nc 217 — le merci della casa — 2016

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Nuovo consumo, 25, (259), p. 16, settembre 2016

Giorgio nebbia nebbia@quipo.it

Un lettore potrebbe osservare che la casa non è argomento di cui parlare in questa rubrica. Eppure anche la casa è una merce, non solo perché si compra o si vende, ma anche perché ogni casa è fatta di un gran numero di materiali commerciali: cemento e calce e sabbia e acciaio per le armature, poi piastrelle e vetro, alluminio e plastica per le finestre, e poi gli oggetti del gabinetto, e della cucina, gli specchi, i termosifoni, eccetera.

Ma non basta; la casa è una macchina che funziona soltanto con altri oggetti: gli armadi, gli scaffali, i letti, i materassi, i tavoli e le seggiole.

Poi ci sono le merci nascoste: i fili elettrici incorporati nei muri e i tubi dell’acqua e degli impianti di riscaldamento. Ciascuno può riconoscere gli oggetti della propria macchina-casa che gli permettono di muoversi e di utilizzarne i “servizi.

Ma quando ho scritto che la casa è una macchina ho dato una definizione incompleta perché la casa è anche un organismo vivente perché “si nutre” di materiali che entrano dall’esterno e che vengono trasformati, metabolizzati, e trasformati in scorie e rifiuti, i quali vengono espulsi, in un tempo brevissimo o nel corso di qualche giorno o settimana.

Per esempio, ciascuno di noi apre un rubinetto da cui “entra in casa” acqua (in media in Italia circa 500.000 kilogrammi all’anno per famiglia); tale acqua, dopo un breve uso, nel lavandino, nel gabinetto, nella lavatrice, “esce” dalla casa, ma non scompare: con il suo carico di sostanze da noi aggiunte (detersivi, escrementi, residui di cibo) finisce nelle fogne, forse in qualche depuratore, e poi in qualche fiume e, prima o poi, nel mare, da qualche parte.

Poi nelle case entrano merci “a vita breve”: i giornali, il pane, la verdura, gli alimenti in scatola (circa 3.000 kilogrammi all’anno per famiglia), tutte “cose” che, dopo poco, diventano rifiuti gassosi (i prodotti della respirazione umana), o liquidi, trasportati lontano dall’acqua dei gabinetti, o rifiuti solidi, di cui ci liberiamo mettendoli in un sacchetto fuori dalla porta, ogni mattina. Anche loro andranno a finire in qualche discarica o inceneritore o chi sa dove.

Inoltre la casa è attraversata da un continuo flusso di elettricità e di calore, e poi da merci “a vita lunga”: elettrodomestici, libri, mobili, indumenti. Apparentemente immobilizzati nelle case, gradualmente questi oggetti vengono sostituiti e diventano rifiuti di non facile smaltimento: pensate alla difficoltà di liberarsi dei televisori, i calcolatori elettronici, le lampade e i lampadari, eccetera. Naturalmente molte case del mondo non hanno tutto questo, ma il loro carattere di macchina e di organismo resta anche per chi non vive, come noi, nella società dei consumi.