NC 190 — Energia idrica — 2013

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Nuovo Consumo, 22, (232), p. 17 (dicembre 2013) 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nel dibattito sui piani energetici per l’Italia del futuro hanno un posto di crescente importanza le fonti rinnovabili, sia perché il loro uso fa risparmiare petrolio, gas e carbone, cioè i combustibili fossili dalla cui combustione si liberano i gas responsabili dei mutamenti climatici, sia perché, grazie a incentivi statali, stimolano la produzione e l’installazione di nuovi macchinari che traggono energia elettrica dal Sole e dal vento. Tutte le fonti energetiche rinnovabili sono “figlie” del Sole: il calore e la radiazione elettromagnetica sono fornite direttamente dal Sole; il vento si forma perché il Sole scalda diversamente le varie parti dei continenti e dei mari; il moto ondoso, generato dal vento, può essere utilizzato come fonte di elettricità; l’energia è ricavabile da prodotti e sottoprodotti agricoli (le biomasse) prodotte per fotosintesi dal Sole; energia è “contenuta” nel moto delle acque che cadono nelle valli dopo essere evaporate col calore solare e condensate nell’atmosfera. 

Anzi l’energia idroelettrica (il “carbone bianco”) ha avuto un ruolo importante nella nascita dell’Italia industriale già alla fine dell’Ottocento, quando sui piccoli corsi d’acqua delle Alpi e degli Appennini piccole imprese e cooperative hanno installato le prime turbine, prima che i grandi monopoli elettrici costruissero le grandi dighe e centrali. Ma ancora prima, il moto delle acque era sfruttata per far girare ruote, anche ingegnose, che azionavano mulini, segherie, magli, fucine. I mulini galleggianti erano frequenti sui grandi fiumi e utilizzavano l’energia delle acque fluenti. 

Erano tecnologie relativamente rudimentali, ma non trascurabili. Nell’ambito degli incentivi alle fonti rinnovabili, una frazione è riservata al mini- e micro-idroelettrico, piccoli impianti che producono elettricità col moto delle acque correnti senza bisogno di dighe o di interventi sui fiumi. Per ora poche centinaia di migliaia di chilowattora all’anno, rispetto ai circa 300 miliardi di chilowattora di elettricità prodotti oggi in Italia. Ma molta altra energia è ”nascosta” nel moto delle acque di fiumi e torrenti e potrebbe essere recuperata per esempio abbinando vecchie ruote ad acqua a motori elettrici. 

Un esempio è a San Bartolomeo, alla periferia di Brescia, dove un maglio azionato da una ruota ad acqua, abbinata ad un motore elettrico, è stato restaurato dal Museo dell’Industria e del Lavoro www.Musilbrescia.it. Una di queste ruote ad acqua può avere una potenza di una diecina di chilowatt e una produzione di qualche diecina di migliaia di chilowattore all’anno. Non è poco se si pensa che dieci metri quadrati di pannelli fotovoltaici solari producono in un anno poco più di 1000 chilowattore. Dovunque c’era un mulino o una ruota ad acqua c’è la possibilità di produrre elettricità per una famiglia o una piccola officina. 

Si tratta di cercare le migliaia di località che, in tutta Italia, si chiamano ancora “molino” o “mulino”, in ricordo di motori ad acqua in genere scomparsi da tempo, e si tratta di installare in tali posti dei nuovi piccoli generatori di elettricità, la cui costruzione potrebbe incentivare piccole imprese locali. Meno inquinamento, più lavoro e anche recupero di ricordi di storia del territorio.