SM 1453 — La congestione urbana — 1989

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La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 novembre 1989 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Alcuni anni fa Roberto Vacca scrisse un libro intitolato: “La morte di Megalopoli” (Mondadori, 1974); il racconto parte dal principio che quando un “sistema”, cioè un insieme di legami e rapporti fra macchine e esseri umani, diventa troppo grande rischia di non funzionare più, o, come si suol dire, va incontro ad un “collasso”, proprio lo stesso rischio che corre un corpo umano sovraffaticato. 

Nel libro di Vacca si immagina che una grande città sia investita da una forte nevicata che rallenta il traffico; un qualunque impiegato, addetto al traffico aereo, non arriva in tempo al posto di lavoro, cosi’ come molti altri lavoratori restano intrappolati nel traffico congestionato. Per una serie di assenze dal lavoro un aereo, mal guidato nell’atterraggio, va a schiantarsi contro i trasformatori che forniscono l’elettricità all’aeroporto. Per la mancanza di vigili del fuoco, il guasto elettrico si estende alla città — e da qui in avanti lascio immaginare ai lettori le possibili catene di conseguenze catastrofiche. Il buio e il freddo nelle case, le persone che si precipitano nelle strade alla conquista del cibo, le liti fra automobilisti, chi cerca di scappare dalla città aggredisce i mezzi di trasporto, fino al collasso del sistema urbano, delle regole del vivere civile (che, come dice il nome “civile”, contraddistingue, o dovrebbe contraddistinguere, chi vive nella città, massima forma del consorzio umano), fino al ritorno alla legge della giungla, del più forte, a violenze e stragi. 

Ripensavo a questo racconto un giorno su un autobus di Bari, andando dalla Facoltà al centro, stretto fra una folla di persone, tutte come me scomodissime e inferocite contro tutti: contro il guidatore, contro le automobili, contro il prossimo che premeva da tutte le parti, troppo “prossimo”, davvero !, impedendo quasi di respirare, contro i “politici”. 

E poiché uso i mezzi pubblici di trasporto sia per dare un pur piccolo contributo al minore inquinamento e alla minore congestione, sia per capire meglio il funzionamento della città, vorrei raccomandare al sindaco, agli assessori e al presidente dell’azienda dei trasporti — di Bari come di qualsiasi altra città — di dedicare un’ora al giorno alla frequentazione degli autubus locali. 

I problemi del traffico sono vari e tutti legati fra loro: il primo, il più grave anche se si “sente” meno, è costituito dall’inquinamento atmosferico; il processo di combustione della benzina e del gasolio nei motori a scoppio delle automobili, dei camion e degli autobus produce numerose sostanze tutte nocive alla salute, con effetti lenti e di accumulo. 

La principale, come quantità, sostanza inquinante è rappresentata dall’ossido di carbonio; i motori da autoveicoli sono così “perfetti” perché possono in brevissimo tempo essere accelerati o rallentati; questa loro “virtù″ è pagata col fatto che i carburanti usati — benzine e gasolio — bruciano solo in maniera imperfetta e parziale. Gli idrocarburi che compongono tali carburanti invece di trasformarsi in anidride carbonica e acqua, sostanze praticamente innocue, si trasformano in parte in ossido di carbonio, un sottile veleno non avvertito all’olfatto e quindi ancora più pericoloso. La quantità di ossido di carbonio immessa nell’atmosfera dipende dal “regime” — fermate, accelerazioni, frenate — di funzionamento degli autoveicoli. La sua concentrazione nell’atmosfera, soprattutto nelle strade strette e al livello stradale, può raggiungere, nelle ore di punta, valori così elevati da provocare cefalee, da indurre alla sostituzione dopo due o tre ore dei vigili che regolano il traffico — supposto che questi vigili ci siano ! 

All’intossicazione dovuta all’ossido di carbonio — e alle altre sostanze che vedremo fra poco — sono esposti di più i bambini, la cui bocca è più vicina ai tubi di scappamento, gli anziani, che si muovono più lentamente nelle strade, chi lavora nei negozi al piano terreno e chi abita nei piani bassi, per esempio nelle strade del quartiere murattiano di Bari. Parlo di Bari, ma il discorso è trasferibile senza cambiamenti a qualsiasi altra città, anche a quelle medie e piccole. 

All’ossido di carbonio si aggiungono numerose altre sostanze nocive per la salute. Dai tubi di scappamento esce quella parte degli idrocarburi che non fa in tempo a bruciare e alcuni di questi, come il benzolo, presente (nel 1989) nelle benzine in concentrazione fino al 5 per cento e oltre, è velenoso e anche cancerogeno. Grandi quantità di idrocarburi finiscono nell’atmosfera anche durante le operazioni di rifornimento e di scarico nei distributori di benzina, diffusi in tutte le strade urbane e fonti di nocività per la popolazione, oltre che per gli addetti. 

Un’altra fonte di pericolo per la salute è rappresentata dai composti del piombo che si formano in seguito alla trasformazione del piombo tetraetile aggiunto alle benzine. Durante la combustione il piombo viene scaricato dal tubo di scappamento sotto forma di composti volatili. L’inquinamento atmosferico dovuto al piombo del traffico automobilistico è così elevato che, nelle città dove sono stati fatti studi sistematici, si è visto che la presenza del piombo nel sangue degli abitanti si avvicinava ai valori di pericolo per la salute. Si pensi che attualmente, nonostante alcune leggi che limitano il contenuto di piombo nelle benzine, il traffico automobilistico immette ancora nell’atmosfera in Italia sei miliardi di grammi di piombo all’anno ! (Il dato si riferisce al 1989, quando l’articolo è stato originariamente scritto; nei dieci anni successivi l’addizione del piombo tetraetile alle benzine è stata gradualmente vietata). 

Lo zolfo presente nel gasolio si trasforma in anidride solforosa che va ad aggiungersi all’anidride solforosa immessa nell’atmosfera dalla combustione del gasolio usato per il riscaldamento degli edifici; la qualità dell’aria è peggiore quindi d’inverno, con l’inquinamento dovuto ad un maggiore traffico e al riscaldamento e anche a causa della minore ventilazione. 

Altre sostanze nocive, dovute principalmente al traffico, sono gli ossidi di azoto. La trasmissione “Samarcanda” di RAI Tre nel novembre 1989, fa ha mostrato le fluttuazioni della concentrazione di queste sostanze misurate da una stazione mobile di rilevamento dei gas dell’atmosfera a Roma. Gli ossidi di azoto — si usa il plurale perché gli atomi di azoto e di ossigeno si uniscono fra loro in differenti rapporti — si formano dalla reazione, alle alte temperature del motore a scoppio, fra le molecole di ossigeno e di azoto presenti nell’aria. 

Infine esiste un gran numero di sostanze inquinanti, dovute al traffico e al riscaldamento invernale, che finiscono nell’aria sotto forma di polveri o, come viene talvolta detto con una brutta traduzione dall’inglese, di “particolato”. Si tratta di sostanze solide, del diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro, costituite in parte da carbonio, in parte dai composti del piombo, in parte da molecole solide di idrocarburi e loro derivati; fra questi gli idrocarburi aromatici policiclici, molti dei quali cancerogeni. Queste polveri sono almeno visibili; se osservate il tubo di scappamento di un autobus vedrete che ad ogni accelerata esce una nuvola di gas pulverulenti nerastri; le polveri si osservano sulle pareti dei “sottovia”, sono depositate sulle pareti delle case; si osservano nei garage all’altezza del tubo di scappamento. La produzione di polveri è maggiore nei motori diesel; è maggiore se i motori a benzina e specialmente diesel sono mal regolati, come spesso avviene; dipende dalla qualità merceologica del gasolio. Le polveri escono dai camini degli impianti di riscaldamento quando vengono avviati la mattina; i primi gas caldi spostano le polveri che si sono depositate durante la notte; anche qui l’inquinamento dipende dalla cattiva manutenzione. 

Io immagino che un lettore possa chiedersi se questo avvelenamento è lecito, se non esistono delle leggi che lo vietino. A dire la verità delle leggi ci sono, ma finora erano molto blande e soprattutto erano — e sono — sistematicamente violate. Per anni l’inquinamento dovuto al traffico degli autoveicoli diesel e a benzina è stato praticamente legalizzato, a differenza di altri paesi, dove pure sono potentissime l’industria automobilistica e petrolifera, ma dove le autorità stanno un po’ più attente alla salute dei cittadini. 

Qualche legge un po’ più severa contro l’inquinamento atmosferico è stata introdotta in Italia negli anni ottanta del Novecento, ma solo per le pressioni della Comunità Europea: ad esempio è stata imposta la diminuzione del contenuto in piombo della benzina e del contenuto di zolfo del gasolio da autotrazione o da riscaldamento. Sarebbe obbligatoria la revisione periodica dei motori. 

Putroppo è ben difficile che vengano colpiti o scoraggiati gli inquinatori perché l’inquinamento atmosferico praticamente non viene mai tenuto sotto controllo. Credo che solo a Milano venga misurato sistematicamente anche se solo in alcune strade — l’inquinamento per 24 ore al giorno e da Milano sono infatti partiti alcuni drastici provvedimenti di regolazione del traffico. A Roma non esiste ancora una rete di “monitoraggio”, cioè di controllo continuo della concentrazione degli inquinanti nell’atmosfera, come mostrava l’inchiesta di “Samarcanda” prima ricordata; figurarsi nelle altre città ! Ed è privo di senso fare alcune misure di gas inquinanti di tanto in tanto in alcune strade e rassicurare così i cittadini. Non si fa altro che aggiungere la beffa all’inganno. 

Chi usa i mezzi pubblici di trasporto non solo ha una immediata visione dell’inquinamento, ma si rende conto che tale inquinamento è aggravato dal disordine del traffico, dalla congestione e dal parcheggio in zone vietate. Le strade sono destinate al movimento e i marciapiedi — come dice il nome — a camminare a piedi. In realtà strade e marciapiedi sono usati come parcheggio di autoveicoli e quindi il movimento di chi vuole muoversi diventa lentissimo e l’inquinamento aumenta in proporzione alla lentezza, alle frenate e accelerazioni, delle centinaia di migliaia di autoveicoli. 

Anche qui ci sono delle leggi e dei divieti che vengono abitualmente violati, a Bari come nella maggior parte delle città, sotto gli occhi dei rari vigili che sembrano arrendersi alla situazione di vistosa diffusa illegalità, di violenza. E’ vero che ciascuna persona che viola la legge ha i suoi motivi per farlo; perché la sua casa è stata costruita senza parcheggio, perché non esistono parcheggi pubblici, perché non vuole spendere per i parcheggi a pagamento, perché deve scaricare o caricare delle merci, deve accompagnare qualche anziano, e così via. Anche il ritardo del controllore del traffico aereo, nel racconto della “Morte di Megalopoli”, di per se era una piccola cosa; ma la somma degli intralci in un sistema — in un ecosistema — urbano complesso e fragile finisce per colpire tutti. E, naturalmente, colpisce, con l’inquinamento, con la difficoltà di spostamento, i ceti più deboli, i bambini, gli anziani, i disabili, coloro che sono costretti ad usare i mezzi pubblici. 

Il rispetto della legge nelle città avrebbe l’effetto di rendere l’aria meno velenosa, di consentire ai mezzi pubblici di trasporto un movimento più veloce e meno scomodo per i cittadini, di indurre una crescente proporzione di cittadini a non usare i mezzi di trasporto privati, col che diventerebbero più convenienti e veloci i mezzi pubblici: una spirale che andrebbe verso condizioni di vita meno violente, più sane e “civili” e che farebbe risparmiare soldi e tempo a tutti. 

Gli abitanti delle città sono, giustamente, arrabbiati: il fatto che il 25 per cento dei cittadini di Roma non abbia votato (alle elezioni comunali del 29 ottobre 1989) è anche la conseguenza che tale collera si traduce in sfiducia verso la democrazia e la possibilità di cambiamento. La battaglia elettorale per il rinnovo dei consigli comunali nel prossimo aprile sarà centrata sul problema del traffico e sarà vinta da chi dimostrerà di saperlo e volerlo risolvere.