SM 1303 — La merceologia — 1986

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Giorgio Nebbia, “La merceologia”, in: A. Di Vittorio (a cura di), “Cento anni di studi nella Facoltà di Economia e Commercio di Bari (1886-1986)”, Bari, Cacucci Editore, 1987, p. 145-154

È un privilegio e una fortuna aver trascorso un terzo di secolo della vita della Facoltà come docente nella Facoltà stessa, sempre della stessa disciplina, la merceologia, della cui evolu­zione a Bari vorrei ora tracciare brevemente la storia.

La classe dirigente pugliese che decise, cento anni fa, di creare a Bari un centro di studi commerciali a livello universita­rio aveva ben presente l’importanza della conoscenza e dello studio delle merci. Il primo direttore della Scuola Superiore di Commercio, il grande economista Maffeo Pantaleoni, nella sua «relazione» inaugurale del 1888 (1) — un vero manifesto delle esigenze del­l’insegnamento superiore in materia economico-tecnica — affermava: «Una scuola superiore di commercio è un potente mezzo di istruzione, un focolare di scienza per gli adulti, per i commer­cianti che già sono nel pieno esercizio delle loro funzioni. Sono questi coloro i quali del Museo merceologico deb­bono approfittare; che al Gabinetto chimico devono fare appello, che alla Biblioteca devono fare ricorso; che al Professore di Merceologia e di Chimica devono chiedere le informazioni che loro mancano».

La merceologia, nello statuto dei corsi del 1888 (che erano limitati a tre anni) figurava fra le discipline tecniche e veniva insegnata in tutti e tre gli anni.Al primo anno c’era un insegnamento di Merceologia e Chimica e, al secondo e al terzo, un insegnamento più specifico.di Merceologia.

L’attenzione per la Merceologia è dimostrata dalle parole pronunciate dal prof. Vito Giustiniani, che successe al prof. Maffeo Pantaleoni nella direzione della Scuola Superiore di Commer­cio di Bari, nella relazione inaugurale dell’anno 1895-96 (2): «I nostri stabilimenti scientifici crescono di anno in anno di importanza; così la Biblioteca, così il Laboratorio chimico, così il Museo merceologico. Già dallo scorso anno vi dissi che il nostro laboratorio chi­mico è in grado di affrontare tutte le analisi, anche difficoltose: sarà ora aumentato il corredo dei suoi numerosi apparati. Vi dissi pure del progetto del Museo merceologico. Il Consiglio direttivo ha già mantenuto la sua promessa e fra breve gli eleganti armadi, artisticamente adattati in ampio locale, sa­ranno ripieni di merci e prodotti di ogni parte del mondo».

Il Museo merceologico con laboratorio chimico per l’analisi delle merci era previsto dallo statuto approvato con R.D. del 1886 e, attraverso un secolo, queste due componenti della Facoltà sono sopravvissute fino ad oggi. Il Museo merceologico di Bari è quindi il più antico museo del genere in Italia.

Il primo docente di ruolo di Merceologia fu il prof. Fran­cesco Canzoneri che coprì la cattedra dal 1890 al 1927. (Dal 1886 al 1889 l’insegnamento di Merceologia e chimica fu tenuto dal dott. Isidoro Sandalli, su cui peraltro non ho trovato altre notizie). In questo lungo periodo la nostra Facoltà subì varie trasformazioni.

Con il R.D. 26 novembre 1903 la Scuola Superiore di Com­mercio fu autorizzata a rilasciare vere e proprie lauree. Un nuovo regolamento fu approvato con il R.D. 23 gennaio 1908. Con la legge 20 marzo 1913 il nome originale di Regia Scuola Superiore di Commercio fu cambiato in quello di Regio Istituto superiore di studi commerciali e ancora, nel 1920, in quello di Regio Istituto superiore di scienze economiche e commerciali. Con l’anno accademico 1925-26 i corsi passarono da trien­nali a quadriennali.

A testimonianza del prestigio goduto dalla merceologia e dal prof. Canzoneri si può ricordare che a lui furono affidate le prolusioni degli anni accademici 1910-11 («I recenti progressi della chimica applicata») e del 1918-19 («Le industrie chimiche italiane nel dopoguerra»). Al prof. Canzoneri si deve pure la monografia: «I prodotti e le industrie in Provincia di Bari», contenuta nell’opera «La Terra di Bari», in due volumi, pubblicata nel 1900 e presentata dalla Provincia di Bari alla Esposizione universale di Parigi nello stesso anno 1900.

Al prof. Canzoneri successe, come professore di Merceo­logia dal 1928 al 1931, il prof. Giuseppe Testoni che ebbe come giovane assistente il dottor Walter Ciusa, il quale avrebbe poi coperto, dopo un periodo trascorso all’Università di Bologna, la cattedra di Merceologia di nuovo a Bari. Al prof. Testoni fu affidata la prolusione all’anno acca­demico 1928-1929 ed egli scelse come argomento: «Le merci sintetiche» (3), un tema molto nuovo in quel tempo, a riprova della attualità e modernità del corso di merceologia del nuovo docente.

Dal 1931 al 1948 (con un breve intervallo di alcuni mesi del 1931 in cui la Merceologia e la Chimica merceologica furono insegnate dai dottori Antonio Laudati e Luigi Musaio) l’insegna­mento di Merceologia fu tenuto dal prof. Rosario Biazzo, che è stato anche per vari anni preside della Facoltà.

In questo periodo vi sono stati altri numerosi cambiamenti nei corsi universitari di economia. Nel 1935 l’Istituto Superiore (4) diventava, con la legge del 3 giugno di quell’anno, come i simili Istituti di tutta Italia, Facoltà di Economia e Commercio, aggregata all’Università di Bari che era stata fondata fin dal 1925. Nel corso di questa trasformazione e con il nuovo statuto, sfortunatamente, diminuiva lo spazio per la Merceologia che veniva ridotta ad un solo anno di corso. A Bari tuttavia rimasero attivi e importanti il Laboratorio chimico e il Museo merceologico che ebbero nuova dignitosa si­stemazione quando, nel 1936, la neonata Facoltà Universitaria si trasferì dalla sua originaria sede, nel palazzo della Camera di Commercio, alla nuova sede sul Lungomare della Vittoria (5). Nell’attico e nella torre vennero sistemati l’Istituto di Mer­ceologia, il Museo merceologico e il Laboratorio chimico.

Quest’ultimo era così ben attrezzato che le truppe inglesi, dopo la Liberazione di Bari, nel settembre 1943, utilizzarono le sue strutture come Laboratorio chimico e merceologico per le forze armate dell’Italia meridionale.

Al prof. Biazzo successe, dal 1948 al 1953, il prof. Walter Ciusa del quale, a mia volta, sono stato assistente a Bologna e poi successore nella cattedra di Bari, un notevole esempio di con­tinuità accademica. A Bari il prof. Ciusa ebbe come assistente il prof. Giuseppe Adamo che poi ebbe la cattedra di Merceologia (la nostra fu la prima sdoppiata in Italia), dal 1965 alla sua morte prematura, nel 1967..

Proprio nei suoi anni baresi il prof. Ciusa elaborò quella svolta nell’insegnamento e nella ricerca merceologica che sarebbe poi stata seguita in tutte le Università italiane. Dopo la guerra, la rivoluzione tecnico-scientifica fece sen­tire i suoi effetti su tutte le discipline, ma in particolare sulla nostra che si occupa della produzione e della natura delle merci, cose molto mutevoli nel tempo e sensibili proprio alle inno­vazioni. Appariva così superata l’impostazione tradizionale, basata sulla semplice descrizione dei caratteri delle merci, e assumeva interesse lo studio dell’intero processo con cui le risorse naturali sono trasformate in merci, in prodotti commerciali.

In molti scritti ed opere, in gran parte datati proprio dal suo periodo barese, il prof. Ciusa introdusse il concetto di ana­lisi del ciclo produttivo, che sarebbe poi diventato oggetto di studio di una disciplina autonoma. La Merceologia veniva così ad occuparsi della «storia naturale» delle merci, del ciclo di trasformazione che parte, ap­punto, dalle risorse della natura, passa attraverso i processi di produzione e di «consumo» e si chiude, con le sue scorie, di nuovo nell’ambiente naturale.

In queste opere del prof. Ciusa sì trovano trattati alcuni problemi che sarebbero poi diventati centrali non solo per la mer­ceologia, ma per la stessa cultura tecnica ed economica: i con­cetti di utilizzazione dei sottoprodotti per evitare l’inquinamento, i problemi delle fonti di energia, l’analisi del ruolo della inno­vazione tecnica. Sto parlando di scritti di oltre 35 anni fa, meritevoli ancora di essere letti anche per l’attenzione alla evoluzione storica dei processi tecnici e delle merci (6). I filoni di studio e ricerca seminati dal prof. Ciusa a Bari sono stati seguiti qui da noi anche dopo il suo trasferimento all’Università di Bologna, nel  1953.

Non venivano, naturalmente, trascurati gli studi più tradi­zionali di merceologia. Negli anni fra il 1955 e il 1960 furono scoperte in tutto il paese numerosissime frodi alimentari e i merceologi baresi furono in prima fila non solo nel mettere a punto nuovi metodi analitici (in qualche caso ricorrendo a tecniche e apparecchiature di avanguardia e sofisticate) per svelare alcune di tali frodi (so­prattutto nel campo di prodotti importanti per il Mezzogiorno e per la Puglia, come le paste alimentari, l’olio di oliva, eccetera), ma anche nell’azione di informazione dell’opinione pubblica sui danni delle frodi alimentari e nelle iniziative per ottenere leggi più moderne e rigorose. Le attuali leggi sugli alimenti risalgono proprio agli studi e alle lotte della fine degli anni cinquanta.

Nel 1962 si tenne a Bari il primo congresso nazionale di Merceologia col titolo, provocatorio e anticipatore: «Progresso tecnico e miglioramento di qualità». Alle centinaia di partecipanti, alcuni dei quali stranieri, fu chiesto di rispondere alla domanda se le innovazioni tecniche sono sempre portatrici di vantaggi per la salute e per l’uomo o se non nascondano trappole e quali. L’argomento sarebbe stato ripreso negli anni successivi con l’introduzione di un’analisi dei rapporti fra tecnica, merci e so­cietà, con una ricerca di una «tecnologia sociale», di una tecnica al servizio dell’uomo.

Negli anni dal 1953 al 1965 sono stati condotti a Bari vari studi sulla utilizzazione dell’energia solare e sulla trasformazione dell’acqua di mare in acqua potabile: fu introdotto il concetto di «fabbricazione» della merce-acqua. Tali studi furono i primi in Italia e ancora citati in molte pubblicazioni, anche straniere.

Allora occuparsi di energia solare nell’ambito della merceo­logia poteva sembrare una cosa stravagante. Eppure la Facoltà capì l’importanza di questi studi e inserì nello statuto, nell’ambito dell’Istituto di Merceologia, uno speciale «Laboratorio per lo studio delle fonti di energia», un’altra anticipazione di orienta­menti che sarebbero stati seguiti, solo molti anni dopo, in altre Facoltà economiche.

In questo filone di interessi vivaci e nuovi fu istituita nel 1965 la prima cattedra italiana di «Tecnologia dei cicli produt­tivi», riconosciuta come disciplina autonoma dalla merceologia, con propri metodi di indagine, dedicata alla misura quantitativa dei flussi di materiali e di energia nei cicli natura-merci-ambiente. In questo clima l’ambiente degli studi merceologici di Bari fu tra i primi a riconoscere nei problemi della «ecologia» i rap­porti con l’analisi già in corso sulle risorse naturali, sulle materie prime economiche, sui processi produttivi e di consumo, sulla generazione di rifiuti e sulla contaminazione ambientale.

Non era per fare ironia che uno degli scritti pubblicati a Bari nel 1971 sosteneva che lo studio della natura chimica, «merceologica», dei rifiuti era essenziale per il loro riciclaggio e per il corretto smaltimento e che un capitolo della merceolo­gia avrebbe dovuto trattare di… «rifiutologia» !

Nel 1970 l’Istituto di Merceologia organizzò un congresso sul tema: «La chimica e l’ambiente», il primo di una serie molto numerosa di convegni sui temi ambientali di quegli anni. Proprio nel nostro Istituto di Bari nacquero concetti, poi largamente accolti anche nel linguaggio comune, come il «costo energetico» delle merci (inteso come la misura della quantità di energia richiesta per la produzione di una unità di peso di una merce o per una unità di un servizio), il «costo ambientale» delle merci (inteso come la quantità di agenti inquinanti gene­rati nella produzione e nell’uso delle merci e dei servizi), come la «composizione merceologica» dei rifiuti (7).

E ancora una volta la Facoltà di Bari si rese conto che nean­che in questo caso si trattava di bizzarrie e istituì, nel 1971, un corso di “Ecologia” — primo e unico in una Facoltà di studi economici — progettato proprio per le necessità degli studenti di economia.

Nel quadro di questo allargamento di interessi va vista la creazione nel 1982, del Dipartimento di scienze geografiche e merceologiche — un vero dipartimento di risorse naturali — in cui si incontrano e lavorano insieme studiosi che si occupano dei problemi del territorio anche come sede di attività economiche, delle risorse naturali, anche come fonti di materie prime per attività economiche, delle interazioni fra le attività umane ed economiche e l’ambiente. Anche questo dipartimento è unico del suo genere in Italia e la sua istituzione è praticamente coincisa con il trasferimento della Facoltà nell’attuale nuova sede di Via Camillo Rosalba.

In tutti questi anni le nostre forze sono aumentate. La prof.ssa Elsa Pizzoli copre la seconda cattedra di Mer­ceologia dal 1967, dapprima come incaricata e, dal 1975, come professore ordinario. Ormai nell’ambito del Dipartimento il «cammino» cul­turale delle discipline merceologiche si svolge attraverso quattro cattedre di Merceologia, coperte dai colleghi Elsa Pizzoli, Luigi Notarnicola, Valeria Spada Di Nauta e da me; una cattedra di Tecnologia dei cicli produttivi, coperta per molti anni dalla prof.ssa Ottilia De Marco prima come incaricata e ora come professore ordinario; una cattedra di Ecologia, unica, come ho ricordato, in una Facoltà di  studi economici.

È un piacere costatare che tutti ì colleghi che ho citato .— come anche il prof. Benito Leoci che è stato per molti anni as­sistente e incaricato nel nostro Istituto e che ora copre la catte­dra di Merceologia a Salerno — sono stati assistenti nell’Istituto di Merceologia prima di salire la cattedra universitaria, anche loro partecipi della continuità scientifica che ho ricordato prima. La sezione merceologica conta inoltre sui ricercatori dottori Gigliola Carnaggio Sancineti e Giuseppe Nicoletti.

Il laboratorio chimico è finalmente riattivato nella nuova sede, anche con la collaborazione del tecnico chimico sig. Lorenzo Colucci; speriamo di poter riaprire presto anche il Museo mer­ceologico, più che mai attuale in questo momento di rapidi mutamenti produttivi. La signora Rosalia Perri da tanti anni ci aiuta nel nostro lavoro. Negli ultimi anni si sono aggiunte le signore Chiara Mangini e Domenica D’Auria.

Prima di concludere vorrei fare due brevi parentesi.

Nell’ambito degli studi merceologici è stata insegnata per molti anni, dal 1961 al 1969, una disciplina unica al mondo. Quando fui chiamato come professore di ruolo a Bari sco­prii che nello statuto del corso di laurea in Lingue, aggregato alla Facoltà di Economia e Commercio, era inserito un insegna­mento di «Storia del commercio con l’Oriente». Il titolo del corso ricalcava quello di un celebre trattato, scritto alla fine del 1800 dallo storico tedesco Guglielmo Heyd, il quale dedicava un terzo del libro alle merci oggetto di scambio fra Oriente ed Occidente nel Medioevo. Il corso non era mai stato attivato e chiesi di svolgerlo per incarico. Avevo pochi studenti, ma l’argomento era stimolante e, con la collega De Marco — che tenne il corso per un paio d’anni dopo di me — siamo stati spinti a studiare e scrivere sulla storia delle merci, delle falsificazioni e frodi e dei metodi per svelarle, un capitolo della storia della merceologia ancora in gran parte inesplorato. Abbastanza curiosamente, quando la Facoltà di Lingue è diventata autonoma, staccandosi dalla nostra Facoltà di Econo­mia, l’insegnamento è stato soppresso addirittura dallo statuto. Il mondo è pieno di sorprese.

Un altro episodio poco noto riguarda il restauro di alcune migliaia di libri dopo l’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. L’alluvione, come molti ricorderanno, invase, fra l’altro, i locali e i depositi della Biblioteca Nazionale coprendo di acqua e di fango un patrimonio di libri unico al mondo. Moltissimi italiani e stranieri si sono mobilitati per lavare e restaurare i libri allu­vionati. Ce ne facemmo mandare un camion anche a Bari: i libri furono lavati uno per uno, asciugati e restituiti a Firenze. Il lavoro fu lungo, paziente e faticoso, ma fortunatamente avemmo la col­laborazione anche di numerosi studenti. I fogli andavano lavati e asciugati uno per uno per cui i corridoi, i laboratori e l’aula dell’Istituto di Merceologia furono pieni — qualcuno si portò una parte del lavoro anche a casa — per mesi di libri che tornarono utilizzabili dopo il drammatico bagno nell’acqua del­l’Arno, frammista ad acqua di fogna e a nafta. Qualcuno ricorda ancora, a vent’anni di distanza, la puzza e il freddo — bisognava tenere le finestre aperte per accelerare l’es­siccazione dei fogli e per far andare via il cattivo odore della carta fradicia — di quell’inverno. Comunque un pezzettino della cultura italiana si è salvato anche per merito nostro.

Nei giorni di gioia, come questo del centenario della Fa­coltà, non si può fare a meno di voltarsi a guardare indietro per ricordare le tante persone che si sono succedute nelle aule e nei laboratori dell’Istituto di Merceologia. Dei docenti non ho conosciuto, come è ovvio, il vecchio prof. Canzoneri, ma ho conosciuto il prof. Testoni, quando ero assistente a Bologna, e il prof. Biazzo, qui a Bari, quando venni da incaricato nel 1953.

Molte altre persone con cui ho lavorato sono vive e vegete, anche se ormai in pensione, il che fa pensare che il lavoro mer­ceologico abbia benefici effetti sulla salute. È ben attivo scientificamente il mio maestro, il prof. Ciusa; sono vivi e vegeti i signori Cosimo Teodoro e Emilia Teodoro, per tanti anni bidelli dell’Istituto, a cui, come spesso capita, migliaia di studenti hanno confessato pene e timori.

Non ci sono purtroppo più il compianto collega prof. Giu­seppe Adamo, che ho già ricordato e che scomparve prematu­ramente nel 1967. È scomparso da molti anni il sig. Francesco Di Taranto, che fu tecnico dell’Istituto con i professori Testoni, Biazzo, Ciusa e con me, che restò a lavorare con gli inglesi nel­l’Istituto per non abbandonarlo a mani estranee, quando i mili­tari lo occuparono durante la guerra, e con cui ho fatto tante analisi e tante ricerche, sempre pronto a brontolare e a sgridare, ma anche ad insegnare, con infinita pazienza, i tanti segreti della sua lunga esperienza di laboratorio.

Abbiamo abbandonato, dopo mezzo secolo, il palazzo del lungomare (ma da anni l’ingresso era in Largo Fraccacreta), la prima sede della Facoltà. Vi confesso che ogni tanto torno a guardare con nostalgia, dalla strada, le terrazze del vecchio Isti­tuto in cui feci i primi esperimenti sull’energia solare, nel 1953.

Ma, su, non c’è posto per le malinconie. Ci aspetta un altro secolo di successi, anche per la Mer­ceologia; poco conta se nel dibattito sul futuro degli studi eco­nomici alcuni ritengono opportuno abolire questa materia dai piani di studio. L’importanza dello studio delle merci, della loro circolazione e trasformazione, il loro peso nei rapporti internazionali, ci fa sperare che quanto è stato seminato, anche a Bari, nel campo della Merceologia continuerà a dare frutti.

 

(1)  M. Pantaleoni, Relazione sui servizi della R. Scuola Superiore di Com­mercio dì Bari, presentata dal Direttore al Presidente del Consiglio direttivo, Bari, 1888.

(2) Resoconto sull’andamento della Regia Scuola Superiore di Commercio in Bari per l’anno 1895-1896, letto dal Direttore prof. Vito Giustiniani, Bari, 1896

(3)  Quando ho tenuto la prima lezione come professore di ruolo a Bari, nel febbraio 1959, ho scelto, in omaggio a questo mio predecessore, lo stesso argomento. Naturalmente, le merci sintetiche del 1959 erano alquanto diverse da quelle del 1929 !

(4)  Nel 1929 era passato dalla dipendenza della Camera di Commercio di Bari alla dipendenza del Ministero dell’educazione nazionale.

(5)  Si veda il raro volume a cura del prof. U. Toschi, II R. Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali di Bari, 1885-1933, Tipografia Cressati, Bari, 1937, 60 pp., che sarebbe opportuno ristampare.

(6)  Fondamentale, ma ormai rarissimo, il libro di W. Ciusa, Aspetti tecnici ed economici dei cicli produttivi, Zuffi, Bologna, 1954. Meriterebbe una ristampa.

(7)  Il termine, nato proprio a Bari, è ora così diffuso che è entrato anche nella normativa dell’applicazione della legge 915/1982 sullo smaltimento dei rifiuti !