NC 210 — Incendi e olio di palma — 2015

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Nuovo Consumo, 24, (252), p. 19 (dicembre 2015)

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 Anche questo ottobre 2015 vaste zone dell’Indonesia sono devastate da incendi, al punto che il presidente di questo grande paese ha dovuto correre via dagli Stati Uniti, dove era in visita ufficiale, per stare vicino al suo popolo. La distruzione di una parte di queste foreste tropicali ha gravi conseguenze sulle modificazioni climatiche per vari motivi: i “gas serra” liberati nell’atmosfera dalla combustione del legno contribuiscono al riscaldamento planetario; le terre torbose rimaste esposte all’aria liberano altri gas serra e, infine, viene a mancare l’effetto che le foreste tropicali hanno nell’assorbire una parte degli stessi gas serra attraverso la fotosintesi. Gli incendi sono in parte occasionali, ma in parte sono conseguenze del diboscamento intenzionale praticato per ricavarne legname pregiato da esportare e per mettere a coltura piantagioni di palma i cui frutti forniscono un olio pregiato, altra voce importante dell’esportazione indonesiana.

Rispetto ad una produzione mondiale attuale (2014) di circa 190 milioni di tonnellate di oli e grassi, la produzione di olio di palma ammonta a 60 milioni di tonnellate all’anno ottenute principalmente dall’Indonesia e dalla Malaysia.eLa coltivazione della palma è molto redditizia perché consente di ottenere 3 tonnellate di olio per ettaro, 5 volte di più della quantità ottenibile dalla coltivazione del girasole e sette volte di più di quella della coltivazione della soia.

L’olio di palma è molto richiesto nel mondo e viene importato soprattutto in Europa, nel Nord America, in India e Cina dove viene usato come grasso alimentare e nei cosmetici e in parte viene trasformato in esteri degli acidi grassi, il biodiesel, surrogato “ecologico” del carburante derivato dal petrolio. Siamo di fronte a una delle contraddizioni dell’ecologia e della mereologia; l’olio di palma, avidamente ricercato nei paesi consumatori, viene ottenuto con effetti negativi sull’ambiente (incendi ed erosione del suolo) nei paesi di origine e, in senso più vasto, con il peggioramento del clima per tutti i paesi della Terra. Inoltre la richiesta internazionale di olio di palma ha fatto aumentare il prezzo di questo grasso che viene usato per l’alimentazione da parte delle popolazioni indigene. Di fronte a queste considerazioni varie organizzazioni commerciali si offrono di “certificare” che certe partite di olio di palma sono ottenute in modo “ecologicamente sostenibile”, in piantagioni coltivate con limitato uso di pesticidi e concimi, nel rispetto della biodiversità e dei diritti delle popolazioni locali e dei lavoratori. Purtroppo l’aumento delle esportazioni, delle produzioni e dei consumi di molte merci, e quindi degli affari, comporta scambi i cui inevitabili effetti negativi sull’ambiente costano, a molti paesi, molto più di quello che essi ricavano dai loro commerci. La natura non da niente gratis.