NC 007 — zucchero — 1995

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Nuovo Consumo, 5, (48), settembre 1995

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

“Ne vuoi ancora un cucchiaino ?” “No, lo preferisco senza”. Migliaia di volte al minuto, nel mondo, vengono ripetute frasi come queste che, naturalmente, si riferiscono alla sostanza bianca e cristallina usata per addolcire il caffè o per preparare marmellate e molti altri alimenti. In genere però non si pensa che il nome esatto dello “zucchero” è “saccarosio”, uno dei moltissimi membri della famiglia di prodotti chimici denominati “zuccheri”, al  plurale, i quali occupano un ampio capitolo della chimica organica.

Lo “zucchero” — continueremo a chiamarlo così, per semplicità, come si fa nella vita domestica, nell’industria e anche in molte leggi — viene ottenuto da due piante, la canna da zucchero nei climi tropicali e la barbabietola da zucchero nei climi temperati.

Ogni anno nel mondo vengono fabbricati (2008) circa 155 milioni di tonnellate di zucchero, per circa tre quarti dalla canna, nel Sud del mondo, e per un quarto dalla barbabietola, nel  Nord del mondo. Gli Stati Uniti e la Russia sono gli unici paesi in cui nella parte  settentrionale si produce zucchero dalla barbabietola e nella parte meridionale zucchero dalla canna. La produzione italiana di zucchero è di meno di un milione di tonnellate all’anno, tutto di barbabietola, in continuo declino perché l’Unione Europea scoraggia la coltivazione della barbabietola nei paesi membri.

Per estrarne lo zucchero, la radici della barbabietole vengono lavate per togliere la terra, poi tagliuzzate in “fettucce” lunghe una decina di centimetri e larghe circa un centimetro. Le fettucce sono poi immesse in un impianto di estrazione, un lungo tubo leggermente inclinato; dal basso entra acqua calda che scioglie progressivamente lo zucchero presente nelle cellule delle fettucce. Nel caso della canna lo zucchero viene estratto con acqua dalle canne frantumate.

Si ottiene così una soluzione zuccherina calda, detta “sugo leggero”, contenente, oltre a circa il 15-18 per cento di saccarosio, molte altre sostanze solubili in acqua come sali, amminoacidi, zuccheri diversi dal saccarosio. Dopo vari altri trattamenti di purificazione e concentrazione si ottiene alla fine lo zucchero commerciale che ha una purezza superiore al 99,9 %, una delle più elevate che si riscontrano nei prodotti chimici industriali.

Per ogni 100 kilogrammi di zucchero cristallino, circa 30 kilogrammi vanno a finire in un liquido denso — il melasso — impiegato per lo più per produrre alcol etilico per fermentazione. Il rum, per esempio, è una bevanda alcolica ottenuta proprio per fermentazione dal melasso di canna.

Nel mondo si produce troppo zucchero, rispetto al consumo, e già molti pensano al suo uso come materia prima per prodotti chimici industriali: detergenti, pellicole, carburanti per autoveicoli, materie plastiche, meno inquinanti e più biodegradabili.

Dopo la carbochimica e la petrolchimica avremo probabilmente una “saccarochimica”, importante soprattutto per i paesi in via di sviluppo.