante la prima e la seconda guerra mondiale. Gli anni dopo la Liberazione sono stati in Italia, il paradiso delle frodi;: le leggi in vigore erano ancora quelle protezionistiche e autarchiche fasciste, ma la tecnica produttiva era molto più raffinata per cui era facile e diffuso far passare il bianco per nero, merci vili per merci pregiate, meglio degli Eleati ! 

Qui vorrei soltanto ricordare che la diffusa situazione di illegalità portò ad una campagna di protesta a partire da alcuni articoli apparsi sul settimanale L’Espresso negli anni 1957-1958; tali articoli misero in luce la scandalosa rete di silenzi, acquiescenze, complicità che consentiva tali frodi, la scarsità del sistema di controllo. 

Nel gennaio e nel settembre 1957 alcuni articoli si erano occupati delle sofisticazioni nel vino, ma il grosso scandalo riguardò la produzione e il commercio dell’olio di oliva. In quegli anni qualcuno aveva scoperto che l’olio di semi di te è (con l’olio di mandorle e di nocciole, allora troppo costosi) l’unico olio vegetale che presenta caratteristiche uguali a quelle dell’olio di oliva. Fu così organizzato un “commercio triangolare”; in Cina veniva acquistato a basso prezzo olio di te che veniva trasportato in qualche porto dell’Africa settentrionale. Qui, manipolando e falsificando i manifesti di carico delle navi, veniva fatto figurare che le navi sbarcavano olio di te e caricavano olio di oliva; in realtà l’olio del carico non faceva neanche un passo e l’olio di te entrava in Italia come regolare olio di oliva importato dall’Africa. 

Un’altra “elegante” frode nel campo dell’olio di oliva derivava dal fatto che la tecnica dell’industria alimentare aveva messo a punto dei processi per ottenere sinteticamente degli oli vegetali. Come è ben noto gli oli si formano nelle piante e nei semi per graduale combinazione e sintesi biologica fra glicerina e acidi grassi, un processo che prende il nome di esterificazione. Si formano dei gliceridi, che sono i costituenti degli oli e dei grassi, sia animali, sia vegetali, e che sono sostanze neutre, né acide né alcaline.­ 

Anzi gli oli vegetali commerciali devono avere un bassissimo contenuto di “acidità“, cioè di acidi grassi liberi. Però gli oli e i grassi, se i semi o i frutti in cui sono contenuti non vengono raccolti al momento giusto di maturazione, o se restano nei magazzini, diventano acidi, cioè si scompongono di nuovo in acidi grassi e glicerina, i due ingredienti da cui si sono formati nella pianta. Normalmente gli oli acidi, di minore valore commerciale, vengono neutralizzati chimicamente, ma così si perdono gli acidi grassi e si recupera un minor peso di olio. Perché, pensarono alcuni, non ripetere nell’industria quanto la natura fa sulla pianta, ricombinando acidi grassi e glicerina per ottenere altro olio alimentare ? Ed ecco che qualcuno ha scoperto che si potevano “ricostruire” degli oli di oliva per sintesi — per esterificazione — non solo combinando con glicerina gli acidi grassi separati dagli oli di oliva acidi,  ma che si poteva ottenere un falso olio di oliva, indistinguibile dall’olio di oliva genuino, combinando la glicerina con certi acidi grassi, i “grassetti”, ricavati da grassi animali a basso costo, come l’olio di piedi di cavallo o di asino, che l’Italia importava per usi industriali e che avevano composizione simile a quella degli acidi grassi dell’olio di oliva. 

Il 22 giugno 1958 Gianni Corbi e Livio Zanetti raccontarono la poco edificante storia su L’Espresso in un articolo intitolato “L’asino nella bottiglia: romanzo giallo dell’olio di oliva”. Attraverso vari articoli successivi gli italiani scoprirono un volto sconosciuto del miracolo economico: si poteva ottenere burro impiegando olio di balena, pasta alimentare con farina di grano tenero e addensanti ottenuti dal sangue dei macelli, eccetera. 

Lo scandalo fu ripreso in articoli, congressi, conferenze, le denunce delle frodi si moltiplicarono e ne derivò un movimento popolare di contestazione che spinse il Parlamento a riscrivere di sana pianta tutte le leggi sugli alimenti, in forma più rigorosa e rispettosa dei diritti e della salute dei cittadini. Fu così cancellata, fra l’altro, la legge che aveva consentito, dal 1924 al 1957 — per tutto il periodo fascista, ma anche per dodici anni dopo la Liberazione — l’addizione agli alimenti di sostanze coloranti solubili nei grassi, denominate Sudan o, più patriotticamente, Somalia, che erano noti cancerogeni.­ 

Per anni, quindi, gli italiani hanno mangiato paste alimentari, bignè e dolci contenenti coloranti cancerogeni; quante vittime, sconosciute, ci sono state per questa leggerezza ? Quante altre sostanze dannose sono finite, per decenni, nel nostro piatto ? Quella delle frodi è una storia, purtroppo, infinita; negli anni recenti la fantasia dei fabbricanti di merci false non è stata a riposo; anzi le innovazioni tecniche sono servite a utilizzare materie impensabili per ottenere prodotti alimentari o indumenti di basso valore da far passare per merci pregiate. 

L’alcol presente nel vino e nelle bevande alcoliche e’ l’alcol etilico; esiste però un alcol meno costoso, l’alcol metilico, prodotto industrialmente, che è stato spesso usato fraudolentemente per aumentare la gradazione delle bevande alcoliche, con l’ulteriore inconveniente che l’alcol metilico è molto velenoso. La storia è piena di episodi di intossicazione anche di centinaia di persone a causa di bevande addizione per frode con alcol metilico o metanolo. In genere i governi cercano di combattere tali frodi applicando delle imposte sull’alcol metilico, in modo che il suo prezzo sia simile a quello dell’alcol etilico e non “valga la pena” aggiungerlo alle bevande. 

Qualche volta però le leggi cambiano e i frodatori stanno ben attenti; qualche anno fa, approfittando di una diminuzione dell’imposta sull’alcol metilico, questo alcol è stato addizionato in Italia a grandi quantità di vino e ha provocato anche alcuni morti. In altri casi le frodi sono più subdole; da anni si è scoperto che somministrando degli ormoni ai vitelli questi “crescono” più presto, cioè aumentano di peso consumando meno mangime. 

Poiché i bovini si vendono a peso, ecco trovato un sistema per aumentare i profitti degli allevatori, con l’inconveniente che nella carne così “gonfiata” restano dei residui di sostanze che possono avere effetti dannosi per la salute. La frode è stata ed è diffusa in tutta Europa e finora è stato difficile reprimerla; l’uso degli ormoni è vietato, ma siccome bastano pochi chilogrammi per un intero allevamento, c’è tutto un commercio clandestino, attraverso le frontiere, degli ormoni estrogeni.­ 

La diffusione degli scambi internazionali induce anche oggi i frodatori, come nel caso della frode con l’olio di te, ad andare a cercare materie sofisticanti in giro per il mondo. Di recente è stata data notizia che in Italia sono state importate a basso prezzo partite di olio di nocciole vendute come olio di oliva, molto più costoso. In tutta la storia delle false merci c’è un solo sottoprodotto positivo: la ricerca delle frodi commerciali ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della fisica e della chimica. Per svelare tali frodi sono stati messi a punto metodi analitici e tecniche di valutazione che hanno sono poi stati applicati anche in molti altri campi. 

La leggenda vuole che il grande fisico Archimede abbia scoperto le leggi del peso specifico dei corpi mentre cercava di svelare la frode compiuta dall’orefice che aveva fornito a Gerone di Siracusa una corona fatta mescolando all’oro metalli più vili, con un peso specifico inferiore a quello dell’oro. E la misura del peso specifico e’ stato alla base di molti altri metodi per la repressione delle frodi. Nel mondo islamico, intorno al 1000, esisteva un servizio pubblico di repressione delle frodi; uno speciale funzionario girava per i mercati accompagnato da un assistente che si portava dietro un vero e proprio laboratorio mobile, con i reagenti e gli apparecchi per controllare la genuinità degli alimenti e delle spezie.Gli Arabi avevano riconosciuto che vari prodotti avevano peso specifico differente e avevano messo a punto delle “bilance” — cioè dei veri e propri densimetri, simili a quelli che usiamo oggi nei laboratori merceologici — per differenziare le merci e per riconoscere le frodi. Lo studioso al-Chazini, vissuto nella metà del 1200, ci ha lasciato un trattatello in cui è descritta la “bilancia della sapienza”, una bilancia idrostatica con cui riusciva a misurare con grande precisione il peso specifico dei corpi, al punto da differenziare per questa via l’olio di oliva da quelli di semi. 

In tempi più recenti per svelare la presenza di tracce di pesticidi o ormoni negli alimenti, per riconoscere l’origine degli oli vegetali, per stabilire se la pasta alimentare è fatta con sfarinati di grano duro o grano tenero, per differenziare le varie fibre tessili, eccetera, si è fatto ricorso a tecniche analitiche sofisticate che forse sarebbero rimaste curiosità di laboratorio se non ci fossero stati dei problemi pratici a cui applicarle.­ 

Sul terreno della lotta alle frodi è in corso una vera gara fra i frodatori e i merceologi che si battono per la difesa e la salute dei consumatori; la ricerca di metodi di repressione delle frodi più raffinati è destinata ad acuirsi con l’unificazione merceologica dell’Europa e con l’estendersi degli scambi internazionali. 

Ironicamente proprio in questi tempi la Merceologia, la disciplina e la scienza che si occupa delle merci e della repressione delle frodi, sta scomparendo dall’insegnamento negli Istituti tecnici e nelle Università. Che ci sia un diabolico disegno per indebolire le difese dei consumatori-cittadini e dare più spazio ai frodatori ?­ 

(1)  Una ”breve storia” delle frodi è stata scritta da G. Nebbia e G. Menozzi Nebbia, “Le frodi delle merci”, in: S. Canepari, C. Maltoni e F. Saccani (a cura di), “Alimentazione e salute”, Monduizzi, Forlì 1966, p. 60-68. http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/sm-1262-g-nebbia-g-menozzi-nebbia-breve-storia-delle-frodi-1986/. Si può vedere anche: G. Nebbia, “La lunga storia dei cattivi consumi”, Consumi e Società, 2, (2), 40-45 (marzo-aprile 1988),