NC 209 — Enciclica, consumi, cooperazione — 2015

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Nuovo Consumo, 24, (251), novembre 2015

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 Si parla di noi. La parola “consumo” ricorre 67 volte nell’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco il quale ricorda che il 20 percento della popolazione mondiale (e noi ci siamo dentro) consuma risorse in misura tale da rubare (avete capito bene) alle nazioni povere e alle nuove generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere, e invita a cambiare profondamente i modelli di produzione e di consumo.

L’enciclica parte dai principi dell’ecologia per cui, in un pianeta grande ma di dimensioni limitate, la produzione e il consumo di oggetti, utili e superflui, avviene soltanto sottraendo risorse naturali (acqua, prodotti agricoli e forestali, minerali, fonti di energia) dal pianeta, bene comune, con l’inevitabile formazione di scorie e rifiuti che sporcano e rendono meno utilizzabili l’aria, le acque, rendono meno fertile il suolo. I consumi e gli sprechi di una minoranza dei terrestri rende più poveri gli abitanti dei paesi da cui vengono tratte, a basso prezzo, le materie prime e usano violenza nei confronti del “prossimo del futuro”, coloro che dovranno fare i conti con rifiuti a lunga vita, come la plastica e sostanze tossiche, e con inquinamenti persistenti.

Una di tali violenze è rappresentata dalla continua e crescente immissione nell’atmosfera di gas provenienti dai nostri consumi e sprechi di energia e di merci, con conseguente crescente irreversibile riscaldamento del pianeta e relativi mutamenti climatici che renderanno sempre meno abitabile il pianeta; le generazioni future avranno quindi campi meno fertili e meno cibo e meno acqua pulita. E ancora: la produzione di abbondante ed “economica” elettricità nucleare e la continua corsa agli armamenti nucleari (queste merci oscene) sta determinando un crescente accumulo di scorie, radioattive per secoli e millenni, una velenosa eredità che lasciamo a chi verrà dopo di noi.

E non si creda che siano i maggiori consumi a far crescere l’occupazione perché una vera crescita dell’occupazione si può avere soltanto col lavoro impegnato in migliori servizi pubblici, di educazione, di difesa della salute e degli anziani, di edilizia per le classi povere, di difesa del suolo contro l’erosione. A maggior ragione occorre lavoro e una tecnologia che, nel rispetto della natura, assicuri servizi igienici, acqua pulita, salute, istruzione, abitazioni decenti a quell’altro 80 per cento dei nostri fratelli che abitano nei paesi poveri.

E il Papa cita l’organizzazione cooperativa, si proprio come quella di noi soci coop, come soluzione per assicurare al prossimo e specialmente alle classi povere dei paesi ricchi e agli abitanti dei paesi poveri, i beni essenziali al loro vero sviluppo.