NC 2003-10 — Omega

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Nuovo Consumo, xx, (130), ottobre 2003

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 L’alimentazione è l’argomento prevalente dei talk-show televisivi, quelle tediose riunioni di giornalisti, esperti e “pubblico” che parlano di tutto e danno consigli su tutto. Gli esperti parlano di chimica, medicina, salute, ambiente, tutti argomenti che si suppone tengano incollati al televisore il maggior numero possibile di ascoltatori della onnipresente pubblicità: essendo il messaggio pubblicitario l’unica cosa che interessa far arrivare all’ascoltatore. Quanta parte delle informazioni è veramente utile e quanta altra è pubblicità mascherata da informazioni “scientifiche” ? per non ingrassare o per evitare infarti o per diventare più belli, mangiate proteine piuttosto che carboidrati, o carboidrati piuttosto che grassi, o lipidi piuttosto che carne, o pesce piuttosto che frutta, o frutta piuttosto che zuccheri, eccetera. Una rubrica come questa, che si propone di far parlare le merci mute o di far stare zitte le merci che confondono le idee, vorrebbe aiutare i lettori a esercitare un po’ di spirito critico e a chiedersi: sarà vero ? 

Uno dei consigli dietetici di moda riguarda gli acidi “omega”. Tutto comincia alcuni decenni fa quando qualcuno, sulla base di ipotetici indagini “statistiche”, ha messo in circolazione la storia che gli esquimesi della Groenlandia hanno una bassa percentuale di infarti perché mangiano pesci nella cui carne si trovano “elevate” quantità di acidi grassi insaturi. L’indagine è stata fatta su una comunità poco numerosa, praticamente isolata, poco significativa statisticamente. Senza chiedersi se gli esquimesi hanno meno infarti perché non vivono nelle città inquinate dalle automobili, perché non fanno squallide colazioni in piedi in fretta e furia nella pausa mensa, perché non devono percorrere quaranta chilometri per andare al lavoro e altrettanti per tornare a casa. 

Si chiamano insaturi gli acidi grassi con uno o più atomi di carbonio legati fra loro con doppi legami. L’acido oleico, il principale componente dei trigliceridi dell’olio di oliva ha 18 atomi di carbonio e un doppio legame; l’acido linoleico, pure presente nell’olio di oliva e in molti altri oli vegetali, ha 18 atomi di carbonio e due doppi legami e per questo è stato etichettato come “omega sei”; l’acido linolenico ha 18 atomi di carbonio e tre doppi legami e per questo è stato etichettato come “omega tre”. 

Negli oli di alcuni pesci sono contenute maggiori quantità di acido linoleico e linolenico e anche piccole quantità di acidi grassi contenenti anche quattro o cinque doppi legami (omega tre, anche loro) e si è diffusa la moda di attribuire doti miracolose a preparati contenenti piccole quantità, milligrammi, di questi ultimi acidi grassi derivati dai pesci. E’ vero che l’organismo umano non sintetizza l’acido linoleico e l’acido linolenico che, per questo, sono chiamati essenziali e devono essere apportati con la dieta; è vero che mangiare pesce fa bene, come mangiare carne o latte o uova. Ma non lasciatevi incantare da chi, per vendere pillole miracolose, promette eterna salute e giovinezza. Se proprio volete, comprate gli oli che hanno una maggiore quantità di acido linoleico e di acido linolenico; se vi piace mangiate pesce, ma ricordate che la cosa più nociva alla salute è la paura: che la mia dieta sia povera di questo o di quest’altro, che devo mangiare questo piuttosto che quest’altro, che devo integrare la mia dieta con questa pillola o con quest’altra. Cercate di vivere sereni e ricordate che molti venditori hanno successo generando paura per spingere le persone ad acquistare i loro rimedi.