NC 34 — Il carbone di legna — 1998

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Nuovo Consumo, 8, 1998

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 La parola “carbonella” non dice, probabilmente, niente ai piu’ giovani lettori e, in quelli meno giovani, evoca forse un buio antro polveroso e nero in cui un omino vendeva dei pezzi di legnetti abbruciacchiati. Quel po’ di carbone di legna che ancora si commercia al minuto viene usato per lo piu’ nei pic-nic all’aperto. Eppure il carbone di legna ha una sua storia importante perche’ e’ stato il combustibile con cui,per secoli, e’ stato possibile trasformare i minerali di ferro in ferro, anzi in ferro di alta qualita’. Solo 200 anni fa la siderurgia ha cominciato ad usare il  carbone fossile, che pure era noto ed estratto da tempo, e solo 150 anni fa è nata la siderurgia industriale moderna.

Per alimentare la metallurgia del passato sono stati tagliate intere foreste, con effetti ecologici devastanti: il legno veniva accatastato in mucchi, coperti di terra — le carbonaie — in cui veniva innescato un fuoco che lentamente decomponeva il legno, liberando fumi acri. L’operazione, nota da tempi antichissimi, imitava quello che la natura aveva fatto in milioni di anni nel sottosuolo.

Il carbone, nelle sue diverse forme di antracite, litantrace, lignite, torba, è infatti il risultato di una lenta decomposizione, iniziata trecento milioni di anni fa, nel periodo che si chiama, appunto “carbonifero”. Enormi masse vegetali sono state sepolte e ricoperte di terre e rocce e acque in seguito ai grandi movimenti della superficie terrestre; il materiale organico, in assenza di aria, e’ stato decomposto dal calore e dai microrganismi fino a trasformarsi in masse ricche di carbonio.

Nelle carbonaie il legno, costituito da una miscela complessa di lignine e di cellulose (e’ d’obbligo il plurale perche’ i materiali lignocellulosici sono molto diversi da pianta a pianta) viene scaldato in assenza di aria (in presenza di aria, altrimenti brucerebbe). In questo modo ”se ne vanno”, se cosi’ si puo’ dire, gran parte dell’acqua, una parte dell’idrogeno e dell’ossigeno e resta una massa di carbonio quasi puro con piccole quantita’ di idrogeno e di sostanze inorganiche, le ceneri. Il carbone di legna, tale e quale, ha un potere calorifico inferiore (la misura del vero calore che si libera nella sua combustione) di circa 30 megajoule per kg (tre quarti di quello del gasolio).

Oggi il carbone di legna non si usa praticamente piu’ in metallurgia, ma viene ancora prodotto, su piccola scala per usi di cucina, ma soprattutto per l’industria chimica che ne sfrutta le proprieta’ di assorbire i gas. Una piccola quantita’ di carbone di legna (poche migliaia di tonnellate all’anno) viene ancora prodotta in Italia. Le “Statistiche del commercio estero” per il 1994 indicano (alla voce 4402) una importazione di 35.000 tonnellate di carbone di legna, per lo piu’ da Argentina e Indonesia, per un valore di 17 miliardi di lire.

Capisco che si tratta di merce povera: eppure, da una parte spendiamo qualche decina di miliardi di lire all’anno per importarla da diecimila chilometri di distanza, dall’altra abbiamo lasciato morire le carbonaie artigianali che pure assicuravano occupazione e tenevano in vita una tradizione di alta civiltà.

Hanno fatto bene, percio’, le amministrazioni di due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso-Monti della Laga, a incoraggiare la ripresa della produzione, su scala sia pure limitata, del carbone vegetale presentato come il “Calore dei due parchi”. La cooperativa “Cime Azzurre” (Arquata del Tronto, tel. 0736/809600) ne ha organizzato la distribuzione in sacchetti “firmati” da tre chili, dimostrando che “il parco” è anche occasione di lavoro e di attività economiche.

Il carbone di legna dei due parchi è prodotto con grande attenzione ed “amore” da carbonai che cercano di “salvare” l’antichissima arte insegnandola a giovani abitanti della zona: sono “beni culturali” anche queste antiche manifatture. Il carbone di legna risulta molto puro e adatto per cuocere alimenti e sarebbe bello se la Coop, ai suoi alimenti prodotti “con amore”, aggiungesse anche questo “calore dei due Parchi” che ”contiene”, insieme, storia, natura e lavoro.

 

 

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