NC 211 — Giada insanguinata — 2016

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Nuovo Consumo, 25, (251), p. 19 (gennaio-febbraio 2016)

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Abbiamo tante cose serie a cui pensare: che cosa può importare se, nel gennaio 2015, 150 miserabili birmani sono stati travolti da una montagna di detriti mentre stavano martellando dei frammenti rocciosi per trarne qualche pezzetto di giada da vendere per pochi soldi ? La giada, ricercato e costoso prodotto di commercio e di esportazione, è estratta da giacimenti che si trovano nel Myanmar settentrionale con l’impiego di mano d’opera sfruttata, mal pagata e senza diritti, “giada insanguinata”, come i rubini dello stesso Myanmar, i diamanti africani, l’oro brasiliano, sfoggiati senza pensieri dagli utenti del “lusso”.

La pietra preziosa viene estratta scavando lo strato superficiale del giacimento fino ad arrivare allo strato contenente il minerale; i pezzi di giada di maggiori dimensioni vengono esportati; i residui dell’estrazione, contenenti i frammenti più piccoli, vengono scaricati sul fianco delle colline e qui una folla di disperati, accampati in miserabili tende, ogni giorno si arrampica per recuperarli. Una di queste discariche è franata; il governo ha pagato pochi soldi alle famiglie dei morti, a titolo di risarcimento, e la cosa è passata nel dimenticatoio, eppure le morti sul lavoro, anche se si tratta di persone che razzolavano fra rifiuti minerari, riguardano (dovrebbero riguardare) tutti noi.

Col nome di giada si intendono due principali minerali, la nefrite e la giadeite, silicati di vari metalli fra cui il ferro, che si presentano sotto forma di ciottoli di colore da verde intenso a giallo. Queste pietre sono usate da lontanissimi tempi per farne gioielli e anche ornamenti di statue e edifici; la nefrite è estratta da varie miniere dell’Asia centrale e di altri paesi; il principale produttore di giadeite è la repubblica del Myanmar, l’antica Birmania, nell’Asia sud orientale.

I giacimenti di giadeite si trovano nella travagliata provincia di Kachin, al confine con la Cina che ha forti interessi nell’estrazione, importazione e commercio della giada. La zona del Kachin è afflitta da guerre tribali e da movimenti di liberazione dal governo centrale del Myanmar; in queste condizioni una estesa corruzione favorisce il contrabbando di giadeite verso la Cina dove esiste una fiorente industria che tratta ogni anno circa 20 mila tonnellate di giadeite e la trasforma in oggetti richiesti dai paesi occidentali. Le condizioni di lavoro nell’estrazione delle giadeite sono durissime tanto che, per protesta, gli Stati Uniti hanno decretato il boycottaggio della pregiata pietra di origine birmana e ne hanno vietato l’importazione, anche se l’industria del lusso bada poco a questi dettagli.